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opera di Alice Pasquini

Si accendono i riflettori.

Oggi 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne.

E noi, qui in Italia, non abbiamo nemmeno un ministero dedicato alle pari opportunità.

L’avevamo sì, ma il governo ha deciso di ridurlo a una delega.

E così sia.

Oggi 25 novembre combattiamo la violenza.

Fioriranno, come se fosse primavera, articoli sui giornali.

Gli stessi giornali che poi per 364 giorni all’anno, quando parlerannno di violenza, non useranno un linguaggio adeguato.

Le vittime subiranno la scansione morbosa delle proprie vite, perché è normale per molti giornalisti andare alla ricerca del cavillo che spinge l’uomo alla violenza.

Se si tratta di uno stupro poi, aspettiamoci di sapere se la donna in questione portava una minigonna, se aveva bevuto , se aveva provocato.

Perché troppo spesso, per molte testate , la vittima diventa causa del suo male.

Oggi 25 novembre.

Oggi tutti moderati con il linguaggio, poi domani Zitta tu che sei una donna, La bella deputata, Di sicuro per arrivare lì l’ha data, Una donna senza figli è una donna incompleta e molto altro ancora, al punto che si dovrebbe aprire un blog dedicato per raccogliere tutto il sessismo che serpeggia nella vita reale.

Oggi occhi pesti, donne rannicchiate in ogni dove e mai una volta che l’immagine venga focalizzata su colui che perpetra la violenza.

Oggi è un po’ come Natale, siamo tutti più buoni.

Poi domani ci rivediamo di nuovo qua e in molti altri luoghi a denunciare, ad arrabbiarci, a non tollerare più certe narrazioni.

Oggi 25 novembre.

Domani, ancora.