14043031_strage-del-rapido-904-secondo-pm-tot-riina-il-mandante-0L’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage sul Treno Rapido 904invita la cittadinanza a partecipare alla cerimonia commemorativa che si terrà il 23 dicembre alla stazione di Napoli Centrale alle ore 12.15.

Lo Stato centrale non  sarà presente e questa assenza sembra ancora più pesante alla luce dei nuovi fatti giudiziari, a 29 anni dall’attentato,  che vedono imputato Salvatore Riina come mandante della strage di Natale.

Nell’ inchiesta della Dda di Napoli, infatti,  sarebbe emerso che per la strage del Rapido 904 sarebbe stato utilizzato lo stesso tipo di esplosivo adoperato successivamente per la strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta.

 

E’ importante ricordare per dare un “senso” ai fatti tragici stragisti in un periodo storico fragile come questo che affonda in un passato altrettanto fragile e non ancora chiarito storicamente e politicamente.

 

Memoria ed identità sono legati indissolubilmente e ricordare è come mettere un punto fermo nella storia per ritrovare, o forse trovare, un’etica comune, pubblica e condivisa e finalmente una memoria storica.

 

Commemorare è ricordare, far rivivere il passato per capire quanto ha influito nel presente, quali sono le verità appurate, quali invece sono confinate nell’oblio dei segreti, dei depistaggi, delle verità ancora non raggiunte.

 

Commemorare è onorare le vittime, i morti innocenti elaborando il lutto e sostenere quelle che oggi vivono fra la sofferenza del ricordo e dei danni fisici conseguenti all’attentato e che ci ricordano ogni giorno che quel passato ancora vive e fa male.

 

Commemorare è scegliere e chi non è presente ha forse scelto il silenzio.

 

Commemorare è anche prendere il posto o sostenere di chi si ritira estenuato dalle lungaggini ed incertezze delle vicende processuali, dagli insuccessi delle indagini, e dal senso di abbandono da parte dello Stato

 

 

Noi Ricordiamo:

 

È il 23 dicembre del 1984.

Il treno rapido 904, partito da Napoli alle 12,55 e diretto a Milano, ha appena imboccato la Grande Galleria dell’Appennino tosco-emiliano, tra le stazioni, di Vernio e San Benedetto Val di Sambro.

Il treno è affollatissimo, mancano solo due giorni a Natale e tantissimi hanno deciso di trascorrere le festività al Nord.

Una galleria di 19 chilometri, dritta che permette di raggiungere elevate velocità

Poco prima del punto in cui dieci anni prima era avvenuta la strage dell’Italicus.

 

Alle 19,08 una esplosione squarcia le carrozze centrali, proprio nel mezzo della galleria.

La detonazione fu causata da una carica di esplosivo radiocomandata, posta su una griglia portabagagli del corridoio della 9ª carrozza di II classe, proprio al centro convoglio: l’ordigno era stato collocato sul treno durante la sosta alla stazione di Firenze Santa Maria Novella.

Nel tunnel l’effetto della detonazione venne amplificato: lo scoppio, avvenne a metà della galleria rendendo difficoltosi i soccorsi, coordinati in modo encomiabile dal personale del treno.

Il fragore dello scoppio, la rottura dei vetri e delle lamiere

Poi il silenzio, assoluto.

Secondi irreali che precedono il caos.

Salta la corrente elettrica, c’è buio, freddo ed una immensa coltre di fumo.

 

Raccontano i testimoni:

 

che è successo? Cosa diavolo è successo? Perché è successa questa cosa? È caduta la galleria? Che diavolo è successo?

 

urla di disperazione, di dolore, di terrore; gente in preda al panico che salta giù dal treno; c’è chi scappa, senza sapere dove, senza realizzare che la galleria è troppo lunga per poterne uscire a piedi, in una direzione come nell’altra; ma non importa, conta solo fuggire, allontanarsi dal quel pandemonio:

Ci fu quel rumore terribile successe un macello pazzesco: cose che ci caddero addosso, un rumore enorme.

 le prime parole, appunto, che ricordo è Antonio che dice: “È un macello, è un macello, aiuto, un macello!”

 

C’è stato un bagliore fortissimo una luce fortissima che ha attratto la mia attenzione alle mie spalle.

Mi sono girato d’istinto, il vetro è andato in frantumi e alcuni pezzi mi hanno preso sul viso, come vedi. Istintivamente mi sono coperto la nuca con le braccia – tant’è vero che le braccia sono la parte più colpita – poi sono caduto per terra sulle ginocchia di mia madre, siamo rimasti lì diversi minuti, credo ci sia stata una specie di scossa elettrica o qualcosa del genere….. Io avevo un buco in un’arteria che zampillava, c’era il sangue che zampillava fuori.

…Io non riuscivo ad aprire gli occhi perché avevo tutte le palpebre – le vedi, sono tutte ricucite – piene di frammenti …Le urla che sentivo intorno a me, gente che correva dovunque, gente che mi calpestava. Io ero steso per terra con la testa sulle ginocchia di mia mamma seduta dietro di me; la gente correndo nel buio mi calpestava e io non avevo nemmeno la forza di urlare

 

 Stavo leggendo il giornale e stavo seduto lato corridoio. Improvvisamente un vento fortissimo in faccia, chiudo gli occhi istintivamente. Mi ricordo che immaginavo che qualcuno avesse aperto il finestrino e stava entrando tutta terra che mi andava in faccia. In realtà erano i vetri che mi andavano tutti su questo lato qua. ….Gente che ci passava davanti insanguinati, non si sapeva niente, perché poi non si vedeva niente nella galleria…. Mi ricordo le voci che arrivavano da lì: voci che chiedevano aiuto e… fu brutto.

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 15 morti e 267 feriti. In seguito, i morti sarebbero saliti a 17 per le conseguenze dei traumi

  • Giovanbattista Altobelli (51 anni)
  • Anna Maria Brandi (26 anni)
  • Angela Calvanese in De Simone (33 anni)
  • Anna De Simone (9 anni)
  • Giovanni De Simone (4 anni)
  • Nicola De Simone (40 anni)
  • Susanna Cavalli (22 anni)
  • Lucia Cerrato (66 anni)
  • Pier Francesco Leoni (23 anni)
  • Luisella Matarazzo (25 anni)
  • Carmine Moccia (30 anni)
  • Valeria Moratello (22 anni)
  • Maria Luigia Morini (45 anni)
  • Federica Taglialatela (12 anni)
  • Abramo Vastarella (29 anni)
  • Gioacchino Taglialatela (50 anni deceduto successivamente per le lesioni  riportate)
  • Giovanni Calabrò (67 anni deceduto successivamente per le lesioni riportate)

Esperienza traumatizzante per i superstiti che si domandano quale sia il senso di questa strage:

Raccontano i testimoni:

Vedere in carcere chi ha materialmente messo la bomba o chi ha organizzato questa strage non mi avrebbe dato nessun appagamento.

Mi darebbe grande appagamento scoprire la verità sul vero perché è stata organizzata questa strage, sui veri motivi alla base delle varie stragi italiane di quel periodo. Credo che nessuno lo scoprirà mai e questo è ciò che mi fa più male: il fatto che l’Italia continui ad essere una nazione fatta di misteri e di veleni, di… di segreti di Stato,  di collusioni….

 

Volevo capire fino in fondo a chi giova fare una cosa del genere, insomma. Non mi è chiaro, non mi è stato chiaro. Però non voglio approfondire proprio più, ormai è passato il tempo…. Non bisogna dimenticare, però non lo so fino a che punto non bisogna dimenticare. Perché per uno che ha subito, se se lo scorda è meglio, insomma.

 

Sono manchevoli le istituzioni nei nostri confronti, sono assenti, non ci aiutano, non ci patrocinano…. E quindi da questo punto di vista io sono abbastanza arrabbiato con le istituzioni. In particolare con alcune figure…. Noi non possiamo ricordarci che ci sono stati dei morti e che c’è gente che vive con i segni visibili e non visibili di quello che è successo quella volta e ce lo ricordiamo solo il 23 dicembre. Noi siamo familiari delle vittime e vittime ogni giorno dell’anno e ogni giorno della nostra vita. E non sta bene, secondo me, che soltanto in un giorno le istituzioni si ricordino di noi.

 

Dall’Associazione dei familiari una certezza: «Gli atti eversivi erano diretti a distruggere lo Stato, siamo creditori nei suoi confronti».

 

 

La storia, prevalentemente giudiziaria,  non ha ancora fatto piena luce sui fatti di questa strage che viene definita dai magistrati che se ne sono occupati «uno degli episodi più inquietanti del recente passato del nostro Paese», un vero e proprio «crimine contro l’umanità», tra la vecchia strategia della tensione e le nuove stragi di mafia poi proseguite negli anni successivi.

La strage del 904 è una vicenda molto complessa, passata fra numerosi processi gradi di giudizio, che ha visto protagonisti: elementi di spicco della mafia,  boss di camorra, esponenti della destra a personaggi di altro genere tra servizi, nazionali ed internazionali e P2, per poi vedere condannati per strage in via definitiva solo il faccendiere Pippo Calò, cassiere di “cosanostra”  ed il suo collaboratore Guido Cercola.

 

Il tutto in un torbido intreccio  di fatti, rapporti, complicità, rivelazioni poi ritrattate, condanne seguite da assoluzioni.

Tuttavia la connotazione politica degli  imputati, i collegamenti con la destra eversiva, le mancate informazioni dei servizi segreti,  lasciano capire come l’ obiettivo fosse duplice: rinforzando sistemi criminali che tendono ad organizzare propri ordinamenti particolari protesi a sostituire l’ ordinamento generale si cerca di abbattere lo Stato.

 

L’Italia del 1984 è quella che deriva dal patto costituzionale post-bellico ma che già vede la crisi degli equilibri politici di quella che viene definita  “Prima Repubblica.

 Presidente del Consiglio è il socialista Bettino Craxi ed il presidente della Repubblica è Sandro Pertini, all’opposizione Berlinguer e De Mita.

Allora come ora i nodi cruciali della politica erano le riforme costituzionali improntate sul decisionismo craxiano: necessità di un governo “forte”, di“stabilità” e di “governabilità”.

Sul piano economico e sociale, si registrava una forte crescita della disoccupazione, soprattutto operaia e giovanile e l’aumento del debito pubblico.

Compare Berlusconi che grazie ai favori di Craxi conquista di Retequattro e riesce ad evitare l’oscuramento delle reti Fininvest.

La politica era scossa dalla relazione della Commissione parlamentare sulla loggia P2, presieduta da Tina Anselmi, ed il ministro del Bilancio, Pietro Longo fu costretto a dimettersi.

Arrivarono a sentenza le indagini sulla strategia della tensione, la banda della Magliana venne decapitata dei suoi vertici  Scoppiò il terremoto dei 366 mandati di cattura persone indicate da Buscetta come elementi appartenenti o in rapporti con la mafia.

Lo stesso Buscetta  parlò a Falcone del suo sospetto «che sarebbe successo qualcosa di grosso per l’intenzione della mafia di distogliere … l’attenzione delle forze di polizia».

 

La fragilità dello Stato aveva aperto varchi  a poteri paralleli, a criminalità organizzata, ad inquinanti contaminazioni  nei sistemi di difesa e di sicurezza.

 

Nel frattempo la corruzione imperversava ed avrebbe portato al processo ”mani pulite” ed alla “picconatura della prima repubblica.

 

 

La strage del Natale di sangue del 1984 è una delle pagine più oscure della Repubblica e forse anche quella di cui meno si parla sia da parte della politica, degli storici e dei media.

Il  23 dicembre 2003 fu inaugurata la targa commemorativa nella stazione di Napoli, davanti al binario 11 da cui partì il treno rapido 904 per Milano.

 

Sulla targa è inciso:

La forza del ricordo e della verità perchè mai più avvengano stragi

Tenere viva la memoria perchè la storia che si dimentica si ripete

 

Non  dimenticare, per dare un senso a quelle morti e per non rivivere tragedie simili

 

Perché ciò sia possibile è fondamentale che lo Stato dopo quasi trent’anni trovi il coraggio e l’onestà di rimuovere i segreti per un patto nuovo e maturo coi cittadini.

Solo allora sarà possibile elaborare il lutto di questa e di tutte le stragi e ritrovare una memoria identitaria collettiva

 

 

 

 

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