Quei fenomeni di Hunziker e Bongiorno

DonneViola:

Da leggere. Per comprendere quanto possono fare male certe posizioni.
E attendiamo ancora la rettifica di Che Tempo che Fa.

Originally posted on il ricciocorno schiattoso:

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Il dibattito sulla proposta di legge Hunziker-Bongiorno impazza nel web.

Tanto che, per mezzo di facebook, la showgirl rilascia un comunicato stampa, firmato Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker, nel quale dichiara:

In passato, quando ancora nessuno parlava di stalking, abbiamo sostenuto la necessità di inserire nel nostro codice la persecuzione come reato. Molti ci hanno criticato, ma appena il parlamento ha approvato la legge è stato evidente che con questo strumento si riesce a prevenire la violenza e a punire le persecuzioni.
Oggi chiediamo che sia introdotta una legge sull’“alienazione parentale”.

A paragonare l’alienazione genitoriale al reato di stalking ci aveva già provato in un articolo il Pofessor Marco Casonato, affermando:

Stalking, mobbing e PAS potrebbero essere considerati delle sindromi? Probabilmente si.

Già allora avevo spiegato che si definisce reato quel comportamento umano volontario, che si concretizza in un’azione o omissione tesa a ledere un bene tutelato giuridicamente e…

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#LaPasNonEsiste

Quello che è successo domenica scorsa a Che tempo che fa è molto imbarazzante.

La Hunziker che avvalla una teoria che mette in pericolo moltissimi bambini è a dir poco disarmante.

Che tempo che fa deve rettificare, anzi se vuole fare una buona cosa deve invitare Luisa Betti a spiegare perché la Pas è stata creata ad arte.

Condividiamo il post di Alberta Ferrari, convinte che anche voi farete altrettanto.

Gentili esponenti di “Doppia Difesa”, iniziativa nata a favore di donne e bambini maltrattati, da giorni mi domando con quale coerenza Michelle Hunzinker, ospite da Fazio su Raitre a “Che tempo che fa”, abbia sponsorizzato la legge d’iniziativa popolare dell’avv. Giulia Bongiorno che propone il carcere per chi “aliena” i bambini dal partner.

Il reato si basa infatti sulla presunta “sindrome da alienazione parentale” o PAS, che è stata dichiarata inesistente dal Ministero della Sanità, non ha alcun riconoscimento scientifico né è inserita nelle due maggiori classificazioni internazionali dei Disturbi Mentali (il DSM e l’ICD) e non è considerata dall’APA (American Psychological Association).

In realtà, come spiega bene Luisa Betti, la PAS (bandita negli USA) è stata ideata dall’equivoco psichiatra americano Richard Gardner a tutela del genitore abusante: l’effetto infatti, semplificando le dinamiche, è che il genitore vittima di violenza/abuso (solitamente donna) non può appellarsi alle Istituzioni per tutelare i figli, a loro volta vittime di violenza subita o assistita, perché viene privilegiato il diritto del minore alla genitorialità (senza distinguo alcuno in caso di individui pericolosi/dannosi per la salute mentale e/o fisica) per cui il tentativo di proteggere la prole viene considerata comportamento “alienante” verso l’altro genitore che con la legge Bongiorno può arrivare non solo a perdere l’affidamento del minore ma anche l’arresto.

Ovviamente non si sta qui negando che nelle separazioni, soprattutto non consensuali, ci possano essere comportamenti inappropriati da parte di uno o entrambi i genitori, volti a denigrare l’altro genitore; tuttavia solo il 6% dei minori reagisce a questi comportamenti con il rifiuto di una figura genitoriale e pare che questo avvenga soprattutto in base ad altre motivazioni, imputabili al comportamento del genitore denigrato.

Donne di “Doppia Difesa”, voi sapete chi ha difeso Federico Barakat, bambino di 8 anni affidato alle assistenti sociali e obbligato a incontri con il padre nonostante le denunce della madre Antonella Penati e la documentata pericolosità dell’uomo? sapreste indicarmi chi ha fermato o avrebbe dovuto fermare il padre quando ha aggredito il bambino durante un colloquio protetto (SIC), colpendolo con un’arma da fuoco e finendolo a coltellate all’interno della ASL di San Donato Milanese? Ci ha messo quasi un’ora Federico a morire, lui che temeva il padre e aveva implorato di non incontrarlo. Lui che come la madre sapeva e lucidamente temeva il peggio, mentre la macchina impersonale e miope di certa “assistenza” gli imponeva l’incontro con l’esecutore di un assassinio tante volte minacciato. Chi ha fermato la mano che ha strappato la vita a quel ragazzino?

Non certo voi di “Doppia Difesa”, che anzi vi impegnate con questa legge a creare l’ulteriore minaccia del carcere per madri che come Antonella cercano di difendere il figlio da una minaccia reale, non di “alienarlo”. Non certo uno Stato che ha dichiarato innocente chi doveva tutelare Federico, anche se ha allontanato il minore dalla tutela materna per lasciarlo in balia di un assassino che ha agito indisturbato.

Dopo la trasmissione, la rete si è mobilitata (Luisa BettiRicciocornoMaria Serenella PignottiNadia Somma) e  ha promosso una mailbombing contro gli autori di Che Tempo fa, il conduttore Fabio Fazio e Doppia difesa. Il prototipo proposto è la lettera di Lorenzo Gasparrini che potete copiare e inviare a:

 raitre.chetempochefa at rai.it

 chefuoritempochefa at rai.it

 info at doppiadifesa.it

 segreteria at doppiadifesa.it :

Spett. “Che tempo che fa” e “Doppia difesa”,

quanto successo domenica 10 maggio scorsa, e raccontato nei particolari da questo articolo di Luisa Betti  http://bettirossa.com/2015/05/13/hunzink… ) è davvero imbarazzante e vergognoso.

Vedere avallato da una trasmissione televisiva popolare (nella quale la responsabilità di conduttore e autori, anche se palesemente ignoranti del tema in oggetto, non è scusabile in nessun modo) una tale mostruosità non fa che convincermi sempre di più che una battaglia civile sui temi dei femminismi, degli studi di genere, della parità di genere, contro le ignoranze e le ipocrisie di un paese arretrato come pochi al mondo su questi temi è sempre più necessaria – com’è necessario protestare in occasioni come questa.

La complicità, anche se involontaria, con una informazione scorretta non è più scusabile in nessun modo. Le informazioni ci sono, le competenze pure: chi si occupa di programmi televisivi di massa dovrebbe avere – non per legge, ma per propria etica professionale – molti più scrupoli prima di offrire microfono e telecamere a chi rappresenta, sul tema, solo una fazione i cui argomenti sono sconfessati addirittura dalla Cassazione (come si può leggere nell’articolo linkato sopra). Se vi serve sapere come una fazione arrivi ad avere dalla sua parte una proposta di legge e un programma televisivo, non mancano certo le conoscenze per spiegarlo. Basta avere, ripeto, lo scrupolo professionale di interrogarle. E’ paradossale che in un periodo nel quale qualunque chiacchierone pretende su media – ed è accontentato! – un “contraddittorio”, proprio su un argomento così complesso e doloroso si sia lasciata mano libera a una sola delle parti.

Non credo nella malafede – essa va provata, non la si denuncia a vuoto. Credo più nell’ignoranza e nella superficialità, che ne sono certamente i prodromi, ma che non sono reati. Sono solo l’ennesima dimostrazione che nella comunicazione pubblica la competenza e la conoscenza dei fatti su cui basare gli argomenti non sono richieste. La gravità di quanto accaduto sta qui: quello che è andato in onda non è stato presentato come un mero spettacolo propagandistico – ciò che nei fatti è stato – ma come informazione. E non lo è stata.

Milioni di persone che hanno assistito alla trasmissione – prive di competenza tra l’altro neanche particolarmente specifica – hanno assimilato concetti, spiegazioni e costruzioni sociali del tutto discutibili nel merito. Trovo tutto ciò gravissimo, tenendo conto che si parlava anche di vite di minori.

Ciò che vorrete fare in proposito – anche se non farete assolutamente niente – testimonierà della vostra buona fede e della vostra etica professionale.

«Quello che infatti succede in Italia, e che forse non tutti sanno incluso Fabio Fazio, è che sempre più spesso donne che denunciano violenza domestica e hanno i figli che non vogliono vedere il padre proprio perché vittime di violenza assistita o subita, si ritrovano accusate di alienare questi minori grazie alla Pas che serve a dimostrare che la violenza non c’è e che è in realtà si tratta di una falsa accusa in quanto è la madre che mette contro la prole nei riguardi del padre, e questo senza neanche ascoltare le ragioni del minore: una situazione che questa legge aggraverebbe mandando queste donne anche in prigione.»

Lettrici e lettori, vi invito a riflettere e se condividete ad aderire all’iniziativa.


 

La cellulite del Messaggero #ciaveterottoleovaie

Ma la redazione del Messaggero non ha nulla di meglio di cui occuparsi?

Cellulite

Siamo arcistufe di articoli di questo tipo che inondano l’web.

E “guarda le rughe di questa”, e “guarda la cellulite di quest’altra”.

Ma perché noi donne dobbiamo sempre subire questo scandisk del nostro corpo.

Maria Sharapova ha la cellulite? Ma chissènefrega!

Noi donne siamo stufe di essere giudicate per il nostro aspetto fisico, per le nostre scelte individuali.

Noi donne non dobbiamo passare nessun esame.

Il Messaggero chieda, per l’ennesima volta, scusa.

E cambi il taglio degli articoli.

Perché detto proprio fuori dai denti, articoli o meglio scoop di questo genere ci stanno veramente frantumando le ovaie.


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