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In questi giorni sta passando un po’ in sordina questa notizia, che riportiamo da Webnews:

Un gioco su App Store accende i riflettori su Apple e alimenta la polemica, una delle tante che si sono susseguite nel corso dell’ultimo anno, sul processo di approvazione del software da parte del team di Cupertino. La mela morsicata ha infatti approvato la pubblicazione di un gioco considerato discriminatorio per i bambini, poi rimosso a seguito delle numerose segnalazioni e della violazione delle linee guida del negozio virtuale.

Si intitola “Plastic Surgery For Barbie” ed è un videogame che simula degli interventi di chirurgia plastica su una ragazzina obesa, dalla liposuzione al lifting. A seguito di un’accesissima campagna su Twitter, Apple – così come il rivale Google – ha deciso di rimuovere il gioco dal proprio negozio. Per quale motivo, però, l’applicazione viola le norme d’uso di App Store?

Non è il semplice cattivo gusto ad aver sollevato le ire di Apple e dei suoi utenti, quanto degli elementi discriminatori e l’audience a cui il gioco è rivolto.

Instillare in una bambina l’idea che debba tendere per forza di cose alla perfezione per noi rappresenta una vera e propria violenza.

Una bambina dovrebbe crescere imparando a stare bene nella propria pelle, accettandosi e amandosi per la persona che è.

Alle bambine bisognerebbe insegnare che la bellezza è un concetto relativo; non è un successo a cui tendere.

La realizzazione di una persona non deve passare attraverso un corpo perfetto, un viso omologato.

La realizzazione deve avvenire nel sapersi amare, nel sapersi accettare, nel saper rendere dei punti di forza anche i difetti che ognuno di noi ha.

Il gioco sulla chirurgia plastica è l’ultima goccia di un sistema che non funziona e che noi tutti continuiamo a tollerare.

Ogni giorno veniamo bombardati da immagini artefatte.

Se una donna non è bella per il mondo che ci circonda questa donna non è.

Basta vedere le pubblicità dove le donne vengono rappresentate nella loro totale perfezione.

Ma quella che i pubblicitari dipingono non è la realtà.

E’ stata emblematica la vicenda in questi giorni di Diane Keaton e che riportiamo dal sito d.Repubblica.it

Diane Keaton ci è sempre piaciuta per il talento, l’intelligenza e la classe incredibile che le ha permesso, contrariamente a tante colleghe, di affrontare il tempo che passa senza ricorrere alla chirurgia estetica. E infatti salita sul palco alla serata dei Golden Globes per ritirare al posto di Woody Allen il Cecil B DeMille Award la diva 68enne a sfoggiato con naturalezza le sue rughe che raccontano una vita, privata e professionale, molto intensa. Ma mentre su twitter salivano i cinguettii positivi sulla sua performance hanno iniziato a giungere tweet di critica nei confronti del marchio L’Oréal Paris, sponsor della serata, che proprio in contemporanea divulgava uno spot tv per il prodotto Age Perfect Glow oil con una Diane Keaton dal viso liscio. La polemica si è scatenata con gli utenti che scrivevano “no filter on the #GoldenGlobes cameras’ applaudendo il fatto che Diane fosse apparsa con il suo viso “naturale”. Un vero peccato perché la scelta di Diane Keaton come testimonial, fatta già nel 2006, è sempre stata vincente visto il rispetto che la star gode tra le donne. In realtà anche nello spot si colgono delle rughe ma le luci morbide ingentiliscono il viso e il regista ha forzato la mano sull’effetto “velato”. A questo punto il brand ha la strada tracciata: deve ridare a Diane le sue rughe. Le donne ringrazieranno.

 

Vogliamo far crescere le nostre ragazze in un mondo in cui l’omologazione non deve aver motivo di esistere, e per farlo abbiamo bisogno di non venire bombardate quotidianamente da immagini che nulla hanno a che fare con la realtà.

La vita è un’altra cosa.

La vita è bella quando ci si apprezza per quello che si è.

Proprio come ha fatto Diane Keaton, che ha mostrato con orgoglio le proprie rughe.

Nessuno può cancellare chi siamo, nemmeno un gioco, nemmeno photoshop.