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C’ è un limite a tutto e quel limite è stato ampiamente superato.

Te ne accorgi quando inciampi in una notizia come questa.

Ci inciampi perchè spesso per  i maggiori quotidiani del nostro paese risultano più interessanti le vacanze di un calciatore, il lato b di sua moglie, le intercettazioni telefoniche al limite del gossip.

Ma queste notizie arrivano comunque.

Una ragazza di 20 anni violentata da un militare tre mesi fa, una ragazza che oggi deve far conto con gli arresti domiciliari concessi a chi l’ha stuprata con un bastone, elargiti a chi ha infierito su di lei.

E quando leggi queste cose ti si spezza qualcosa dentro.

Ti chiedi in che Stato vivi e se tu stai facendo abbastanza.

Ti chiedi se il rispetto per le istituzioni che ti è stato tramandato non stia iniziando a diventare un po’ troppo a senso unico.

Come può infatti uno Stato tutelare uno stupratore?

Come può una legge giusta favorire chi ha commesso un reato e procurare ulteriore sofferenza a chi questo reato l’ha subito?

E dove sono le Istituzioni?

Dove sono le proposte di legge mirate a proteggere le donne dalla furia umana?

Giacciono anche queste sotto lo spread?

Non si può andare avanti così.

Quella ragazza è figlia nostra, è nostra sorella, la nostra migliore amica.

Lo sono tutte le donne che ogni giorno subiscono ingiustizia e che troppo spesso la devono subire anche per mano di chi dovrebbe proteggerle.

A tutto c’ è un limite.

E alla fine di questa linea che separa l’umano dall’inumano vorremmo mettere un punto.

Un punto dal quale ripartire tutti insieme.

Un punto di partenza per poterci sentire al più presto di nuovo Figlie di questo Stato.