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C’è una vicenda, sulla quale sono state anche pronunciate diverse interrogazioni parlamentari, che ci ha colpito particolarmente perchè dimostra in modo evidente che, nel contrasto alla criminalità organizzata, è certamente importante il ruolo personale e sociale di ciascuno nell’adempiere con onestà il proprio lavoro, ma è indispensabile il supporto dello Stato.

E’ una vicenda tutta italiana ed ha come protagonista Umberto Rapetto, ex colonnello, purtroppo ex, della Guardia di Finanza .

E’ stato un pioniere delle indagini informatiche creando il Gat (Gruppo anticrimine telematico), diventato poi Nucleo speciale per contrastare gli hacker e le truffe su internet, tanto da ricevere nel 2005, dall’allora Capo dello Stato Ciampi, il riconoscimento di Ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica.

La sua è stata una carriera con un curriculum di tutto rispetto costellato da numerosi successi contro la delinquenza informatica non certamente solo virtuale, pubblicazioni di prestigio e riconoscimenti internazionali civili e militari.

I problemi arrivano quando Umberto Rapetto ha indagato sulle slot machines del ‘gioco legale‘, installate negli esercizi pubblici.

Per cinque anni, Rapetto ha verificato l’attività delle organizzazioni che gestivano il gioco d’azzardo in Italia, verificando irregolarità sul pagamento dei tributi.

Nel 2012 il suo lavoro ha permesso l’arresto di 15 persone delle società dei videopoker accusate di danno all’erario per 98 miliardi, 456 milioni, 756 mila euro.

I Monopoli di Stato e le società concessionarie delle slot machine sono stati condannati per il mancato collegamento degli apparati alla rete dei giochi dell’anagrafe tributaria.

Forse il più importante risultato mai conseguito dalla Guardia di finanza nella storia, se ci fosse stato un posto vacante da senatore a vita a lui sarebbe dovuto essere assegnato.

Ma i fatti hanno da subito preso una piega diversa e molto strana.

(http://altocasertano.wordpress.com/2012/06/04/il-caso-umberto-rapetto/)

Dopo una condanna penale in Cassazione i giudici si sono rivolti alla Corte dei Conti per la determinazione del rimborso allo stato e con grande sorpresa i malfattori si sono visti ridurre la pena economica del 96,5%: avrebbero dovuto rimborsare cioe’ allo stato solo 2,5 miliardi di euro

….Avrebbero perche’ ancora non lo hanno fatto

Chi sono gli accusati?

Tra questi si incontrano alcuni manager pubblici per omesso controllo: il direttore dell’Aams l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato dell’epoca, Giorgio Tino, ora vicepresidente di Equitalia Gerit, e il direttore del settore giochi Antonio Tagliaferri, confermato alla direzione generale per i giochi di AAMS .

Oltre ai vertici dei monopoli vengono condannate anche società quali Bplus, la ex Atlantis World Group of Companies, società originaria delle Antille olandesi gestita dal catanese Francesco Corallo, la Cirsa Italia, la società Sisal Slot, Lottomatica, Gmatica, il gruppo Codere, HBG, Gamenet, Cogetech e Snai (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/fine-dei-giochi-maxi-multa-alle-slot/192113/)

La società Atlantis insieme ad altre quattro consociate, e’ “deputata dallo stato” a raccogliere il contante e poi pagare le tasse dovute.

Il proprietario della società atlantis è proprio quel Francesco Corallo, per i quale e’ stato disposto l’arresto nel corso dell’indagine Bpm condotta dal nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano nella quale erano coinvolti l’ex presidente di Bpm Massimo Ponzellini, anche lui finito agli arresti domiciliari, insieme a un suo ex collaboratore Antonio Cannalire, per associazione a delinquere e corruzione. Coinvolto anche il parlamentare Marco Milanese, in passato ufficiale della Guardia di Finanza e consulente dell’ex ministro dell’economia Tremonti.

E’ suggestivo ed impressionante l’incrocio tra politica e gioco d’azzardo, citiamo a titolo semplificativo una fonte (http://www.lettera43.it/politica/camera-la-lobby-politica-che-appoggia-le-slot-machine_4367596288.htm).

Come se non bastasse lo sconto tributario, lo Stato ha ulteriormente premiato gli artefici della truffa con omaggi dai vari governi Berlusconi che consistevano in premi percentuali in rapporto al fatturato: un articolo del fatto quotidiano del 2 giugno 2012 calcola questo premio in 285 milioni.

Nessun premio invece per il colonnello Rapetto.

Con incredibile coincidenza, appena resa nota la sentenza della Corte dei conti, che confermava l’efficacia delle sue indagini e condannava i responsabili del danno erariale, è arrivata la rimozione del colonnello Rapetto dall’incarico di comandante del Nucleo speciale, destinandolo alla frequenza di un corso di formazione al Centro alti studi Difesa dove insegnava da oltre 15 anni.

A questa vicenda che ha portato al suo congedo sono seguite numerose interrogazioni parlamentari e la risposta è venuta dall’ex ministro Grilli: Il trasferimento del colonnello Umberto Rapetto da capo del Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza è stata una necessaria disposizione che si è dovuta assumere nei riguardi di un ufficiale, il quale eccezionalmente aveva già da tempo potuto godere di ampi margini di permanenza di un incarico e di una stessa sede di servizio”.

“Chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno dato fiducia ma qualche minuto fa sono stato costretto a dare le dimissioni dalla Gdf, con un l’amarezza di un tweet Umberto Rapetto comunica l’abbandono dalla Pubblica amministrazione.

Concludiamo facendo nostro un suo tweet, inserendo però un punto interrogativo, anzi due o tre:

«verrà il giorno in cui le persone perbene potranno vantarsi di essere tali».

Vorremmo sapere possibilmente il giorno ed anche l’ora, perché la vicenda del gioco d’azzardo non si esaurisce qui.

Recentemente abbiamo appreso che nel decreto legge in cui tanto si parla di abolizione dell’imu c’e’ un altro regalo ai signori della truffa: forse due miliardi erano davvero troppi per gli evasori e lo stato arriva in loro soccorso con l’ennesimo condono che prevede la possibilità di sanare le penali per i disservizi del 2004-2007 con il solo 25 per cento del dovuto.

In questo modo lo stato prevede di incassare 611 milioni di euro.

Dai 98 miliardi, 456 milioni, 756 mila euro a 611 milioni c’e’ una bella differenza.

Quante imu si sarebbero potute abolire?

Quanti punti di iva si sarebbero potuti abbattere?

Quanti fondi si sarebbero potuti stanziare per le politiche sociali, in primis quelle a sostegno della prevenzione ai femminicidi?

Questa volta ha vinto la criminalità.

Aspettiamo anche noi quei giorni di cui parlava il Colonnello Rapetto

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