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Nella Resistenza la donna fu presente ovunque:
sul campo di battaglia come sul luogo di lavoro, nel chiuso
della prigione come nella piazza o nell’intimità della casa.
Non vi fu attività, lotta, organizzazione, collaborazione
a cui ella non partecipasse: come una spola in continuo
movimento costruiva e teneva insieme, muovendo instancabile,
il tessuto sotterraneo della guerra partigiana.

Ada Gobetti

Leggere le parole di Ada Gobetti ci fa sentire le partigiane vicine.

E lo sono più di quanto non pensiamo.

Perchè lottano ancora, scalano montagne senza troppo clamore.

Sono Donne che ogni giorno combattono una battaglia. A volte per raggiungere la verità, a volte per conquitare diritti civili.

Sono Donne che lavorano in silenzio, ma che sono parte integrante di quel tessuto che rende migliore la nostra società

Sono Donne come Maria Lanzetta, sindaco di Monsterace. Donne che lavorano nella legalità e per questo motivo sono sottoposte a continue intimidazioni.

Sono giornaliste come Rosaria Capacchione, cronista di giudiziaria, che per la sua attività contro la camorra è stata negli anni più volte minacciata di morte e per questo è costretta a vivere sotto scorta.

Sono donne come Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, ucciso dalla stato e che si è trovata a subire lo spettro di un processo per diffamazione. Come se il dolore inflittole non fosse già sufficente.

Sono donne come Denise che cerca giustizia per la propria madre Lea Garofalo,uccisa e sciolta nell’acido. E con lei tutte le giovani donne che a ogni udienza, appena finita la scuola, si davano appuntamento, per sostenere Denise, nonostante non la conoscessero di persona.

Sono le ragazze di Samugheo, ragazze incontrate in questi mesi in rete che lottano ogni giorno affinchè Rossella Urru venga liberata. Compatte, determinate, empatiche.

Sono quelle donne che si sono mobilitate per dare sostegno ad Anna Maria, la ragazzina di San Martino di Taurianova che ha avuto il coraggio di denunciare il branco che l’ha violentata per tre anni. E che oltre a questo deve subire le accuse di una parte del paese che fanno ricadere su di lei tutte le colpe.

La Resistenza il 25 aprile ci ha consegnato la libertà.

Ci ha consegnato una terra libera intrisa del sangue di sacrifici umani.

Questo non sarebbe stato possibile senza l’aiuto delle donne partigiane.

Oggi 25 aprile 2012 ci piace pensare che sia in atto una nuova Resistenza, quella per riconquistare la civiltà.

In questa nuova Resistenza operano tantissime donne come quelle sopracitate, donne che non si piegano al destino, donne che sono un esempio per tutte noi.

Donne che ci insegnano che se vogliamo cambiare, che se vogliamo lasciare in eredità alle future generazioni un paese degno degli ideali per cui i nostri bisnonni hanno lottato,  ognuna di noi, nel proprio quotidiano, deve fare la propria parte.

Le nuove partigiane non conoscono riposo, lottanto determinate per difendere  la propria terra, che metaforicamente comprende la salute fisica e morale, propria e della società per impedire uno scempio costante e continuo che i grandi della finanza infliggono alla morale sociale ed al territorio.

Il degrado morale e sociale infatti è conseguenza stretta della morsa finanziaria che ci viene inflitta ogni giorno, ed ecco ricomparire spettri di un cupo passato: furti, rapine, sequestri, insicurezza ed un numero impressionante di suicidi.

Le donne allora si ribellano e passano indifferentemente dalla rete alle piazze e viceversa.

Le riconosciamo in val di Susa, nel cratere, all’Aquila ed in quelle terre colpite dallo scempio ambientale creato,;nelle piazze contro lo sciaccallaggio finanziario e per difendere il posto di lavoro e la dignità  nell’averne diritto oppure per sollecitare una pari dignità ed opportunità delle donne nella vita attiva del paese.

Le donne aborrono la guerra ed istintivamente sanno con certezza  quali vie seguire per preservare la specie a cui danno vita e sanno come opporsi a chi la vita la offende.

Ascoltatele, sono tutte queste le nuove partigiane.

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