Lotto marzo #daywithoutawoman #nonunadimeno

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Ci sono mille e più motivi per scioperare l’otto marzo.

Ne elenchiamo alcuni:

  1. La violenza sulle donne che non si arresta perché nella società odierna la donna è vista ancora come un oggetto di proprietà. Mancano inoltre politiche mirate a un’educazione di rispetto e gli appelli, che sono stati fatti in tutti questi anni per avere un ministero ad hoc, sono stati totalmente inascoltati. Noi donne serviamo spesso in campagna elettorale ma poi i politici e le politiche, che sono preposti ad attuare politiche mirate all’uguaglianza, si eclissano totalmente se non per apparire in campagne a dir poco oscene come quelle sulla fertilità.
  2. Il diritto della donna alla scelta dell’aborto. Sono pochissimi i medici non obiettori che esercitano nelle strutture ospedaliere e questo impedisce alla donna di poter esercitare la sua facoltà di scelta. La legge 194 è inapplicabile a causa dell’obiezione troppo alta. In questo caso vi invitiamo a leggere questo articolo di Giulia Sivero L’obiezione di coscienza non è un’obiezione
  3. Le donne con il JOBS ACT sono diventate più precarie. Con l’arma della scadenza del contratto a tempo determinato una donna non può nemmeno programmare una maternità. Basta mettere i  piedi nel mondo reale per smontare la narrazione positiva del jobs act. L’aumento delle quantità di rinnovi possibili non ha portato nulla di buono a noi donne; tra l’altro a scadenza del ciclo dei rinnovi il datore di lavoro non è obbligato ad assumere e spesso e volentieri a fine corsa c’ è un azzeramento del personale per iniziare un nuovo giro di contratti. La situazione sull’occupazione delle donne è ben rappresentata in questo articolo che riporta lo studio del World Economic Forum Italia sempre più in basso nella classifica del Gender Gap Report del World Economic Forum
  4. Questione Maternità. Dei 1000 asili nido in 1000 giorni nemmeno l’ombra. Gli asili nido privati hanno quote altissime e spesso insostenibili per chi ha paghe base minime. Spesso una donna che fa un figlio deve rinunciare a rientrare nel posto di lavoro per una questione economica e pure organizzativa; il part time infatti viene concesso raramente. Inoltre più passano gli anni e più sarà peggio perché con l’innalzamento dell’età pensionabile non esisterà più nemmeno il sostegno organizzativo dei nonni, in quanto  a 65/70 anni le persone saranno ancora nei posti di lavoro.
  5. Questione Media. Purtroppo ancora ad oggi la maggior parte delle narrazioni da parte dei quotidiani sui episodi di violenza sono inaccettabili. La donna viene spesso colpevolizzata, l’uomo che ha commesso il reato passa da carnefice a vittima. La vita delle donne abusate o uccise sono spesso passate sotto un lente di ingrandimento giudicante e questo non è degno di una società civile.

Questi sono solo 5 dei molti motivi per cui sosteniamo lo sciopero dell’otto marzo. In questi giorni di sicuro ci sarà modo di entrare nel merito degli altri.

Sul sito Non una di meno trovate tutte le info utili allo sciopero dell’otto marzo. Potete seguire lo sciopero con hashtag #feministrike

Su twitter potete seguire anche gli hashtag #Istrikefor #DaywithoutaWoman lanciati dal movimento Women’s March.

La marcia delle donne su Washington #womensmarch

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Domani non sarà solo il giorno d’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca ma anche un giorno in cui milioni di donne marceranno su Washington.

Il culmine di questa serie di marce sarà probabilmente il 21 gennaio 2017, quando si stima che 200.000 donne e altri sostenitori scenderanno per le strade di Washington DC in occasione del primo giorno in carica dell’amministrazione Trump. Questo evento storico è cominciato quando Teresa Shook, una nonna delle Hawaii, ha deciso di creare un gruppo su Facebook invitando quaranta dei suoi contatti a dire la propria a seguito delle elezioni. Gli amici lo hanno quindi condiviso con i loro amici e così via, fino a raggiungere le attuali dimensioni. Nonostante le polemiche contro l’organizzazione, accusata ad un certo punto di non aver facilitato la diversità e inclusività, la marcia si è sviluppata per affrontare questi problemi e per fare del suo meglio per rappresentare tutte le donne.

Questo il pensiero di  Madison Thomas, una studentessa di Seattle iscritta al secondo anno alla Georgetown University di Washington DC, nonché coordinatrice nazionale dell’impegno universitario per la marcia:

“Il nostro obiettivo è quello di far convergere tutte le comunità che si sono sentite minacciate dalla recente svolta nella politica degli Stati Uniti in una forza unita, che si batte per tutti, in particolare per gli emarginati, in nome della giustizia e dell’uguaglianza. Il messaggio che ci auguriamo possa ricevere la nuova leadership di questo paese è che gli Stati Uniti sono grandi proprio per la nostra diversità, non a dispetto di essa. Noi, donne e alleati, ci rifiutiamo di ritirarci a causa dell’odio, della paura e del bigottismo che minacciano i nostri diritti e le nostre comunità. Questo non è solo un messaggio per il presidente eletto Trump, ma per il nuovo Congresso, le sue nuove scelte di gabinetto, e ai leader di tutto il mondo. Il 21 gennaio ci saranno più di 350 marce consorelle in tutti i 50 stati e in più di 40 paesi. Questo messaggio va a ogni Congresso di Stato, ogni governatore, ogni funzionario locale, ogni leader globale, ogni essere umano”.

L’intervista completa potete leggerla qui: La marcia delle donne su Washington: ecco i perché

Per seguire questo grande evento su twitter verrà utilizzato l’hashtag #womensmarch

Account di riferimento:@womensmarch

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/womensmarchonwash/?fref=ts

Noi ci saremo con il cuore. Facciamo rete.

Centosedici  #25novembre 

Ogni anno ci si trova qui a celebrare questa giornata contro la violenza sulle donne.

Ad oggi, dopo dieci mesi, sono 116 le donne uccise per mano di un uomo.

116 donne ritenute proprietà dal compagno, marito o fidanzato.

Donne, la cui vita è stata ritenuta meno di zero.

116 donne uccise, di cui diverse davanti ai figli, alcune addirittura uccise insieme ai figli.

116 donne, la cui vita nei giorni successivi viene scandagliata nei particolari e spesso le si trova colpevolizzate. 

E qui in Italia cosa si fa? Nulla.

Non abbiamo un ministero ad hoc delle pari opportunità, e i politici sono impegnati da mesi nel tour per il referendum; cosa sacrosanta certo ma di sicuro le cronache di questi ultimi mesi avrebbero richiesto maggiore attenzione da chi si dovrebbe occupare di queste tematiche.

Noi donne serviamo oggi per vetrina o domani per dire “quanto siamo stati bravi a mettere donne al governo” (a metterci, perché per i nostri politici noi non arrivismo da sole nei posti chiave).

Mancano interventi concreti, che spazino dalla possibilità di raggiungere un’autonomia lavorativa che permetta a una donna di staccarsi da situazioni di violenza alla tutela totale della donna nel momento della denuncia.

Manca un progetto educativo, che permetta ai nostri ragazzi di crescere con la visione corretta delle cose, di crescere con la consapevolezza che amare non è possedere, di crescere con la capacità di chiudere una storia.

In mezzo a queste mancanze oggi più che mai vogliamo ringraziare i centri antiviolenza che ogni giorno fanno i salti mortali per aiutare le  donne vittime di violenza.

Centri antiviolenza a cui andrebbero destinate più risorse, che andrebbero supportati in toto.

E ci auguriamo che al di là di ogni spot politico di oggi, si inizi a fare qualcosa di concreto.

Ne riparleremo, non tra un anno perché non basta.

Ne riparleremo spesso, perché la violenza non finisce domani e noi donne, come sempre, saremo in prima linea. Non solo oggi, perché non basta.

E domani a Roma #nonunadimeno. Tutte le info qui : https://nonunadimeno.wordpress.com/portfolio/27nov/