opera di Alice Pasquini

opera di Alice Pasquini

Ieri parlavamo di #tempipruriginosi e nel corso della giornata, fortunatamente, ci siamo imbattute in punti di vista non omologati alla narrazione che si sta facendo in questi giorni sul giro della baby prostituzione.

Oggi li vogliamo condividere con voi.

Un po’ di ossigeno:

Giulio Cavalli:

Il tempo delle seghe

Mi piacerebbe sapere quanto tempo ancora decideremo di concedere alla masturbazione collettiva che sui quotidiani si sta scaldando sotto lo scandalo delle baby prostitute del Parioli. Mi chiedo (come sottolineano anche su DonneViola) se forse sarebbe anche il caso di spendere una parola che sia una sui facoltosi clienti che probabilmente si concedevano un pompino di mezzo pomeriggio prima di andare a prendere le proprie figlie a scuola, se non ci interessano anche loro, i fruitori, che sono tutta l’onta di chi è forte del bisogno degli altri per soddisfarsi. Mi chiedo se non sarebbe il caso di essere, almeno noi e quelli che ne scrivono, meno pruriginosi parapedofili di quei clienti poiché questo spaccio di intercettazioni e mezze foto ha la stessa natura perversa. Mi chiedo quanti di quelli che leggono queste notizie non siano sani portatori di sdegno che sotto mentite spoglie possono sfamare gli istinti più bassi con la libertà di chi “legge le cronache”, trovando un po’ di solletico da youporn senza aprire youporn: bastano i quotidiani.

Lo smercio di un prodotto viene legittimato dalla cura e dai modi che ne determinano la diffusione. E con queste ragazzine la pedofilia non è mai stata così à la page.

Angela Azzaro:

Dalla parte delle ragazze che si sono prostituite

Sulla necessità di cambiare ottica sulle ragazze coinvolte in un giro di prostituzione ha già scritto benissimo Alessandra Di Pietro. Invece che puntare il faro su di loro, la giornalista chiede di guardare al cliente, a quegli affermati professionisti disposti a spendere cifre molto alte pur di andare a letto con minorenni. Io invece vorrei restare su di loro, su queste ragazze. Anche in questo caso però cambiando punto di vista. Non di chi le guarda dall’alto, di chi le giudica. Ma di chi sta totalmente dalla loro parte.

Un tempo stare dalla parte delle bambine voleva dire contrastare gli stereotipi di genere, affermando al contempo la libertà sessuale delle donne e del loro corpo. Il corpo è mio e lo gestisco io, è un leit motiv che, se prima suonava come un vecchio slogan, oggi ci sembra avanguardia pura. Perché la contorsione di tante battaglie è diventata un giudizio moralistico su qualsiasi forma utilizzo del corpo e della sessualità che non rientri nella morale fondata sulla famiglia e sul rapporto di coppia tradizionali. Naturalmente qui le cose si complicano perché le protagoniste sono ragazze molto giovani, la cui libertà di scelta va problematizzata dentro un’età delicata della vita.

(continua, cliccate sul titolo)

Chiara Centamori:

Niente sesso, siamo giovani.

E’ qualche giorno che impazza sui giornali e in tv lo scandalo delle “baby squillo” e la cosa mi ha immediatamente fatto venire una leggera ma persistente forma di orticaria.
Così, tra una poppata e l’altra alla mia baby squillante di un mese giusto oggi, ho scritto di getto un pensiero sui gggiovani, sul sesso, sul nostro modo di vederlo e sul pessimo modo di parlarne e consumarlo. (Subito dopo c’è stato anche l’affaire Paolini ma ho preferito soprassedere anche se, per certi versi, queste parole si adattano anche a questa vita disgraziata).

Non dovremmo stupirci e colpevolizzare adolescenti che esprimono curiosità e desiderio sessuale e che fanno immani cazzate con enorme leggerezza (peraltro facilitati dalla nostra distrazione, ignoranza e resistenza alla loro crescita).
Dovremmo piuttosto non dare tregua agli adulti che trovano appetibile fare sesso con un minore e sono disposti a pagare per concedersi questo sfizio.
Sono tanti, sono troppi, sono ovunque intorno a noi, nascosti nelle pieghe della nostra normalità ipocrita che preferisce tenere i ragazzi il più a lungo possibile lontani dalla sessualità, piuttosto che renderli edotti e capaci di compiere scelte consapevoli, capire cosa è buono e cosa no.
E sì i social network facilitano, sì i cattivi esempi e la società dei consumi non aiutano, ma queste cose non sono la causa del problema.
La causa siamo noi, gli adulti, ed è da noi che deve arrivare se non la soluzione, almeno un segnale forte di cambiamento.
Magari si potrebbe partire dal linguaggio e dalla non amplificazione mediatica di dettagli pruriginosi ad uso e consumo dei voyeur e di tutti i “vorrei ma non ho il coraggio, mi accontento del racconto, ditemi di più, di più…”.
Oppure potremmo cominciare a ribadire che fare sesso può essere appagante anche se non c’è l’Amore purché ci sia divertimento, rispetto, reciprocità e attenzione alla salute.
E questo vale ad ogni età ma ancora di più in quella in cui fare esperienza è un mantra quotidiano, in cui tutti noi siamo stati almeno una volta in bilico su quel limite tra bene e malissimo, così grigio, così fumoso, così noioso.
E potremmo con l’occasione riflettere su come cerchiamo con ogni mezzo di evitare il conflitto, senza pensare alla più diretta conseguenza: si perde, da entrambe le parti, la capacità di dire “no, questo non mi piace, non lo faccio, non lo fai” con tutto il carico di responsabilità che comporta.

(continua cliccate sul titolo)

Cambiare ottica è possibile, basta volere uscire dagli schemi.

Basta forse, semplicemente, tornare ragazzi.