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Tutte le specie animali proteggono i loro piccoli.

E’ un istinto naturale che mira alla conservazione della specie.

Tutte eccetto la nostra, oggi.

Ai nostri bambini avveleniamo la vita: c’e’ la crisi e, proprio in Italia, sempre più frequentemente, le maestre segnalano che molti bambini non si alimentano adeguatamente e vanno a scuola saltando la cena. (http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2013/05/18/890300-poverta-frascaroli-bambini-saltano-cena.shtml.)

C’e’ la crisi e quindi aumenta il ricatto del lavoro al quale bisogna sacrificare la qualità della vita e dell’ambiente.

L’omertà e’ diffusa purtroppo ed a tacere per primi frequentemente sono gli stessi lavoratori dipendenti di grandi industrie;

anche se queste procurano danni ambientali e consistente inquinamento del territorio condizionando la salute di chi ci vive, bambini compresi, anzi soprattutto bambini, in accrescimento, i più vulnerabili.

 

Sembra aver colto tutti di sorpresa il risultato delle ricerche pubblicate nel mese di febbraio sulla rivista Mutagenesis, dell’Università di Oxford che attestano alterazioni del dna, secondario ad esposizione al benzene e ad altri componenti degli idrocarburi, nei bambini che abitano nella zona di Sarroch, paese situato in prossimità del gigante petrolchimico SARAS.

http://www.arrexini.info/di-saras-si-muore-una-ricerca-internazionale-svela-le-alterazioni-del-dna-nei-bambini-di-sarroch/

 

Non e’ risaputo quali conseguenze porteranno queste alterazioni cromosomiche e se saranno in grado, come e’ intuibile, di condizionare la vita futura di questi bambini.

Nè si conosce la reale diffusione del fenomeno, visto che l’area di studio della popolazione e’ inscritta in una zona di alto inquinamento ambientale, tra le più inquinata in Italia.

 

Tutti i bambini che risiedono in questa zona Sin presentano le stesse alterazioni cromosomiche?

Un dubbio simile non meriterebbe una risposta istituzionale?

Nel nord Sardegna inoltre esiste un’altra area Sin che provoca piu’ morti per inquinamento dell’Ilva di Taranto, non meriterebbero un analogo studio anche i bambini che risiedono in queste aree?

In Sardegna quattromila persone vivono nelle adiacenze dei poli industriali che hanno provocato inquinamento di un totale di 445mila ettari di terreno, più che in Campania, dove l’area interessata e’ di soli 345mila ettari.

Lo riferisce il dottor Vincenzo Migaleddu, responsabile in Sardegna dell‘ISDE (International Society of Doctors for the Environment)

In Sardegna vi sono 445mila ettari di terra contaminata, stiamo peggio della Campania che ne he 345mila. Nell’isola quattromila persone vivono vicino a siti industriali.

saras

 

Dobbiamo ringraziare di cuore tutti gli scienziati che puntano il dito contro i danni ambientali: Il dottor Migaleddu, sempre presente per diffondere dati inquietanti sull’inquinamento in Sardegna e gli scienziati di Oxford la cui scoperta ha avuto un effetto “shock” nella popolazione.

Gli unici a non conoscere la reale entità del problema inquinamento erano i sardi stessi, certo nei paesi adiacenti alla Saras si sentiva un odore particolare e pungente, a seconda dei venti, i pesci pescati erano praticamente immangiabili, la terra era più scura e la flora alterata, ma ci si faceva una abitudine.

Eppure chi di dovere sapeva che la popolazione maschile di Pula, Sarroch e Assemini corre un rischio più elevato di leucemie quasi triplo rispetto alle aspettative.

Lo denunciavano studi precedenti “Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Regione Sardegna” del 2006 (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_50_20051214122846.pdf) ed il rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinanti), promosso dal Ministero della salute e pubblicato nel 2012.

Chi di dovere sapeva ma si continuava a sponsorizzare l’immagine autoreferenziale della Saras mediante il gabbiano Gaby che recitava che tutte le iniziative della Saras sono eco – compatibili, sostenibili, ispirate a criteri etici e danno lavoro.

Ma anche morte

E certamente non si poteva accusare la grande industria.

Alle fuoriuscite ripetute di fumi neri c’era sempre una giustificazione logica e rassicurante. http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2012/11/06/news/inquinamento-nube-sulla-raffineria-saras-la-denuncia-di-legambiente-1.5983081

Silenzio anche quando i produttori delle zone limitrofe all’industria si ritrovano a dover coltivare ma non vendere alimenti inquinati, pomodori all’arsenico per esempio http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/la-saras-e-le-istituzioni-tra-arroganza-e-omerta/.

Massimiliano Mazzotta, regista che sulla Saras ha realizzato il documentario OIL, ha subito tentativi di sequestro del documentario ed una denuncia da parte della famiglia Moratti, nonostante i tanti premi e riconoscimenti ricevuti per il documentario.

Il documentario di inchiesta sul polo petrolchimico della Saras a Sarroch evidenzia temi ambientali, medici, economici, sociali e di sicurezza sul lavoro.

Come espressione di solidarietà al regista utilizziamo la sua immagine simbolo in questo nostro racconto e chiediamo che un documentario tanto avversato venga trasmesso nella televisione pubblica.

Perchè sia conosciuto ciò che avviene in Sardegna

Perchè siamo convinti che il più grande debito che abbiamo con le nostre generazioni future sia quello sulla salute e quello ambientale.

 

Questo che pubblichiamo è l’ultimo intervento presentato dal dott. Migaleddu in un recente incontro a Cagliari organizzato da SardignaLibera

 

 

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