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Ilaria non sei sola

22 ottobre 2009.

Stefano Cucchi muore in prigione dopo una settimana dal fermo.

Stefano entrò in prigione senza alcuna lesione. Pesava 43 kg.

Il 22 ottobre ne pesava 37 e presentava diversi ecchimosi alle gambe, al viso, all’addome ed al torace.

Furono rilevate una frattura della mascella, un’emorragia alla vescica e due fratture alla colonna vertebrale.

 In prigione Stefano Cucchi probabilmente si è fatto male da solo.

E’ questo che da parecchi anni ci voglio far credere.

E’ da 4 anni che la famiglia di Stefano sta subendo un calvario che non si merita.

Lo Stato che lo doveva tutelare è venuto a mancare.

Le foto, che la famiglia hanno fatto girare per ristabilire la verità, parlano chiaro.

Ilaria Cucchi in questi anni si è impegnata per ristabilire la realtà.

Stefano l’abbiamo conosciuto attraverso i suoi occhi sinceri.

Tutti sappiamo che Stefano era stato prigioniero della cocaina. Tutti sappiamo che questa è una dipendenza occulta per massima parte, fino a quando non si manifesta in modo eclatante. Tutti sappiamo che Stefano, in quegli ultimi anni, ha condotto una vita assolutamente normale, della quale vi è ampia ed incontestabile documentazione.
La Corte si é stancata di vedersi sfilare davanti impiegati comunali, medici, parenti ed amici, famigliari, baristi, benzinai, istruttori e compagni di palestra, finanche gli stessi carabinieri che lo arrestarono quella notte, e tutti a dire la stessa cosa: “stava bene, era molto magro, non aveva segni, era tranquillo, stava bene.”
Ma per alcuni lui sarà sempre un tossico, zombie, morto che cammina, addirittura malato di Aids!!!

Per Stefano e per tutte le persone morte di prigione noi continueremo a far sentire la nostra voce affinchè a nessuno possa capitare quello che è successo a loro.

Continueremo a chiedere che in Italia venga introdotto il reato di tortura.

E vigliremo su quanto sta avvenendo in parlamento a proposito dell’iter di tale legge  e che Amnesty spiega qui :

19 settembre 2013- Amnesty International Italia e Antigone hanno espresso disappunto per la definizione di tortura contenuta nel testo in discussione alla Commissione Giustizia del Senato, in quanto difforme dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. “Se questa definizione fosse introdotta nella legislazione penale, un singolo atto di tortura non sarebbe sufficiente a punire i torturatori” – hanno dichiarato le due associazioni.

Secondo l’ultimo testo unificato del disegno di legge sull’introduzione del delitto di tortura nel codice penale, presentato il 17 settembre dal relatore Nico D’Ascola (Pdl), per esservi tortura vi sarebbe infatti bisogno che vengano commessi “più atti di violenza o di minaccia”. Un solo atto del genere potrebbe dunque consentire di evitare una condanna. Si tratta di una definizione che ricorda tristemente una formulazione proposta nel 2004 dalla parlamentare della Lega Nord Carolina Lussana.

Continueremo a pretendere che le persone che abusano del proprio potere vengano allontanate dai loro incarichi di stato.

Non accetteremo mai la sospensione temporanea, come si paventa per gli agenti, già liberi tra l’altro, condannati per l’omicidio di  Federico Aldovandi.

Continueremo a volere scritta la verità.

Continueremo a pretenderla.