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Cara ministra Fornero

le scrivo questa lettera dopo aver letto su Repubblica le sue dichiarazioni.

Da quanto riportato nell’articolo lei si chiede se, i numerosi attacchi che le sono arrivati in questi mesi, dipendano dal fatto che sia un ministro donna.

E questo mi ha spinto a fare una riflessione che voglio condividere con lei.

Ogni giorno, con altre donne, mi trovo a discutere di tematiche di genere, a fare delle battaglie per combattere tutti quei luoghi comuni, quegli stereotipi che stanno richiudendo la donna in un recinto.

Spesso mi trovo a condividere il pensiero di chi afferma che raggiungere una buona posizione lavorativa, per una donna, è doppiamente difficile rispetto ad un uomo.

Troppo spesso le donne hanno compensi minori rispetto alle stesse mansioni svolte da un collega uomo. Troppo spesso per la donna è praticamente impossibile sostenere certi ritmi lavorativi perchè l’impegno della famiglia grava totalmente su di lei e non vi è un tessuto sociale che riesca a sostenerla.

Quando il Presidente del Consiglio Monti ha presentato i ministri ammetto di essere stata contenta di vedere tre donne in ministeri così importanti.

Ammetto di essermi commossa nell’aver visto le sue lacrime.

Ho pianto anch’io e non mi vergogno a dirlo, perchè ho interpretato le sue lacrime come emotività.

Quell’ emotività da cui vengo colta spesso nel luogo di lavoro, quando mi trovo ad effettuare scelte difficili o a dover sostenere posizioni pesanti.

L’ho sentita umana quella sera.

Ma dal giorno dopo ho vissuto un brusco risveglio.

Ho dovuto rimpiangere quelle lacrime e farle mie per altri motivi.

Dichiarazioni al vetriolo, affermazioni irriranti, rimozione di diritti fondamentali come l’articolo 18, poca chiarezza sugli esodati.

Tutto questo è seguito alle sue lacrime.

E tutto questo l’ha mostrata poco umana, a volte quasi poco interessata alla sorte delle persone.

Lo so che potrebbe accusarmi di essere un’inguaribile romantica, che nel suo lavoro contano i numeri e che la sua missione tecnica è di rispondere a quelli.

Ma purtroppo, nonostante il cinismo che ci circonda, non riesco a cambiare pelle.

Credo ancora che la buona politica sia anche occuparsi delle persone, che sia elaborare i numeri valutando l’impatto che avranno sulla vita del prossimo.

Io questo approccio non l’ho mai visto da lei.

Da lavoratrice io mi sento un numerino per lei, uno di quelli che prendi al banco della carne e poi stracci dopo due secondi.

Credo che gli attacchi le arrivino anche per questo.

L’umanità conta, l’empatia è fondamentale anche quando si fa politica.

E in un momento come questo dove noi lavoratori siamo in seria difficoltà sentire certe sue frasi sprezzanti non aiutano a renderla meno attaccabile.

Gli attacchi che spesso le vengono rivolti  nascono dalle sue scelte, che noi lavoratori sentiamo pendere come una spada di Damocle sulle nostre teste.

Il suo modo di porsi rende il peso di questa spada ancora più difficile da sopportare.

Detto questo, chiedersi se gli attacchi non siano dovuti al fatto che sia una ministra donna lo trovo veramente fuori luogo.

Mi sembra una strumentalizzazione che non fa bene a noi donne.

Lei viene attaccata per scelte che molte persone ritengono scorrette.

E per il modo in cui si pone nei confronti di chi dovrà subire il peso di queste decisioni.

Le avesse fatte un uomo sarebbe la stessa identica cosa.

Detto questo le auguro buon lavoro.

Marta Proserpio