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People walk past a poster bearing a message against rape on a street of Nairobi, Kenya.

Stupratori condannati a tagliare l’erba.

Questa la pena inflitta in Kenia agli aggressori di Liz, costretta dal giorno della violenza a vivere su una sedia a rotelle.

Liz rientrava dalla veglia per il funerale del nonno, ha incontrato sulla strada sei ragazzi tra i 16 e i 20 anni e capendo subito le loro intenzioni ha cercato di scappare.

Tentativo vano perchè i ragazzi l’hanno raggiunta, l’hanno presa a calci e pugni e poi violentata a turno.

Dopodichè l’hanno gettata in un pozzo-latrina.

Liz è riuscita a risalire attraverso i punti di appoggio presenti nel pozzo, lasciati dagli operai che l’avevano a suo tempo costruito.

E’ stata soccorsa e la popolazione del villaggio si è unita per catturare gli stupratori; cosa che è avvenuta, ma che non ha dato i risultati sperati.

Infatti la polizia li ha liberati dopo aver fatto tagliare loro l’erba della stazione di polizia.

A Liz invece è stata inflitta, a causa della violenza subita, un’altra punizione.

Dopo una settimana di cure, infatti, Liz non riesce ancora a camminare.

La mamma ha dovuto vendere i polli,  unica fonte di reddito della famiglia, per portare la figlia in un ospedale della zona più specializzato.

Il medico di questo ospedale ha sottovaluto il problema e ha prescritto a Liz dei cicli di fisioterapia.

La madre, capendo invece la vera entità del problema, non si è data pace, ha ipotecato i terreni della famiglia e l’ha portata in una clinica in città, dove a Liz è stata diagnosticato un danno alla colonna spinale.

Noi siamo venute a conoscenza di questa storia dall’articolo del Guardian che trovate qui.

Il giornalista Daniel Howden, dice che questa storia non sarebbe mai venuta alla luce senza l’interessamento di Jared Momanyi che gestisce alcune cliniche in Kenia, che si occupano delle vittime di violenza sessuale .

Jared scosso da questa vicenda ha chiamato un giovane giornalista del Dayli Nation che lo ha aiutato a diffondere la notizia.

Liz ora si trova su una sedia a rotelle, e deve convivere con il trauma subito.

Nebila Abdulmelik, attivista per i diritti delle donne a Nairobi, ha lanciato una petizione online con il gruppo campagna internazionale Avaaz , che ha che ha raggiunto più di 660.000 firme.

Avaaz e le sviluppo e comunicazione di rete delle donne africane (Femnet), di cui Abdulmelik è membro, prevede nella giornata di mercoledì di picchettare il ministero della giustizia e della sede della polizia a Nairobi, dove i volontari taglieranno l’erba in segno di protesta per il trattamento del caso di Liz.

Ben otto su dieci donne keniote hanno subito violenza fisica e / o abuso durante l’infanzia. Un rapporto della Commissione nazionale del Kenya per i diritti umani nel 2006, ha scoperto che una ragazza o una donna viene violentata ogni 30 minuti.

La vicenda di Liz  è avvenuta a giugno.

Se non fosse stato per l’impegno di volontari e giornalisti la sua storia sarebbe rimasta sommersa, come mille altre storie.

E’ nostro dovere diffondere quanto avviene intorno a noi, anche se a volte in Italia è difficile reperire notizie su quanto avviene nel mondo.

La stampa nostrana spesso si arrovella su fatti triti e ritriti , su gossip politici ma a noi piacerebbe venire  a conoscenza anche di quanto accade intorno a noi.

L’umanità è una sola e tutti insieme dobbiamo salvaguardarla.

#FacciamoRete ma soprattutto impariamo a non chiudere gli occhi.

http://www.theguardian.com/world/2013/oct/26/rape-kenya-women-crime-campaign