progetto donna

Progetto donna.

Con questo nome cittadini di Decimomannu, cittadina in provincia di Cagliari e sede di una base militare di importanza strategica, hanno iniziato un percorso per coinvolgere tutta la popolazione sui temi del ruolo della donna nella società e nella vita pubblica locale, organizzando una serie di incontri e confronti.

Il primo di questi incontri si è svolto i giorni scorsi col titolo: Donna Decimo domani.

Sono state illustrate le finalità e lo spirito del progetto che vuole essere  il volano di una società che veda l’inserimento delle donne nella vita sociale basato sulle esperienze della vita quotidiana.

E’ stata sottolineata l’importanza del costruire una rete, virtuale e reale, che coinvolga tutta la cittadinanza, ormai assuefatta a frasi ad effetto della politica, per superare l’handicap che la società impone alle donne in termini di discriminazioni, violenza e mobbing.

E’ necessario quindi riacquisire i troppi spazi sottratti,  per migliorare la propria qualità di vita, personale e sociale,  e quindi per viverla meglio.

Il progetto si propone di promuovere iniziative per sensibilizzare la cittadinanza sul tema ambientale e della salute, partendo dal riciclo, dal risparmio energetico fino alla prevenzione della salute ed alla salvaguardia dell’ambiente, con iniziative semplici ed alla portata di tutti, chi sa trasmette la sua esperienza agli altri con corsi, racconti, scambi di esperienze anche antiche della tradizione culturale sarda.

Questo per consegnare un territorio alla generazione futura più sano e solidale;  e’ significativo che molti uomini partecipino a significare che la cittadinanza e’ spesso più matura della classe politica che la governa.

Se la politica fosse gestita anche dalle donne oggi non vedremmo questo fallimento della vita istituzionale e dei partiti, legato al fatto che la società civile non e’ rappresentata in modo adeguato: le donne rappresentano il 50% della società e come tali devono essere rappresentate, non in base a quote di legge ma per una coscienza matura della popolazione che sente di indicare come sua delegata una donna giudicata idonea.

Queste istituzioni, che vedono una esagerata ed anticostituzionale dominanza maschile, non possono essere rappresentative in quanto le donne sono una diversità e molte esigenze femminili sono dalle donne della politica meglio interpretate.

Oggi quindi viene a mancare quel patrimonio di esperienze, professionalità e competenze che sono una peculiarità delle donne nella vita sociale.

L’Italia e’ un paese atipico in Europa, a partire dal suffragio universale istituito nel nostro paese nel 1946, con trent’anni di ritardo rispetto ai paesi più evoluti.

Da allora le donne sono state artefici di numerose battaglie, quali quelle sul divorzio e sulla interruzione di gravidanza, ma il percorso e’ ancora lungo e deve  nascere dentro di noi una esigenza al cambiamento combattendo quella mentalità arcaica che frequentemente è insita nel modo di pensare delle donne stesse.

E’ necessario che le donne occupino alti livelli dirigenziali e degli affari e visto che questo mondo e’ vicino alla politca e’ logico che in questa  non siano adeguatamente rappresentate.

Sotto la spinta della UE anche in Italia sono state portate avanti leggi che garantiscono una rappresentanza femminile adeguata, ma le sole leggi purtroppo non bastano per spingerci al cambiamento che puo’ essere garantito solo da una cultura sociale che deve partire da una educazione collettiva, fin dalle scuole elementari.

Quante sono infatti le donne che hanno voce in capitolo nelle decisioni dei partiti?

Quante di queste portano avanti tematiche sociali che garantiscano le donne anche contro gli interessi immediati della linea politica dei partiti?

Un esempio concreto è la salute femminile ed in particolare quella malattia fortemente invalidante che e’ l’endometriosi, problema che contiamo di affrontare solidarizzando con l’A.P.E.  (http://www.apeonlus.com/)

Nel corso della riunione infine si e’ sottolineata l’importanza del sostegno alla raccolta firme per una legge di iniziativa popolare rifiuti zero che metterebbe fine ai viaggi delle navi dei veleni e degli inceneritori che avvelenano le nostre città (http://www.leggerifiutizero.it/).

Dobbiamo fare pace con questa società e con questo pianeta minacciato da interessi privati,  guerre ed inquinamento.

Per fare ciò le donne devono governare e la società deve essere in grado di scegliere chi fra queste le possa rappresentare meglio.

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