SARA

Aveva 22 anni Sara.

Aveva 22 anni e tutta una vita davanti.

Sara è stata bruciata viva.

Sara aveva diritto di vivere, sognare, avere un futuro.

Sara aveva il diritto di interrompere una storia senza doverne pagare delle conseguenze.

Sara aveva diritto di iniziare a vivere una nuova storia.

Sara non doveva essere bruciata viva.

Sara, come tutte le altre donne uccise per mano di un uomo, avevano diritto di vivere, amare, chiudere un capitolo, iniziarne un altro.

Sara non era un oggetto, non era un giocattolo.

Sara era vita.

Cosa deve succedere ancora per capire che nella nostra società c’ è qualcosa che non funziona? Cosa deve capitare ancora per comprendere che si è inceppato un meccanismo nell’educazione delle persone, che si è perso un tassello fondamentale che è quello del rispetto del prossimo?

Quante Sara devono perdere la vita prima di iniziare a interrogarci nel profondo, quante Sara devono essere uccise prima di iniziare a capire che troppe persone sono totalmente prive di un’educazione sentimentale?

Quando inizieremo a parlare di queste situazioni a scuola? Quando si inizierà a parlare delle storie di Sara, di Chiara, di Stefania in ore appositamente dedicate?

Quando faremo capire alle ragazze e ai ragazzi, attraverso la narrazione di queste vicende drammaticamente reali, che c’ è un unico modo di amare corretto, che è quello che rispetta l’altro anche quando una storia finisce?

Quando?

Siamo stanche di chiedere e non avere risposta. Siamo incazzate per quello che è successo a Sara e alle tante donne di cui abbiamo parlato in questi anni.

Siamo stanche di vedere che nulla cambia e che nulla viene fatto per attuare un cambiamento.