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Sono un operatrice dello SPI CGIL, la mia esperienza presso il sindacato dei pensionati è iniziata più o meno un anno fa.

Questa è la mia situazione: sono vedova da 11 anni e ho un figlio di 30 anni che ancora non ha lavoro.
Percepisco una pensione di reversibilità di 570 euro e con quella dobbiamo campare, io e mio figlio.

Dopo la morte di mio marito, sono andata avanti con lavori occasionali, ancor meno che “precari”, poi sono stata assunta con un contratto di “inserimento lavoro” presso la stessa azienda dove aveva lavorato mio marito.

Ovviamente si trattava di un contratto a tempo determinato di 18 mesi, al termine dei quali non sono stata riconfermata con la motivazione di “ragioni economiche”, in altre parole il proprietario dell’azienda affermava di voler chiudere l’attività. In realtà, dopo di me ha assunto altre persone e l’attività continua.

Ne vogliamo parlare?…..

Sono qui a dire la mia sull’art. 18, e non solo la mia, ma il pensiero di centinaia di cittadini che sistematicamente affollano i nostri uffici per domande di disoccupazione, indennità, richieste di aiuto e così via, e sì perché collaboro anche con l’INCA. Lì vengono svolte numerosissime pratiche, tra le quali anche le domande si sostegno al reddito, la cosidetta Indennità di disoccupazione, i famosi “ammortizzatori sociali”.

I dati Istat sono impressionanti riguardo queste domande, i disoccupati sono aumentati notevolmente, un giovane su tre non ha un lavoro, molti lavoratori oltre i 50 anni si trovano senza lavoro da un giorno all’altro e senza sostegni economici.

E veniamo all’ art. 18

Noi consideriamo questa norma di legge dello Statuto dei Lavoratori una conquista di civiltà.

L’obbligo della reintegrazione di chi viene ingiustamente licenziato è garanzia per ogni singolo lavoratore ed è al tempo stesso il fondamento per l’esercizio dei diritti collettivi delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dal diritto a contrattare salario e condizioni di lavoro dignitose.

Se l’articolo 18 fosse manomesso ogni lavoratrice e ogni lavoratore sarebbe posto in una condizione di precarietà e di ricatto permanente, essendo licenziabile arbitrariamente da parte del datore di lavoro.

Sappiamo molto bene come datori di lavoro “disonesti” senza il detraente articolo che regolamenta i licenziamenti, mimetizzerebbero le vere reali motivazioni di licenziamento, adducendo “motivi economici”, i giudici, qualora i lavoratori vi ricorressero, non avrebbero più il potere di obbligare l’azienda al reintegro del lavoratore/trice, ma potrebbero solo obbligarla a risarcire con un massimo di 27 mensilità.

Se l’articolo 18 fosse manomesso sarebbero minate alla radice le libertà sindacali, più di quanto non lo siano già oggi, con inerzia totale del governo e del parlamento, vedi gli operai fiat iscritto a FIOM, per i quali ben tre giudici hanno decretato la reintegrazione, ma Fiat piuttosto li paga ma non permette loro di rientrare in azienda.

Cosa fa il governo?

Nel nostro paese, le sentenze esecutive non sono più esecutive quando riguardano i diritti dei lavoratori?

Per questo motivo va respinta ogni ipotesi di manomissione o aggiramento dell’articolo 18.

Questo dovrebbe invece, essere esteso a tutte le lavoratrici e i lavoratori nelle aziende di ogni dimensione, e questo deve essere il nostro obiettivo!

Oggi la macelleria sociale prosegue, ma la maggior parte della gente che mi circonda non si rende conto, non vede come si stiano prendendo gioco di noi, agitando prima lo spettro dello spread, per poi azzerare quanto si era costruito negli ultimi 40 anni in materia di diritti.

Questo articolo impedisce gli investimenti?

E allora, forse le aziende che hanno investito dal 70 ad oggi sono dei pazzi? Ce ne accorgiamo solo adesso? Oppure questa “scusa “dell’art. 18 vuole polarizzare l’attenzione degli italiani su un “falso problema” per nascondere le vere manovre ben più pericolose per l’economia dei cittadini e per la tenuta democratica del Paese?

Ci hanno detto che così i nostri figli troveranno lavoro stabile, che si tornerà a investire in Italia, come se quello che ha finora trattenuto qualunque persona sana di mente dal rischiare i suoi quattrini in questo Paese non fossero mafia, corruzione, o tangenti, tanto per dirne tre a caso, ma l’articolo 18…!

Oppure le modifiche che intendono apportare rappresentano “merce di scambio” tra le diverse forze politiche che sostengono il governo tecnico, da barattare magari con una mancata riforma della Giustizia? O della legge contro la corruzione?

Se dovessimo dialogare su cosa frena gli investimenti, direi che sono proprio la lentezza della giustizia e il proliferare della corruzione  e la diffusione della criminalità organizzata che inducono gli investitori a stare lontano dal nostro Paese, non certo l’art. 18!

Basta col fumo negli occhi!

Non cadiamo nel tranello. Andiamo dal professor Monti e diciamogli chiaramente che lui a noi, queste balle non le può raccontare!

Non dobbiamo stare silenziosi e impauriti, a credere che se stiamo zitti e buoni porteremo la pagnotta a casa il mese prossimo.

Sono anni che giocano sulla nostra paura, paura dell’immigrato, paura di finire come la Grecia, paura di perdere il lavoro.

È la paura che ha guidato la scelta degli operai della Fiat al referendum di un anno fa, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti!

Io sono qua in rappresentanza dei Pensionati, ma chi sono oggi i pensionati?

I pensionati, i nostri genitori sono i VERI AMMORTIZZATORI SOCIALI, come me, che con la mia piccola pensione devo provvedere al sostentamento di mio figlio e del mio.

I pensionati di oggi, anche grazie al “famigerato art. 18” oggi hanno la piccola possibilità di aiutare i loro figli, e spesso anche i nipoti.

E se questo “disgraziato articolo” (per loro) non fosse stato in vigore dal 1970, questi pensionati di oggi, riuscirebbero a mantenere le nuove generazioni?

E se questo provvedimento di modifica dovesse passare in parlamento, aumenterebbe la schiera di ex lavoratori senza lavoro né pensione, perché l’età pensionabile è stata maldestramente spostata di diversi anni.

Lo statuto dei Lavoratori, la legge 300 del 70 ha adesso 40 anni, ma è giovanissimo e se siamo coerenti con la riforme di questo governo… non può andare in pensione!

Ha tutelato migliaia di lavoratori e lavoratrici, ha impedito discriminazioni, e adesso? Vogliamo tornare indietro di 40 anni?

La storia si ripete, ma si ripete solo quando non sappiamo coglierne gli insegnamenti.

E se la storia è maestra di vita, vuol dire che ancora non abbiamo capito nulla.

Andiamo a dire a ”questi professor” che invece abbiamo imparato dalla storia e non vogliamo assolutamente buttare a mare le conquiste di tanti lavoratori, cittadini, sindacalisti che hanno lottato per i loro e nostri diritti civili, e ricordiamogli,

a proposito dell’Italia che sia pronta o meno, che a dare i voti siamo noi cittadini e non loro!!!

I “professori” a noi!

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