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36 coltellate ma non chiamatela crudeltà

narciso

Salvatore Parolisi inflisse a Melania Rea 36 coltellate.

Ma questa (per la Cassazione) non è crudeltà.

Salvatore Parolisi uccise Melania in “un’esplosione di ira”.

36 coltellate per “un’esplosione di ira”.

Melania venne abbandonata in stato agonizzante.

In quello stato di fin di vita rimase per 45 minuti.

Ma anche questo non è crudeltà.

«L’abbandono in stato agonico è anch’esso condotta ricompresa nel finalismo omicidiario – scrive la Corte nelle motivazioni – non potendo assimilarsi la crudeltà all’assenza di tentativi di soccorso alla vittima (che presuppongono una modifica sostanziale del finalismo che ha generato l’azione)».

A Salvatore Parolisi, proprio per la mancanza di aggravante di crudeltà, potrebbe essere ricalcolata la pena.

La più grande crudeltà che si potrebbe compiere ancora nei confronti di questa donna.

Una crudeltà che sarebbe una sconfitta per ognun* di noi.

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/melania_rea_parolisi_cassazione_motivazioni/notizie/1201048.shtml


#FreeMalak

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Riportiamo dalla pagina di Vittorio Arrigoni e ci associamo a questa battaglia.
I bambini hanno diritto ad un’esistenza serena. Tutti i bambini.
Uno Stato che imprigiona bambini non può definirsi democratico.

Malak Al-Khatib, 14 anni, del villaggio di Betin (distretto di Ramallah), è stata arrestata, il 31 dicembre 2014, mentre tornava a casa da scuola, con l’accusa di camminare su una strada riservata agli ebrei, di lanciare pietre e di essere in possesso di un coltello. Non le è stato mai consentito di vedere i familiari.
Il 21 gennaio, lei è stata condannata a 2 mesi di detenzione (incluso il periodo già trascorso in carcere) e la sua famiglia a pagare una multa di 6.000 NILS (1.500 dollari).
Altri 4 minorenni, tra gli 11 e i 14 anni, del villaggio di Qariout (Nablus), sono stati fermati, il 18 gennaio, e interrogati con l’accusa di essere entrati nella colonia e di Lilit e di aver appiccato il fuoco. Durante l’interrogatorio sono stati minacciati di imprigionamento e di morte. Sono stati rilasciati, dopo 4 ore.
La denuncia viene dalla ONG svizzera Euro-Mid Observer for Human Rights che sollecita la comunità internazionale a fare pressione su Israele perché rispetti la Carta dei Diritti del Fanciullo, incluso l’art.37.


#FreeRaifBadawi

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Raif Badawi è stato condannato a 10 anni di carcere e a 1000 frustrate.

Il tutto per aver espresso la sua opinione.

Il tutto avviene in Arabia Saudita.

Il tutto vorremmo venisse portato alla luce.

Perché quando ci si mobilita per la libertà di espressione lo si deve fare in toto.

Vorremmo che i vari capi di stato condannassero anche questo abuso fregandosene dei rapporti commerciali che intrattengono con l’Arabia Saudita.

Michele Giorgio questo conflitto di interessi lo spiega bene qui :

Ai media occi­den­tali piace rife­rire dell’Arabia sau­dita solo a pro­po­sito dell’aumento o del calo, come in que­sto periodo, del prezzo del greg­gio. Poco e male si parla del ruolo che tanti cit­ta­dini di que­sto Paese ultra­con­ser­va­tore — alleato di ferro degli Stati Uniti e delle poli­ti­che dell’Occidente in Medio Oriente — svol­gono nella cre­scita dell’estremismo reli­gioso, con gene­rosi finan­zia­menti ad isti­tu­zioni e orga­niz­za­zioni legate al waha­bi­smo e al sala­fi­smo radi­cale. Washing­ton lo sa ma tace si ten­gono strette le “sto­ri­che” rela­zioni con la fami­glia Saud. E poco si dice anche delle siste­ma­ti­che vio­la­zioni dei diritti umani e poli­tici in Ara­bia sau­dita dove, peral­tro, il 2015 è comin­ciato con sei ese­cu­zioni capi­tali: il 2014 si era chiuso con 87 con­danne a morte eseguite.

Ieri un blog­ger, Raif Badawi, in car­cere dal 2012, è stato fru­stato sulla pub­blica piazza a Gedda, davanti alla moschea al Jafali, per­chè rico­no­sciuto col­pe­vole di “insulti all’Islam”. A denun­ciarlo è Amne­sty Inter­na­tio­nal, sot­to­li­neando che la sen­tenza è stata ese­guita nono­stante gli appelli inter­na­zio­nali per annul­larla. Badawi, con­dan­nato a 10 anni di car­cere e a una multa di un milione di Riyal (circa 225.500 euro), dovrà subire in totale 1000 fru­state nelle pros­sime 20 set­ti­mane, dopo la pre­ghiera del venerdì. Il blog­ger in realtà viene punito non per aver offeso l’Islam piut­to­sto per aver preso di mira nei suoi arti­coli alcune figure reli­giose di primo piano. Fru­state e altre forme di puni­zione cor­po­rale sono vie­tate dal diritto inter­na­zio­nale. Ma a quanto pare la libertà di espres­sione è un diritto che l’Occidente difende solo a casa sua men­tre tace se viene vio­lata da regimi auto­ri­tari e bru­tali che fanno i suoi inte­ressi eco­no­mici e stra­te­gici, come l’Arabia sau­dita. (michele gior­gio). Ben diverso è l’atteggiamento nei con­fronti di Siria e Iran, regimi “non amici”. (michele giorgio)

L’appello di Amnesty International da sottoscrivere è questo:

http://www.amnesty.it/Arabia_Saudita_attivista_online_apostasia

Aiutateci a diffondere ma soprattutto aiutateci a fare in modo che l’interesse economico non prevalga sulle denunce della violazione dei diritti umani.
Impariamo a non usare due pesi e due misure.

#FreeRaifBadawi


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