#Mappiamolitutti ( e aiutiamo questi ragazzi dai)

mappiamoli tutti

Spesso si leggono articoli in cui i giovani vengono fatti passare per fannulloni, poco impegnati, egoisti, inattivi.

Per questo abbiamo deciso di dare voce a una giovane che dimostra il contrario di quanti molti vorrebbero far passare come messaggio.

Il post qui sotto è di Ester Castano, una giovane donna di 24 anni, giornalista che ha vinto premi per le sue inchieste sulla mafia e che si sta facendo in quattro insieme ad altri giovani per concretizzare il progetto collettivo #Mappiamolitutti.

Siamo sicuri che dopo aver letto il suo messaggio aiuterete anche voi questi ragazzi in questo progetto che riguarda ognuno di noi, che riguarda il nostro Paese.

Ps: sui personaggi noti che prima hanno aderito e che poi hanno abbandonato il sostegno al progetto stendiamo un velo pietoso. Saranno pure personaggi famosi ma la grandezza di dimostra con altri comportamenti.

Chiedo a tutti i miei contatti di leggere questo messaggio.

Come ben sapete WikiMafia ha lanciato la campagna crowfunding per lo sviluppo di MafiaMaps, la prima enciclopedia geografica sul fenomeno mafioso consultabile tramite app dal proprio smartphone. Un progetto ambizioso, rivoluzionario, che permetterà a qualsiasi cittadino, amministratore locale, imprenditore, forza dell’ordine, studente, ricercatore, insomma chiunque di avere sempre a portata di mano il più grande database sulla criminalità organizzata. Perchè nulla di simile, ad oggi, esiste. Il motto è #mappiamolitutti.

Abbiamo avuto stima e approvazione da Federico Varese, esperto dei fenomeni mafiosi fra i più apprezzati a livello internazionale, ora insegna ad Oxford, da Nando dalla Chiesa, professore di Sociologia della Criminalità Organizzata, e dal magistrato Antonino Di Matteo, che proprio l’altro ieri ci ha inviato un messaggio di stima e sostegno quasi scusandosi – con un’umanità che da i brividi – di non poter venire a Milano a darci manforte entro i termini della campagna per motivi che tutti noi sappiamo e apprendiamo con dolore.

La campagna sta andando benino, non benissimo come ci immaginavamo: perchè? Grandi nomi del giornalismo, dell’impegno civile e sociale ci avevano garantito supporto e visibilità: anche in base al loro appoggio a parole abbiamo pensato di puntare così in alto. Ci siamo fidati, come un giovane fa con un adulto che ammira. Il progetto piaceva ai volti noti che hanno plaudito alla genuina passione di un gruppetto di ragazzetti che non solo sognano di cambiare il sistema, ma che anche hanno steso un piano vincente per invertire la rotta e navigare in acque migliori. E che quel piano fosse vincente lo hanno riconosciuto tutti quelli a cui gliene si è parlato. Quando un mese fa è stata lanciata la campagna di raccolta fondi che terminerà il 23 maggio, però, la maggior parte di loro sono scomparsi: c’è chi fa il testimonial di una rete di telefonia mobile, un amico eh, che ci ha detto chiaramente che non gliene frega nulla perché sta già facendo la guida turistica delle lapidi su smartphone a Palermo. No beh, ma utile. Non si poteva collaborare? Tu con le tue lapidi dei morti ammazzati, noi con la mappatura delle cosche operanti ed egemoni oggi regione per regione. No, la risposta è no. Che poi in situazioni come queste mi chiedo cosa sceglierebbe il Peppino dei Cento passi o Borsellino dopo aver visto saltare in aria il suo collega fraterno: cosa vorrebbe lui, una cartina con evidenziata la lapide di Falcone oppure una descrizione interattiva di nomi, cognomi e affari di chi anche vent’anni dopo in quella stessa Palermo e nel resto dello Stivale compie le medesime attività illegali? Cioè, si può donare anche cinque euro eh, a noi precari e ricercatori senza stipendio cinque euro in più o in meno alla settimana fanno la differenza. A loro non credo. C’è poi il conduttore di un noto talk show politico che ha liquidato così un membro della redazione che aveva proposto di dare visibilità alla campagna di crowdfunding di MafiaMaps in una puntata dedicata alle mafie: “Non sono nessuno, non li conosce nessuno”.

E allora a nome personale ringrazio tutte quelle persone fuori dal mainstream dalle bocche larghe e tasche spilocie che hanno donato, che stanno sostenendo lo sviluppo di MafiaMaps e coloro che continueranno a farlo da qui al 23 maggio. E un appello: donate. Basta davvero poco, quel poco per poter dire, un domani, “io c’ero, anche io ho contributo a questa rivoluzione”. Grazie


La dichiarazione della famiglia Lo Porto (non abbadoniamola)

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Questa è la dichiarazione della famiglia Lo Porto.

Vogliono giustamente spiegazioni dal governo e desiderano che venga consegnata loro la salma di Giovanni.

La Farnesina li aveva più volte rassicurati e non riescono  a capacitarsi di come si siano potuti utilizzare dei droni in quella zona sapendo che Giovanni Lo Porto molto probabilmente era lì.

Lo Stato italiano deve loro delle risposte.

Facciamo appello a tutti affinché la famiglia di Giovanni non venga abbandonata in questa loro lotta per la verità.

Noi di sicuro non li lasceremo soli,

Ps: ribadiamo che ci vorrebbero le scuse e possibilmente anche la decurtazione dello stipendio per la giornata in cui i parlamentari dovevano discutere di quanto accaduto e invece hanno preferito essere altrove.
Perché ricordiamo a tutti che quando noi non ci presentiamo sul posto di lavoro rischiamo al 99% il licenziamento.

E le parole del padre di Giovanni rispetto a questa assenza dovrebbero far pensare e far salire la vergogna a queste persone stipendiate dai cittadini.


Il nostro #25Aprile per Giovanni Lo Porto

  

Noi il nostro 25 aprile lo dedichiamo a Giovanni Lo Porto.

Noi questo 25 aprile ci chiediamo se sia possibile che persone che dovrebbero rappresentare lo stato e che sono pagate dai cittadini ieri non abbiano presenziato al’informativa sulla vicenda di Giovanni.

Quell’aula vuota ha minato il nostro senso di appartenenza.

    

Ci chiediamo se sia possibile che si possa tollerare quanto successo e accettare frasi intrise di rammarico, scuse, ed “è stato un incidente”.

E magari tra due settimane tornare ai baci e agli abbracci tra presidenti di una settimana fa.

Il 25 Aprile è Resistenza. Quella che ha attuato Giovanni in questi tre anni.

Il 25 Aprile è la festa dei Partigiani, e Giovanni lo è stato.

Ha dedicato la sua vita agli altri, e questo lo rende Partigiano per eccellenza.

E possiamo essere partigiani anche noi, non rimandando indifferenti rispetto a ciò che ci accade intorno.

E non accettando più che ci parlino di droni intelligenti, di missioni di pace, di invasioni, di fuori lo straniero.

Noi possiamo fare molto, possiamo onorare la memoria di Giovanni restando umani e non accettando più le bugie che ci propinano ogni giorno.

A Giovanni va il nostro pensiero, alla sua famiglia il più nostro forte abbraccio.


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