13 giugno: NoSlot !

No slot

Partiamo da questi dati:

Il mercato attuale dei giochi pubblici in Italia vale  70 miliardi di euro ed è in continua crescita: nel 2012 è aumentato del 14% e l’azienda è ai primi posti in Italia per volume d’affari. 

Le slot machine sono quasi 400mila in Italia.

Con questi numeri si capisce in fretta che qualcuno con le Slot si arricchisce sulle spalle di chi perde.

Perchè alle Slot difficilmente si vince, è più facile che invece si brucino i propri risparmi.

Nella sezione #NoSlot  del portale Vita ci sono parecchie storie di persone che hanno perso tutto per colpa di questo gioco che si trasforma da subito in malattia.

Questo  è il racconto che Adriano fa a Simone Feder :

Mi ha raccontato che i soldi non ci sono, non bastano mai, perché papà Livio ha speso tutto. Il suo papà! Papà e mamma continuano a lavorare e i soldi non bastano mai! Papà esce di casa tutti i giorni, ma mamma dice che rischia di perdere il lavoro perché non si presenta… proprio lui, il suo papà che è sempre così gentile e affettuoso, che è ‘un grande’…

Mi ha raccontato che continua a vedere nei bar le macchinette e non capisce perché, se fanno così male al suo papà, e ad altre persone, sono ancora lì e tanta gente le usa.

Adriano ha necessità di capire e di essere rassicurato. Fatica ad accettare che il papà, il suo idolo, la sua sicurezza, possa essere così vulnerabile.

Quante fatiche si trascina dentro questo bambino? E quanti altri componenti della sua famiglia con lui? E quante altre famiglie come loro?

Possiamo ancora girarci dall’altra parte quando i locali Slot spuntano come funghi  nelle nostre città ?

Possiamo permetterci ancora di bere il caffè in bar che hanno al loro interno le macchinette mangiasoldi?

Non è vero che noi cittadini non possiamo fare nulla.

Noi possiamo tanto.

Prima di tutto iniziamo a non frequentare i bar con le Slot, poi scriviamo ai nostri sindaci chiedendo loro di prendere misure concrete nella lotta contro il gioco d’azzardo.

Tante amministrazioni comunali si stanno muovendo in tal senso.

Si stanno muovendo molto più dello Stato, che dalle tasse sul gioco ci guadagna e questo rappresenta, a nostro parere, un grandissimo conflitto di interessi.

160 Comuni hanno sottoscritto il “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo”, promosso da Terre di mezzo e Legautonomie, con cui gli amministratori chiedono di essere messi in condizione di agire a contrasto del fenomeno, allo scopo di limitarne le conseguenze negative sulle comunità che amministrano. 

Per maggiori info in merito all’azione dei Comuni:

http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2013/05/06/884209-gioco-azzardo-comuni-adesione-manifesto-noslot.shtml

Il nostro plauso a questi comuni, che vanno sostenuti in questa battaglia di civiltà.

E oggi in rete diamo loro una mano a far conoscere il problema , dicendo tutti insieme  #NoSlot !


Azzardopatia, problema sociale

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E da oggi c’ è anche il video.

Spesso la musica aiuta a veicolare in maniera più incisiva i  messaggi.

E il messaggio #NoSlot ha bisogno di essere affermato in maniera forte.

Perchè come si sente in questa canzone rap l’azzardopatia è un problema sociale.

Ringraziamo Simone Feder per la condivisione.

V’invitiamo inoltre a partecipare e/o divulgare questa iniziativa, grazie:

AAA cercasi blogger dal grande senso civico per dire insieme il 13 Giugno prossimo #NoSlot

Sono troppi gli italiani che si giocano pochi spiccioli per tentare il “colpo” che non avviene.

La crisi ha portato ad alimentare false speranze e purtroppo, complice lo Stato, c’è chi lucra su questo.

L’Azzardopatia è un problema sociale.

Sabrina Ancarola e DonneViola

 

 


Hasta siempre Franca

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La nostra compagna Sara condivide con noi queste parole, che ci commuovono intensamente.
E noi Franca la vogliamo salutare così:

Vedo Dario Fo con le lacrime agli occhi e mi si strazia il cuore. Sarà che provo un affetto sincero e profondo per lui, quasi fosse mio nonno.
E sarà che sento quella sua commossa disperazione come la mia, come la nostra. Certo è che è il secondo funerale in pochi giorni (dopo quello di Don Gallo), che mi lascia dentro un magone non facile da mandare giù.
Non venitemi a dire che erano anziani.
Non rompetemi le palle con questa storia.
Fosse stato per me li avrei fatti campare almeno altri vent’anni. Perché quando un maestro di cammino ti lascia, è devastante.
Ci si sente smarriti, si ondeggia in balia di un futuro incerto e ci vuole un po’ prima di riuscire a raddrizzare il passo e proseguire.
Oggi Jacopo Fo ha detto che Dio c’è, che è donna ed è comunista.
Non lo so. Da atea non lo credo.
Ma sento dentro di me che, se esiste una pur lieve speranza per questo mondo, allora essa vada cercata nelle persone giuste, nelle donne giuste, in quelle che sono comuniste perché, parafrasando Gaber, credono di poter essere vive e felici solo se lo sono anche gli altri.
E anche se qualcuno che non è comunista pensa questo, crede in una felicità unica, comune, allora, davvero, le cose posso cambiare.
Per quel che mi riguarda, oggi, ho tanta tristezza dentro.
E tanta, tanta speranza.
Perché le anime grandi, quando se ne vanno, viaggiano leggere: tutto il loro fare, il loro essere, lo lasciano qui, a noi.
E allora, Don, Franca, buon viaggio a voi.
Buon vento.
E grazie.
Hasta siempre.

Sara Balzerano


No slot

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Ci sono battaglie a cui si deve aderire con forza.
Spesso sono battaglie umane, battaglie contro tutto ciò che crea disagio sociale.

In quest’ultimi anni si è diffusa una malattia di cui si sente parlare poco ma che sta distruggendo la vita di molte persone.
Questa malattia è la ludopatia.

Questa è la descrizione tratta dal sito del Ministero della salute:

Per ludopatia (o gioco d’azzardo patologico) si intende l’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse, nonostante l’individuo che ne è affetto sia consapevole che questo possa portare a gravi conseguenze.
Per continuare a dedicarsi al gioco d’azzardo e alle scommesse, chi è affetto da ludopatia trascura lo studio o il lavoro e può arrivare a commettere furti o frodi. Questa patologia condivide alcuni tratti del disturbo ossessivo compulsivo, ma rappresenta un’entità a sé.

È una condizione molto seria che può arrivare a distruggere la vita.
Durante i periodi di stress o depressione, l’urgenza di dedicarsi al gioco d’azzardo per le persone che ne sono affette può diventare completamente incontrollabile, esponendoli a gravi conseguenze, personali e sociali.

La ludopatia può portare a rovesci finanziari, alla compromissione dei rapporti e al divorzio, alla perdita del lavoro, allo sviluppo di dipendenza da droghe o da alcol fino al suicidio.

Di recente, il DDL 13/9/2012 n. 158 (art. 5), ha inserito la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza (Lea), con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa patologia.

La ludopatia è cresciuta in maniera esponenziale con la diffusione delle slot machine.
Slot machine che ormai si trovano in troppi locali, a cui è sempre più facile accedere e che diventano una trappola in cui molte persone cadono facilmente.

Per questo noi sosteniamo la battaglia che vede in prima linea Vita.it e che si sta diffondendo anche in rete grazie all’hashtag #NoSlot diffuso con tenacia da @SimoneFeder.

Simone Feder spiega in profondità gli effetti devastanti che le slot possono avere sulla vita delle persone.

In particolare vi rimandiamo a questo post, che ci ha commosso profondamente.

I pensieri di un bambino

Dopo la lettura della parole di questo bambino siamo sicure che tutti insieme grideremo forte #NoSlot.

Sarebbe bello che il primo grido partisse dallo Stato , che con le Slot ci guadagna e non si cura del danno che questo “gioco” crea nella vita dei suoi cittadini.
Sarebbe un atto di civiltà.
Noi lo chiediamo, noi lo attendiamo.

#NoSlot


Bella Ciao Don Andrea

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Due mesi abbiamo vissuto una grande emozione, ci siamo sedute a un tavolo con Don Gallo.

Siamo andate a Genova con il gruppo di Bulciago a seguire la presentazione di Egidia Beretta del libro  Il viaggio di Vittorio.

Ad accogliere mamma Egidia c’era il Don.

Sorridente, energico, dimagrito rispetto all’ultima volta che l’avevamo visto a teatro.

Ma sempre lui.

Sempre in movimento. Una parola per tutti.

Pensieri profondi sull’opera di Vittorio Arrigoni, una stima sincera, un affetto che più di una volta ci ha fatto emozionare.

Don Andrea.

Una bella persona, di quelle che ti riempiono il cuore.

Don Andrea che ci parla del papa nuovo , della speranza che qualcosa cambi davvero anche nella Chiesa.

Don Andrea, preoccupato per gli effetti della crisi nel paese e nella sua Genova.

Don Andrea che ci regala una rosa, perchè “questo povero indiano stasera può mangiare solo se quelle rose le vende tutte”.

Don Andrea, che avresti voluto abbracciare per contenere la fragilità del suo corpo e aumentare la forza del suo cuore.

Don Andrea, che si rivolge ai suoi ragazzi, che l’hanno accompagnato quella sera.

Una comunione di intenti tra quest’uomo e questi giovani, un filo sottile che li lega e li animerà per sempre.

Don Andrea ci mancherai.

Ma oggi sappiamo che ad accoglierti ci saranno tutti coloro che chiamavi Amici, tutti coloro che come te hanno percorso la vita in direzione ostinata e contraria.

A noi rimane il tuo entusiasmo, la tua voglia di cambiare le cose.

Ai tuoi ragazzi e a tutti noi resta la tua grande umanità.

Ti vogliamo bene, te ne abbiamo voluto, te ne vorremo.

Bella Ciao.

Da qui all’eternità.

 

 

 

 


E ora Voce ai giovani

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COMUNICATO STAMPA AIED ROMA
“#NOVIOLENZA #DONNE – VOCE AI GIOVANI. UNA GARA DI IDEE”: 60 PROGETTI E 140 GIOVANI IN GARA

L’AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) di Roma e Cocoon Projects hanno lanciato l’iniziativa “#NoViolenza #Donne – Voce ai giovani. Una gara di idee” (www.noviolenza.it).

I ragazzi tra i 18 e i 29 anni sono stati chiamati a prendere parte attiva ad una gara di idee, proponendo progetti
realizzabili che potessero contribuire a combattere la violenza sulle donne ed il femminicidio.

I giovani, solitamente esclusi da questo dibattito, sono stati coinvolti e hanno potuto esprimere il proprio pensiero su una problematica che li riguarda da vicino e riempie le pagine di cronaca nera. Questo costituisce un aspetto sociale e culturale che va rilevato.

Gli under 30 hanno accolto con grande entusiasmo la sfida ed hanno inviato 60 progetti, provenienti da diverse città italiane, a cui hanno preso parte 140 ragazzi, con la schiacciante prevalenza delle donne (119 donne e 21 uomini).

L’8 maggio si è conclusa la fase di voto da parte del pubblico web, a cui è seguita la votazione di un apposito comitato composto da:

Luigi LARATTA
Presidente AIED Roma e Presidente Comitato

Emil ABIRASCID
Giornalista e CEO di StartupBusiness

Ritanna ARMENI
Giornalista e scrittrice

Anamaria GALARRETA
Responsabile dei progetti contro la violenza di genere – Fondazione Pangea

Maurizio MANNONI
Giornalista RAI

Maria MONTELEONE
Procuratore aggiunto Procura di Roma

Giovanna Nina PALMIERI
Giornalista, autrice e conduttrice tv

Linda Laura SABBADINI
Direttore del dipartimento statistiche sociali e ambientali ISTAT

Loretta ZONA
Preside del Liceo Anco Marzio di Ostia.

Dalla media di questi 2 voti, oggi possiamo annunciare i 5 finalisti che si contenderanno la vittoria attraverso un pitch contest durante il convegno che si terrà a Roma il 24 maggio 2013 alle ore 9,30 presso Residenza di Ripetta:

- DALLE CENERI SI PUÒ RINASCERE
- DONNADÌ: UN MILIONE DI NO
- DONNE FUORI SCENA
- GENERAZIONE PEER
- IF YOU WERE ME – SE TU FOSSI ME.

Il comitato, dopo aver ascoltato la presentazione in 3 minuti dei 5 progetti, decreterà il vincitore che si aggiudicherà un premio di 10.000 euro, 3.000 euro in denaro e 7.000 euro in servizi di supporto alla definizione e all’avvio del progetto, erogati da Cocoon Projects per i tre mesi che seguono l’evento.

Il convegno prevederà anche una tavola rotonda, moderata da Ritanna Armeni, a cui parteciperanno nomi autorevoli:

Emil ABIRASCID
Giornalista e CEO di StartupBusiness

Luisella COSTAMAGNA
Scrittrice e giornalista

Anamaria GALARRETA
Responsabile dei progetti contro la violenza di genere – Fondazione Pangea

Maria MONTELEONE
Procuratore aggiunto Procura di Roma

Giovanna Nina PALMIERI
Giornalista, autrice e conduttrice tv

Linda Laura SABBADINI
Direttore del dipartimento statistiche sociali e ambientali ISTAT

Anna SAMPAOLO
Psicologa e psicoterapeuta – coordinatrice dei corsi AIED di educazione sessuale nelle scuole.

Luigi Laratta, Presidente dell’AIED di Roma, ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti della riuscita di questa iniziativa e della risposta che abbiamo ottenuto dai giovani che hanno dimostrato grande senso di responsabilità e pro-attività. Tutti i partecipanti hanno presentato progetti efficaci con punti di vista differenti e le più diverse modalità di attuazione, appartenenti agli ambiti della prevenzione – culturale/pedagogico – sicurezza/difesa e supporto/assistenza. I 60 team e i 140 ragazzi che hanno lavorato alle idee sono una chiara dimostrazione che aver deciso di puntare su di loro è stata la scelta giusta. Ancora una volta vogliamo ribadire che proprio dai
giovani occorre iniziare se si vuole affrontare in profondità il problema”.


#TiSaluto

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In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.

Spesso abbiamo subito commenti misogini, dalle considerazioni sul nostro aspetto fisico allo scopo di intimidirci e di ricondurci alla condizione di oggetto, al violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio.

In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.

Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.

A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto.
Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.

L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.
L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.

Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.

Pensate se donne e uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane).

Pensate se in Rete abbandonassero il dialogo, usando due semplici parole: #tisaluto.

Sarebbe un modo pubblico per dire: noi non ci stiamo. O rispettate le donne o noi, a queste regole del gioco, non ci stiamo.

Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno molto semplice.
Andiamocene. E diciamo #tisaluto.

Questo post è pubblicato in contemporanea anche da altre/i blogger: Vita da Streghe, Marina Terragni, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo, Giovanna Cosenza, Sabrina Ancarola, Mammamsterdam, Zeroviolenzadonne, Un altro genere di comunicazione, Ipazia è(v)viva, La donna obsoleta, Laboratorio Donnae, Sud De-Genere,Coppette amore e…, Politica Femminile, Caso mai, Zauberei, Cosmic Mummy, in genere, the new Brix Blog, Mammaeconomia, Donne in ritardo, Valentina Maran, malapecora, Essere Donne, Mente Miscellanea, I Fratelli Karamazov

E nella versione maschile da Lorenzo Gasparrini.


morte in un paradiso

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Tutte le specie animali proteggono i loro piccoli.

E’ un istinto naturale che mira alla conservazione della specie.

Tutte eccetto la nostra, oggi.

Ai nostri bambini avveleniamo la vita: c’e’ la crisi e, proprio in Italia, sempre più frequentemente, le maestre segnalano che molti bambini non si alimentano adeguatamente e vanno a scuola saltando la cena. (http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2013/05/18/890300-poverta-frascaroli-bambini-saltano-cena.shtml.)

C’e’ la crisi e quindi aumenta il ricatto del lavoro al quale bisogna sacrificare la qualità della vita e dell’ambiente.

L’omertà e’ diffusa purtroppo ed a tacere per primi frequentemente sono gli stessi lavoratori dipendenti di grandi industrie;

anche se queste procurano danni ambientali e consistente inquinamento del territorio condizionando la salute di chi ci vive, bambini compresi, anzi soprattutto bambini, in accrescimento, i più vulnerabili.

 

Sembra aver colto tutti di sorpresa il risultato delle ricerche pubblicate nel mese di febbraio sulla rivista Mutagenesis, dell’Università di Oxford che attestano alterazioni del dna, secondario ad esposizione al benzene e ad altri componenti degli idrocarburi, nei bambini che abitano nella zona di Sarroch, paese situato in prossimità del gigante petrolchimico SARAS.

http://www.arrexini.info/di-saras-si-muore-una-ricerca-internazionale-svela-le-alterazioni-del-dna-nei-bambini-di-sarroch/

 

Non e’ risaputo quali conseguenze porteranno queste alterazioni cromosomiche e se saranno in grado, come e’ intuibile, di condizionare la vita futura di questi bambini.

Nè si conosce la reale diffusione del fenomeno, visto che l’area di studio della popolazione e’ inscritta in una zona di alto inquinamento ambientale, tra le più inquinata in Italia.

 

Tutti i bambini che risiedono in questa zona Sin presentano le stesse alterazioni cromosomiche?

Un dubbio simile non meriterebbe una risposta istituzionale?

Nel nord Sardegna inoltre esiste un’altra area Sin che provoca piu’ morti per inquinamento dell’Ilva di Taranto, non meriterebbero un analogo studio anche i bambini che risiedono in queste aree?

In Sardegna quattromila persone vivono nelle adiacenze dei poli industriali che hanno provocato inquinamento di un totale di 445mila ettari di terreno, più che in Campania, dove l’area interessata e’ di soli 345mila ettari.

Lo riferisce il dottor Vincenzo Migaleddu, responsabile in Sardegna dell‘ISDE (International Society of Doctors for the Environment)

In Sardegna vi sono 445mila ettari di terra contaminata, stiamo peggio della Campania che ne he 345mila. Nell’isola quattromila persone vivono vicino a siti industriali.

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Dobbiamo ringraziare di cuore tutti gli scienziati che puntano il dito contro i danni ambientali: Il dottor Migaleddu, sempre presente per diffondere dati inquietanti sull’inquinamento in Sardegna e gli scienziati di Oxford la cui scoperta ha avuto un effetto “shock” nella popolazione.

Gli unici a non conoscere la reale entità del problema inquinamento erano i sardi stessi, certo nei paesi adiacenti alla Saras si sentiva un odore particolare e pungente, a seconda dei venti, i pesci pescati erano praticamente immangiabili, la terra era più scura e la flora alterata, ma ci si faceva una abitudine.

Eppure chi di dovere sapeva che la popolazione maschile di Pula, Sarroch e Assemini corre un rischio più elevato di leucemie quasi triplo rispetto alle aspettative.

Lo denunciavano studi precedenti “Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Regione Sardegna” del 2006 (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_50_20051214122846.pdf) ed il rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinanti), promosso dal Ministero della salute e pubblicato nel 2012.

Chi di dovere sapeva ma si continuava a sponsorizzare l’immagine autoreferenziale della Saras mediante il gabbiano Gaby che recitava che tutte le iniziative della Saras sono eco – compatibili, sostenibili, ispirate a criteri etici e danno lavoro.

Ma anche morte

E certamente non si poteva accusare la grande industria.

Alle fuoriuscite ripetute di fumi neri c’era sempre una giustificazione logica e rassicurante. http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2012/11/06/news/inquinamento-nube-sulla-raffineria-saras-la-denuncia-di-legambiente-1.5983081

Silenzio anche quando i produttori delle zone limitrofe all’industria si ritrovano a dover coltivare ma non vendere alimenti inquinati, pomodori all’arsenico per esempio http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/la-saras-e-le-istituzioni-tra-arroganza-e-omerta/.

Massimiliano Mazzotta, regista che sulla Saras ha realizzato il documentario OIL, ha subito tentativi di sequestro del documentario ed una denuncia da parte della famiglia Moratti, nonostante i tanti premi e riconoscimenti ricevuti per il documentario.

Il documentario di inchiesta sul polo petrolchimico della Saras a Sarroch evidenzia temi ambientali, medici, economici, sociali e di sicurezza sul lavoro.

Come espressione di solidarietà al regista utilizziamo la sua immagine simbolo in questo nostro racconto e chiediamo che un documentario tanto avversato venga trasmesso nella televisione pubblica.

Perchè sia conosciuto ciò che avviene in Sardegna

Perchè siamo convinti che il più grande debito che abbiamo con le nostre generazioni future sia quello sulla salute e quello ambientale.

 

Questo che pubblichiamo è l’ultimo intervento presentato dal dott. Migaleddu in un recente incontro a Cagliari organizzato da SardignaLibera

 

 


solo tre righe

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solo tre righe per comunicare che il Consiglio dei Ministri ha rinviato l’esame del disegno di legge per la ratifica della convenzione di Istambul.

Sul sito online adnkronos si legge infatti:

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Violenza-su-donne-Cdm-rinvia-esame-ddl-ratifica-convenzione-Istanbul_32201223450.html

Il Consiglio dei ministri ha rinviato l’esame del disegno di legge di ratifica ed esecuzione della convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza domestica, fatta a Istanbul l’11 maggio 2011. Si legge nel comunicato di Palazzo Chigi.

La convenzione di Istambul e’ nata l’11 maggio 2011 ed ha come obiettivo fondamentale la prevenzione dei feminicidi, la protezione delle vittime e la definizione pena per gli aggressori identificati come responsabili del reato di violazione dei diritti umani.

Tutti i vati articoli della convenzione sono reperibili in questo link:

http://www.pariopportunita.gov.it/images/stories/documenti_vari/UserFiles/PrimoPiano/Convenzione_Istanbul_violenza_donne.pdf

pubblicato nel sito del dipartimento per le Pari Opportunità: http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/primo-piano/2211-violenza-sulle-donne-litalia-firma-la-convenzione-di-istanbul

La convenzione e’ stata firmata il 27 settembre del 2012 dal ministro Fornero con l’intento di ratificare il trattato entro la legislatura.

La legislatura si e’ conclusa anzitempo senza alcuna ratifica ma l’entità del problema  è una emegenza sociale per la quale non si puo’ piu’ aspettare come dice la Presidente della Camera Boldrini.

Noi e tantissimi gruppi, comitati ed associazioni abbiamo davvero speso tante parole sulla violenza e sulle morti delle troppe donne per mano “amica”.

Abbiamo sentito troppe parole dalle autorità

Adesso aspettiamo i fatti e ci preme conoscere la data in cui il consiglio dei ministri tratterà questa emergenza.

Perche’, forse, anche domani è già troppo tardi.


Ricordiamo Peppino Impastato

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Ricordiamo Peppino Impastato.

Ucciso dalla Mafia.

Ricordiamo Peppino Impastato.

Un uomo che ha fatto della sua voce un’arma con cui denunciare il marcio che vedeva intorno a sè.

Ricordiamo Peppino Impastato.

Ricordiamo Peppino Impastato e la forza di sua madre Felicia nel ricercare la verità.

Ricordiamo Peppino Impastato che non ha mai percorso strade semplici.

Ricordiamo Peppino Impastato che ha dato valore alla parola Coerenza.

Ricordiamo Peppino Impastato.

E vorremmo dimenticare l’ipocrisia imperante di questi giorni, la celebrazione di loschi figuri, la santificazione di tutto quello che troppo spesso vediamo ancora annidato nei luoghi di potere.

Ricordiamo Peppino Impastato e il modo migliore per onorare la sua memoria è sostenere nel quotidiano tutti coloro che si impegnano nel denunciare e combattere la mafia.

Ricordiamo Peppino Impastato stando accanto a tutte le donne e a tutti gli uomini che parteggiano per la giustizia, che non rimangono indifferenti.


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