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Quando le televisioni spegneranno i riflettori su ogni singolo evento, su ogni singola giornata di lutto cittadino, regionale o nazionale, quando finiranno le passerelle fra i cadaveri da parte di politici che neppure vogliono mettere in discussione le nostre leggi disumane sul diritto d’asilo, allora si apriranno i libri di storia.

La storia ci giudicherà, per ogni singolo morto per la guerra e dalla guerra: il mediterraneo non sarà più la culla della cultura ma il teatro dell’efferatezza della società occidentale che lascia il rifugiato politico nelle mani della immigrazione clandestina.

Contro ogni diritto del rifugiato politico, ad iniziare dall’art. 14 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 che recita:

 

Ogni individuo ha il diritto di cercare e godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni”

 

 

la Convenzione  relativa allo status dei rifugiati del 1951, definisce rifugiato chi:

  • ha fondato motivo di temere la persecuzione a motivo della sua Razza, Religione, Nazionalità, Appartenenza ad un particolare gruppo sociale, Opinione politica;
  • si trova al di fuori del suo paese d’origine e non può o non vuole avvalersi della protezione di quel paese, o ritornarvi, per timore di essere perseguitato.

La Convenzione che regola gli aspetti specifici dei problemi dei rifugiati in Africa, dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA) adottato nel 1969, definisce rifugiato:

ogni persona che sia costretta a lasciare il paese d’origine a causa di aggressione esterna, occupazione, dominio straniero o gravi turbamenti dell’ordine pubblico, in tutto o in una parte del paese d’origine o di cittadinanza.

Solo nel 1984 una conferenza di rappresentanti di governi latino-americani ed eminenti giuristi ha adottato la Dichiarazione di Cartagena che si ispira alla dichiarazione OUA integrando la Dichiarazione del 1951 con queste considerazioni:

Le persone che fuggono dai loro paesi “perché le loro vite, la loro sicurezza o la loro libertà sono state minacciate da una violenza generalizzata, un’aggressione straniera, un conflitto interno, una violazione massiccia dei diritti dell’uomo o altre circostanze che abbiano gravemente turbato l’ordine pubblico”.

Il diritto di un rifugiato ad essere protetto contro il rimpatrio forzato è stabilito nella Convenzione del 1951:

 nessuno Stato contraente potrà espellere o respingere (‘refouler’) in alcun modo un rifugiato verso le frontiere dei luoghi ove la sua vita o la sua libertà sarebbe minacciata a causa della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza ad una particolare gruppo sociale o delle sue opinioni politiche ”. Articolo 33

 

Il rimpatrio è anche proibito dalla Convenzione contro la tortura ed altre forme di trattamento e punizione crudeli, disumane o degradanti (articolo 3), dalla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 (Art. 45, paragrafo 4), dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (articolo 7), dalla Dichiarazione sulla protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate (articolo 8), e dai Principi sulla effettiva prevenzione ed investigazione delle esecuzioni extra giudiziali, arbitrarie e sommarie (Principio 5)

 

Nel 1967 l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una Dichiarazione sull’asilo territoriale rivolta agli Stati:

 

Ogni individuo ha diritto di cercare e godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni”. Art. 14(1)

Sulla base delle convenzioni sui rifugiati, l’UNHCR ha stabilito i  diritti chiave per la protezione dei rifugiati:

 

  • il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale
  • il diritto a cercare e godere asilo
  • la libertà dalla tortura o da forme di trattamento e punizione crudeli, disumane o degradanti
  • la libertà dalla schiavitù e dalla servitù
  • il riconoscimento come persona di fronte alla legge
  • la libertà di pensiero, coscienza e religione
  • la libertà dall’arresto e dalla detenzione arbitrari
  • la libertà da ogni interferenza arbitraria nella vita privata, nella casa, nella famiglia
  • la libertà di opinione ed espressione
  • il diritto all’istruzione
  • il diritto a partecipare alla vita culturale di una comunità

Su  questi principi si apriranno i tribunali della storia e tutti in Europa dovremo rendere conto delle tragedie nel mediterraneo, raccolte una ad una, in base a quando pubblicato nella stampa, nel blog di Gabriele Del Grande  Fortress Europe

http://fortresseurope.blogspot.it/2012/04/ragazzi-di-tunisi-dispersi-al-largo-di.html

Allora renderemo conto delle 19.142 persone decedute nel mare nostrum, di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011 e saremo coperti dall’infamia delle leggi del governo italiano, da molti  tribunali italiani ritenuta incostituzionali ma per le quali si e’ espressa in modo favorevole la Corte Costituzionale affermando che non viola il canone della ragionevolezza e dichiarando pertanto inammissibili le questioni di legittimità sollevate.

La legge Bossi Fini prevede che:

  • l’espulsione, emessa dal Prefetto della Provincia dove viene rintracciato lo straniero clandestino, sia immediatamente eseguita con l’accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica.
  • il rilascio del permesso di soggiorno alle persone che dimostrino di avere un lavoro per il loro mantenimento economico.

A questa regola generale si aggiungono i permessi di soggiorno speciali e quelli in applicazione del diritto di asilo.

La norma ammette i respingimenti al Paese di origine in acque extraterritoriali, previsti dagli accordi fra Italia e Paesi limitrofi, mediante l’azione della polizia dei vari stati, che permette il rimpatrio immediato delle navi dopo identificazione.

nel Rapporto Annuale 2006, Amnesty International ha sottolineato criticità nella legge per quanto riguarda i respingimenti, che sarebbe in violazione alle norme di diritto internazionale.

Purtroppo, quando mancano  stati e  solidarietà umana hanno gioco facile i trafficanti di esseri umani, privi di scrupoli che fanno vantaggiosissimi affari dalle tragedie.

Aderiamo pertanto a questo appello, promosso da Melting Pot Europa, rivolto all’Europa affinchè venga istituito un canale umanitario per il diritto d’asilo, coscienti che sia solo un primo passo per la tutela delle vittime.

Vittime dello sfruttamento, degli affari, delle speculazioni e degli accaparramenti, delle espropriazioni, degli armamenti e delle conseguenti guerre

 

Appello per l’apertura di un canale umanitario per il diritto d’asilo europeo

 

 

Ai Ministri della Repubblica, ai presidenti delle Camere, alle istituzioni europee, alle organizzazioni internazionali

A cadenza ormai quotidiana la cronaca racconta la tragedia che continua a consumarsi nel mezzo del confine blu: il Mar Mediterraneo.
Proprio in queste ore arriva la notizia di centinaia di cadaveri raccolti in mare, ragazzi, donne e bambini rovesciati in acqua dopo l’incendio scoppiato a bordo di un barcone diretto verso l’Europa.
Si tratta di richiedenti asilo, donne e uomini in fuga da guerra e persecuzioni, così come gli altri inghiottiti da mare nel corso di questi decenni: oltre 20.000.

Lo spettacolo della frontiera Sud ci ha abituato a guardare l’incessante susseguirsi di queste tragedie con gli occhi di chi, impotente, può solo sperare che ogni naufragio sia l’ultimo. Come se non vi fosse altro modo di guardare a chi fugge dalla guerra che con gli occhi di chi attende l’approdo di una barca, a volte per soccorrerla, altre per respingerla, altre ancora per recuperarne il relitto.
Per questo le lacrime e le parole dell’Europa che piange i morti del confine faticano a non suonare come retoriche.

Perché l’Europa capace di proiettare la sua sovranità fin all’interno del continente africano per esternalizzare le frontiere, finanziare centri di detenzione, pattugliare e respingere, ha invece il dovere, a fronte di questa continua richiesta di aiuto, di far si che chi fugge dalla morte per raggiungere l’Europa, non trovi la morte nel suo cammino

Si tratta invece oggi di “esternalizzare” i diritti. Di aprire, a livello europeo, un canale umanitario affinché chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo direttamente alle istituzioni europee in Libia, in Egitto, in Siria o lì dove è necessario (presso i consolati o altri uffici) senza doversi imbarcare alimentando il traffico di essere umani e il bollettino dei naufragi.
Nessun appalto dei diritti, nessuna sollevazione di responsabilità ai governi europei, piuttosto la necessità che l’Europa si faccia veramente carico di evitare queste morti costruendo una presenza diretta e non terza che, fin dall’interno dei confini africani, possa raccogliere le richieste di chi chiede protezione per poi accogliere sul suolo europeo chi fugge ed esaminare qui la sua domanda.

Alle Istituzioni italiane, ai Presidenti delle Camere, ai Ministri della Repubblica, chiediamo di farsi immediatamente carico di questa richiesta.
Alle Istituzioni europee di mettersi immediatamente al lavoro per rendere operativo un canale umanitario verso l’Europa.
Alle Associazioni tutte, alle organizzazioni umanitarie, ai collettivi ed ai comitati, rivolgiamo l’invito di mobilitarsi in queste prossime ore ed in futuro per affermare IL DIRITTO D’ASILO EUROPEO

L’appello si può firmare in questo link:

http://www.meltingpot.org/Appello-per-l-apertura-di-un-canale-umanitario-per-il.html#.Uk5hnFO_SuT