Gentile Ministre, nessun silenzio sui femminicidi!

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Gentili Ministre
MariaElena Boschi
Stefania Giannini
Beatrice Lorenzin
Marianna Madia
Roberta Pinotti


Vi scriviamo per comprendere un silenzio, il vostro, che ci appare ingiustificabile.
Ieri è stato commesso l’ennesimo femminicidio,che ha avuto l’onore delle prime pagine: da anni oramai i femminicidi si susseguono raccontati in cronaca, mentre cronaca non sono.
Rappresentano un dramma culturale, sociale, educativo, legislativo.
La dimostrazione tangibile e dolorosa che il cambiamento epocale che sta coinvolgendo le donne e la società tutta, fatica a farsi accettare. Dopo millenni di patriarcato la resistenza alla piena autonomia delle donne è visibile; ma ci sono strumenti per educare al cambiamento, per far comprendere un’emancipazione dovuta; anche la violenza può essere evitata o almeno contenuta.
Alcune donne, spesso quelle apparentemente realizzate e che ricoprono posizioni di potere, paiono dimentiche del cammino in cui siamo coinvolte: una reale emancipazione per tutte le donne, nessuna esclusa.
DImenticarsi che il femminicidio ci riguarda tutte e tutti è segno di debolezza, comprensibile ma non condivisibile.
Ora vi chiediamo di ricordarvi del vostro ruolo, di prendere consapevolezza che in qualità di Donne di questo Governo rappresentate un modello per centinaia di migliaia di giovani che da voi possono essere ispirate.
Prendete dunque posizione, parlate, impegnatevi perché la violenza verso le donne diventi un tema primario del Governo a cui appartenete:non è la presunta debolezza delle donne a renderci deboli, bensì la negazione costante e ostinata del problema.
E ricordatevi che è per volontà delle donne che siete state elette: è stato il movimento fortissimo e capillare di protesta di qualche anno fa che ha lanciato un segnale chiaro ai partiti: “dovete eleggere le donne altrimenti 
non avrete il voto delle donne”

Non è stato Berlusconi, o Bersani o Monti e nemmeno Renzi a scegliervi: sono state milioni di donne ad indicare alla politica cosa andava fatto, per non perdere consenso.
Non fateci ricredere, onorate il vostro ruolo.Fate il vostro dovere.

( per chi legge: girate questa lettera, se volete, alle vostre amministratrici di città, paese, regione. Facciamoci sentire. Forza)

 Grazie a Lorella Zanardo, a cui ci uniamo in questa battaglia.

Sara

SARA

Aveva 22 anni Sara.

Aveva 22 anni e tutta una vita davanti.

Sara è stata bruciata viva.

Sara aveva diritto di vivere, sognare, avere un futuro.

Sara aveva il diritto di interrompere una storia senza doverne pagare delle conseguenze.

Sara aveva diritto di iniziare a vivere una nuova storia.

Sara non doveva essere bruciata viva.

Sara, come tutte le altre donne uccise per mano di un uomo, avevano diritto di vivere, amare, chiudere un capitolo, iniziarne un altro.

Sara non era un oggetto, non era un giocattolo.

Sara era vita.

Cosa deve succedere ancora per capire che nella nostra società c’ è qualcosa che non funziona? Cosa deve capitare ancora per comprendere che si è inceppato un meccanismo nell’educazione delle persone, che si è perso un tassello fondamentale che è quello del rispetto del prossimo?

Quante Sara devono perdere la vita prima di iniziare a interrogarci nel profondo, quante Sara devono essere uccise prima di iniziare a capire che troppe persone sono totalmente prive di un’educazione sentimentale?

Quando inizieremo a parlare di queste situazioni a scuola? Quando si inizierà a parlare delle storie di Sara, di Chiara, di Stefania in ore appositamente dedicate?

Quando faremo capire alle ragazze e ai ragazzi, attraverso la narrazione di queste vicende drammaticamente reali, che c’ è un unico modo di amare corretto, che è quello che rispetta l’altro anche quando una storia finisce?

Quando?

Siamo stanche di chiedere e non avere risposta. Siamo incazzate per quello che è successo a Sara e alle tante donne di cui abbiamo parlato in questi anni.

Siamo stanche di vedere che nulla cambia e che nulla viene fatto per attuare un cambiamento.

 

 

Tutti insieme contro la violenza #EstuproNuncaMais

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brasileriocontrostupro

 

Vorremmo ringraziare tutte voi per aver condiviso , per non aver fatto calare il silenzio, per aver fatto sentire la vostra vicinanza a questa ragazza.

Noi continueremo a seguire la vicenda, perché quello che è successo in Brasile non  è un episodio isolato e bisogna fare in modo che violenze come queste non si ripetano.

Questa è la reazione delle donne brasiliane, che vogliamo condividere con voi.

Buona visione.

 

 

 

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