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In Iran essere omosessuali porta dritto alla condanna morte.

E’ passata decisamente sotto tono la notizia  che 4 ragazzi un mese fa in Iran sono stati condannati a morte per la loro omosessualità.

Qui l’appello di Arcigay per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana.

Per capire meglio la situazione che vivono le persone omosessuali in alcuni paesi arabi riportiamo un brano tratto da Il prezzo del velo di Giuliana Sgrena :

Nei paesi in cui la morale è improntata alla sessuofobia anche la persecuzione degli omosessuali appare più dura: di recente in Arabia Saudita, Iran e Afghanistan sono state inflitte diverse condanne a morte. Ai tempi dei taleban gli omosessuali venivano messi dietro un muro che veniva poi abbattuto con un bulldozer. Se l’accusato sopravviveva era liberato (“era la volontà di Allah”), ovviamente era più probabile che venisse massacrato.

“Essere single in Iran è una malattia mentale. Essere omosessuali una malattia mortale” scandisce Sharadaz sul suo diario nell’apprendere che, dopo la Rivoluzione islamica di Khomeini, perlomeno quattromila persone sono finite sul patibolo a causa del loro orientamento sessuale.Il suo libro racconta la storia di tre lesbiche e una transessuale iraniane che parlano, sotto pseudonimo, da luoghi diversi, attraverso diari on line o blog. Una coraggiosa denuncia della repressione delle minoranze sessuali in Iran e anche un’ accusa contro la sharia per le punizioni inflitte a chi ha rapporti con persone dello stesso sesso. In Iran nonostante la repressione c’ è tuttavia chi dichiara la propria omosessualità. A volte la famiglia accetta la situazione, ma questi casi si verificano solo tra le classi agiate. I rapporti fra lo stesso sesso sono diffusi anche nei quartieri più popolari, ma senza la stessa consapevolezza e libertà.

 

Crediamo sia necessario che ognuno di noi prenda consapevolezza su quello che accade ogni giorno non molto lontano da noi.

Solo così le firme che mettiamo negli appelli acquiscono veramente valore.

Infatti come diceva Pulitzer:

“Un’ opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema. Perché ad essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli errori del governo..”

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