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Caro Ugo,

ti scrivo perchè sono sicura che tu saprai parlargli con sentimento e sincerità.

Ti scrivo perchè stamani ho letto le parole di Paolo rilasciate a Radio 24. queste parole:

«Le Paralimpiadi di Londra fanno molta tristezza, non sono entusiasmanti, sono la rappresentazione di alcune disgrazie e non si dovrebbero fare perché sembra una specie di riconoscenza o di esaltazione della disgrazia. Non fa ridere una partita di pallacanestro di gente seduta in sedia a rotelle. Io non le guardo, fa tristezza vedere gente che si trascina sulla sedia con arti artificiali. Mi sembra un pò fastidioso, non è divertente».

E ancora: «Ce n’è una, cieca, che fa i duecento metri in pista. Dicevano che si allena con due persone a fianco che le dicono dove andare. Tanto vale allora correre col bastone»

Si Ugo, sembra che Paolo abbia detto questo.

Tu che lo conosci bene devi aiutarlo.

E’ necessario riuscire ad aprirgli gli occhi alla vita.

Ormai è grande, vedrai, se gli parli tu capirà!

Capirà che l’handicap è uno stato che dipende dal cuore e dagli occhi degli altri.

Perchè ognuno di noi ha il suo handicap, piccolo o grande che sia, nessuno di noi è immune dall’essere imperfetto.

Riuscire a sentirsi  bene così imperfetti come si è,   è l’unica via per accettare gli altri.

Non c’è scampo da noi stessi.

Perchè secondo te Paolo è diventato così?

La tristezza del suo cuore lo rende incapace di vedere la voglia di vivere di chi, nonostante tutte le avversità psico fisiche, si prende la rivincita col destino, battendolo col cuore, con l’intelligenza e tanta ironia verso la vita.

Vedi Ugo, solo tu sei in grado di recuperare l’anima smarrita di Paolo.

Chiamalo al telefono e digli che la tua storia, per  noi che l’abbiamo letta nei suoi libri o vista nei suoi film, ci ha aiutato a capire che nessuno ha il diritto di insultare i nostri limiti; che il rispetto che dobbiamo alla  vita degli altri,  dipende dal rispetto che abbiamo per la dignità di noi stessi.

Conto su di te per questa delicata missione, perchè sono certa che,    se come diceva mia nonna “parla a suocera perchè nuora intenda“,   parlando ad Ugo Fantozzi, Paolo Villaggio intenderà.

Ciao Ugo, ora ti lascio, torno alla vita imperfetta e meravigliosa che ho.

 

Pipolev

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