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La salute viene defini­ta dall’Organizzazione mondiale della sanità come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solamente l’assenza di malattia o di inabilità“, una condizione di armonico equili­brio funzionale, fisico e psichico dell’organismo dinami­camente integrato nel suo ambiente naturale e sociale.

La tutela della salute, bene primario per eccellenza, ha visto nel corso degli anni, ad iniziare dall’articolo 32 della costituzione, l’attuazione di norme e leggi che hanno portato ad un vero e proprio sistema compiuto ed organizzato su tutto il territorio nazionali.

Il sistema sanitario nazionale nasce in Italia con la legge 833/78 con la quale veniva sancito il diritto alla cura omogeneo in tutto il territorio nazionale e fruibile da chiunque in tutte le strutture.

Questa legge e’ stata innovativa e rivoluzionaria ed ha portato il sistema del welfare italiano ad essere tra i più avanzati e citati come esempio nel mondo.

Nel 1992 con la legge 502 nascono le Aziende sanitarie ospedaliere con l’intento di ottimizzare la rete territorio-ospedali ma che hanno creato quello strano connubio fra sanità e politica in quanto prevedevano al vertice aziendale la figura di un manager di nomina politica incaricato della nomina dei primari ospedalieri.

Certamente molti politici ed amministratori hanno gestito in modo virtuoso il bene pubblico ma purtroppo i fatti di cronaca attuali hanno focalizzato l’attenzione su fatti di corruzione e clientelismo che gettano discredito sul sistema a causa dello sperpero inaudito dei fondi pubblici.

Il rapporto sull’adempimento del mantenimento dei Livelli essenziali di assistenza relativo al 2009 ha dimostrato che solo 8 regioni italiane (Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Marche, Piemonte, Umbria, Veneto e Liguria) sono state in grado di garantire al 100% prestazioni e servizi sanitari.

Secondo il rapporto OCSE Health Data 2011 la spesa sanitaria corre più del pil, ha raggiunto nel 2009 il 9,5% del Pil essendo più alta nei Paesi più colpiti dalla crisi economica. OECD Health Data 2011

L’Italia secondo il rapporto dedica alla spesa sanitaria pari al 9,5% del PIL, che rientra nella media Ocse. La crisi economica ha visto una crescita della percentuale di Pil dedicato alla spesa sanitaria che è passato dall’ 8,7% nel 2007, al 9,0% nel 2008 e 9,5% nel 2009.

I dati di spesa in rapporto al PIL di per se hanno uno scarso significato poiché giustificherebbero ingenti spese nei paesi ricchi che possono quindi indirizzare spese ingenti verso la sanità.

Infatti guardando i valori di spesa sanitaria italiana, il gap rispetto all’Europa è evidente e anche crescente: -26,1% (-16,9% nel 1990) rispetto agli altri Paesi di EU6 (Belgio, Germania, Francia, Lussemburgo e Paesi Bassi) e -18,7% (+4,1% nel 1990) rispetto a EU12. Vengono quindi a mancare dati che dimostrano l’inefficienza italiana in termini di spesa sanitatia .

Infatti la spesa sanitaria pubblica italiana è inferiore a quella tedesca e francese e, nonstante cio’ secondo la World Health Organization, l’Italia fa in realtà meglio della Germania, spendendo meno ed offrendo servizi sanitari migliori

Per quanto riguarda la spesa farmaceutica uno studio dell’UK Department of Health mostra come i prezzi delle principali molecole in Italia siano inferiori da un minimo del 7% rispetto alla Francia e alla Spagna, ad un massimo del 41% rispetto alla Germania.

Quindi l’Italia da anni segue un percorso virtuoso per la sanità (statisticamente provato), spendendo quanto il livello di sviluppo economico ha “permesso” di spendere.

Noi tutti assistiamo ad un progressivo deperimento della quantità e della qualità delle prestazioni del servizio pubblico, che può essere rilevato anche solo osservando un intollerabile allungamento delle liste d’attesa, un aumento dei ricoveri in regime di emergenza nelle strutture ospedaliere conseguente alla diminuzione dei servizi e della prevenzione nei territori.

I nuovi tickets dovrebbero incidere per circa 2mld sui bilanci degli italiani (per il 45% a carico dei farmaci, per il 45% della specialistica e il restante 10% a carico del pronto soccorso) e che porterebbe all’impoverimento per spese sanitarie di circa 42.000 nuove famiglie .

Tutte le manovre di ottimizzazione delle spese sanitarie hanno portato ad una riduzione drammatica dei posti letto per degenza ordinaria che sono passati da circa 328.000 nel 1997 a 221.176 nel 2008.

Anche il numero delle strutture di ricovero, pubbliche e private accreditate si è costantemente ridotto da 942 nel 1997 a 638 nel 2008 ed il personale dipendente è complessivamente diminuito dell’1,8% nel periodo 1998-2008 ed un numero considerevole e’ precario.

Dopo questa premessa riportiamo le parole pronunciate ieri dal Presidente del Consiglio

«Abbiamo la consapevolezza di vivere un momento difficile. La crisi ha colpito tutti e ha impartito lezioni a tutti. È importante riflettere sulle lezioni impartite dalla crisi. Il campo medico non è un’eccezione. Le proiezioni di crescita economica e quelle di invecchiamento della popolazione mostrano che la sostenibilità futura dei sistemi sanitari, incluso il nostro Servizio Sanitario Nazionale – di cui andiamo fieri e a cui il ministro Balduzzi lavora tanto incisivamente per migliorarlo ulteriormente – potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento e di organizzazione dei servizi e delle prestazioni»

Cio’ dopo tre anni di tagli lineari al sistema sanitario che ammontano a circa 25 miliardi di euro e che hanno messo in una situazione critica e vegognosa i disabili, dopo il taglio del sostegno di 400 milioni di euro, oltre ad essere stati causa di ritardi diagnostici o di ricoveri differiti o in situazioni logistiche critiche.

Il Presidente non ha parlato di ottimizzazione del Sistema Sanitario, sollecitando la ricerca delle aree di sperpero di denaro pubblico, di corruzione e di clientelismo, al fine di modulare la presenza di servizi in base alle necessità, visto che i dati statistici evidenziano una progressiva variazione demografica in seguito al progressivo invecchiamento della popolazione.

Né il presidente ha parlato di tagli agli sprechi enormi che si osservano in tutti i settori della pubblica amministrazione che si leggono quotidianamente.

Una buona amministrazione riesce a risparmiare ed indirizzare le spese proprio dove sono necessarie.

Non si possono violare diritti primari come e’ quello alla salute quando si salvano banche, si fanno guerre ed esercitazioni militari in ogni dove e si trovano mille cavilli per non far pagare le tasse a evasori, banche ed istituti religiosi.

Forse però il Presidente del Consiglio sta cercando di comunicarci la transizione del sistema sanitario pubblico verso una forma privata con grande gioia dei manager delle assicurazioni e delle case di cura.

Però si deve ricordare che la sanità noi italiani la paghiamo gia’ adesso sia con le tasse che sui ticket sulle prestazioni.

Quale altra forma di finanziamento ha in mente?

Chissa’ forse ci vuole lasciare col bel ricordo dei prestiti europei che immaginiamo si appresterà a richiedere quanto prima, per poterci permettere questo sistema sanitario, lasciandoci nelle mani di gente senza scrupoli.

In sintesi una cosa e’ certa: Mario Monti sta facendo di tutto per essere ricordato dagli italiani

Rigore crescita ed equità

Da un anno vediamo sempre e solo il primo dei tre citati

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