Kobane è infatti parte dell’esperimento sociale kurdo del #ROJAVA, un territorio dichiarato autonomo poco dopo lo scoppiare della guerra in Siria, in cui i precetti elaborati da Abdullah Ocalan (il leader del movimento curdo Pkk in prigione a Imrali, Turchia) sono stati messi in pratica. Grazie all’influenza del pensatore americano Murray Bookchin, padre dell’ecologia sociale, Ocalan è per un modello di società che parta dall’eleminazione del patriarcato, poiché “Senza la donna libera non ci può essere un Kurdistan libero” (Abdullah Ocalan, lettera dal carcere), un miracoloso pensiero sociale che finora hanno sposato diversi movimenti curdi in Siria e in Turchia. Ovviamente questo ‘miracolo’ non puo’ essere più distante dal modello di società voluta dall’IS ed è forse anche per questo che la battaglia di Kobane è ancora più agguerrita. Essere battuti dalle donne è un’offesa grave all’onore jihadista.

donnemigranti

A 50 metri dalla frontiera turca, i kurdi dell’YPG-PKK (sigle dei due principali movimenti di guerriglia curdi, siriano e turco) si battono contro l’ISIS o meglio l’IS, lo Stato Islamico, un amalgama di movimenti jihadisti attualmente in campo in Siria e in Iraq, esito scontato della non intervenzione occidentale nella sanguinaria guerra siriana e conseguenza della guerre di Iraq e Afghanistan.

I jihadisti hanno preso il sopravvento (fra mille divisione e forze di origini diverse) e combattono strenuamente per la conquista di molti territori siriani e iracheni, in questo momento soprattutto quelli siriani al confine con la Turchia (anche se è di questi giorni l’esplosione di un’autobomba che ha fatto 45 morti alle porte di Bagdad), come la città di kobane.
I kurdi resistono a Kobane da un mese, una battaglia che ieri Radio france dava per persa. Alla testa di questa ostinata resistenza c’è una donna, Nalin Afrin.

Nalin…

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