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Mahmoud Sarsak giocava a calcio.

Oggi forse muore.

Io scrivo e lui forse oggi muore.

All’ottantaseiesimo giorno di sciopero della fame forse oggi muore.

In silenzio.

Orribile, vigliacco e codardo silenzio del calcio dei miliardi.

Mahmoud Sarsak, ha 25 anni, è un calciatore Palestinese, una promessa della nazionale.

Il suo calcio non crea giri d’affari miliardari, non ha marketing pubblicitario, non crea Ultras violenti, non ha domeniche sportive, non scommette.

Tre anni fa è stato arrestato dalle autorità israeliane mentre tentava di raggiungere la West Bank per giocare una partita con la sua squadra.

Leggo che non si conosce ad oggi un capo di accusa, e che chiunque sia sospettato di opporsi all’occupazione dei territori palestinesi può essere condotto in detenzione da Israele.

Voleva giocare a pallone.

Oggi è in sciopero della fame da 86 giorni.

Forse oggi è morto.

Senza voce, ha chiuso la bocca alla vita, ma ha aperto le braccia alla libertà e alla dignità sua e del suo popolo.

Una lotta per la dignità che non diventa notizia.

Che non passa nei servizi dei telegiornali sugli Europei 2012.

Finchè siamo in tempo desidererei un Goal di speranza, in nome dello sport che unisce, della solidarietà che denuncia.

Vorrei un goal indimenticabile dedicato ufficialmente dai calciatori d’europa a Mahmoud Sarsak affinchè il mondo, in diretta mondovisione, sappia di lui.

Ma forse oggi è morto.

Perdonaci se puoi.

Il Goal della vita di un ragazzo che lottava per difendere il sogno di vivere libero è già stato segnato, molto lontano da noi. Troppo.

Pipolev Depauer

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