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Aspettiamo da troppo tempo il rientro di nove italiani sequestrati all’estero:

Il 2 febbraio 2011 nel deserto algerino è stata rapita Maria Sandra Mariani, 53 anni, in una delle roccaforti di Al Qaeda nel Maghreb.

La notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011 è stata rapita Rossella Urru da un movimento jihadista mentre si trovava nel campo profughi Saharawi di Hassi Raduni in Algeria. Rossella lavorava ad un progetto umanitario per il Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli, compirà trent’anni domani.

Il 27 dicembre del 2011 nel Golfo dell’Oman la motonave Enrico Ievoli e’ stata attaccata da pirati somali che hanno preso il controllo per portarla di fronte alle coste della Somalia. Dei diciotto membri dell’equipaggio sei sono italiani:

 Agostino Musumeci,

Carmelo Sortino,

Valentino Longo,

Letterio La Mestra,

Daniele Grasso

Francesco Bacchiani

Il 19 gennaio di quest’anno è stato rapito Giovanni Lo Porto, impegnato nella cooperazione internazionale a Multan, nella parte pakistana del Punjab dove si trovava per realizzare alloggi di emergenza.

Proprio ieri altri due italiani sono stati sequestrati in India da un gruppo maoista nello Stato di Orissa:

Paolo Bosusco 

Claudio Colangelo.

Altre  due persone con doppio passaporto  sono ancora in mano ai loro sequestratori, si tratta di:

Bruno Pellizzari

 Lorenzo Bonaventura

In questa giornata dedicata alla richiesta di liberazione dei nostri connazionali, alla condanna di qualunque tipo di violenza o atti che possano limitare i diritti di qualunque abitante di questo mondo vogliamo ricordare Franco Lamolinara sequestrato il 12 maggio 2011 in Nigeria e barbaramente ucciso dai suoi sequestratori il giorno 8 marzo 2012 in seguito ad un blitz militare inglese.

Rivolgiamo ai familiari di Franco Lamolinara tutta la nostra più  profonda solidarietà  e ricordiamo il telegramma inviato loro dai genitori di Rossella Urru e letto durante i funerali:

Benché lontani e sconosciuti abbiamo vissuto la vostra stessa logorante attesa e anche per questo che vi siamo vicini con tutto il cuore e le poche forze che ancora di restano

Quella di Franco Lamolinara e’ stata una prigionia troppo lunga ed e’ difficile   per i comuni osservatori pensare  che in tutto questo periodo non sia stato possibile raggiungere un accordo sulla liberazione.

Terrorismo, mercati di armi e droga, pirateria sono la sintesi della violenza non militare dei nostri giorni e una delle poche crisi che non si avverte, ma che anzi prospera, e’ quella della fabbrica dei sequestri di persona.

Ogni sequestro avviene in aree geopolitiche confuse, ignorate o vessate dalle politiche internazionali che vedono come conseguenza la nascita di forti movimenti di rivendicazione e dissenso, frequentemente armati.

Le rivendicazioni dei sequestratori quindi seguono due canali: il primo spesso politico che prevede riconoscimenti di status e rilascio di loro prigionieri e l’altro economico per l’auto-mantenimento e l’acquisto di armi.

E’ ovvio che non si possono trovare soluzioni politiche di ampio respiro dopo un sequestro, ma come la medicina insegna, la profilassi e’ la miglior cura e la miglior cura e’ il perseguimento della pace tra i popoli.

E’ davvero inutile, infatti,  combattere chi abbiamo armato fino ai denti, dando poi ad intendere che sono i peggiori delinquenti, perchè è corresponsabile anche chi permette l’industria delle armi e delle guerre.

Forse e’ il caso di apportare dei cambiamenti nelle nostre politiche, forse si potrebbe raggiungere una globalizzazione con la lotta alle armi, alla droga ed alle minacce colonialiste e neocolonialiste finanziarie che mirano allo sfruttamento delle risorse di intere popolazioni.

Quando i giochi sono fatti, purtroppo, ed i sequestri sono avvenuti non resta che contrattare la liberazione degli ostaggi coi rapitori ed è evidente che oramai anche gli stati occidentali si adattano al pagamento dei riscatti.

Questa d’altronde e’ la filosofia del sequestro di persona, un atto commerciale.

Siamo ben lontani dal mondo che vedeva Rossella Urru,  rappresentato da una carta appesa sulle pareti della  sua casa: un mondo senza stati e senza confini dove qualunque bambino, donna o uomo possa vivere senza patire disagi ed in piena libertà. Un mondo dove le risorse di una terra siano a disposizione di tutti coloro che ci vivono e non accentrate nelle mani di pochi che, in ultimo,  portano schiavitù fame e guerre.

Ogni sequestro e’ una sconfitta per lo stato ed una enorme sofferenza per i familiari che sanno i loro cari per troppo tempo nelle mani di persone con non troppi scrupoli e rispetto per la vita altrui.

Ogni sequestro pero’ e’ vissuto con angoscia anche dalla intera popolazione, che invece vorrebbe sapere.

Di alcuni sequestrati non sappiamo più niente, viene chiesto il silenzio prima di tutto ma, forse è un segno che i tempi stanno cambiando, questo silenzio e’ durato pochi mesi per quanto riguarda le vicende di Rossella Urru. Infatti nel suo caso c’e stata una forte partecipazione dei suoi amici e dei suoi concittadini che gradualmente si e’ estesa ai vari blog, con il primo bloggin day, alla stampa grazie all’interessamento di alcuni giornalisti ed infine delle reti televisive.

Tutti abbiamo provato una emozione immensa il giorno 3 marzo alla notizia della sua liberazione, purtroppo mai confermata dalla Farnesina.

I media comunque hanno parlato frequentemente  dell’enigma di questa liberazione, un esponente del fronte del Polisario intervistato da una tv locale ha detto che ci potrebbe essere stata una scorretta interpretazione di una parola araba per cui quel fatidico giorno non sarebbe stata liberata ma consegnata, altri hanno raccontato di un suo viaggio nel deserto su un cammello verso la liberazione, spiegandone anche le motivazioni strategiche, seguita passo-passo dai satelliti,  per altri invece sarebbe stata nelle mani di un mediatore.

Tutta la vicenda del sequestro di Rossella quindi e’ un intrico di notizie ottimistiche sulla liberazione, sul suo viaggio o sull’avanzato stato di mediazione, alternate a smentite, ufficiali e no, trovate spesso in lingua araba, parziali e talvolta contraddittorie fra loro.

Tutto ciò avviene perchè un popolo chiede, vuole essere informato ed ha il diritto di sapere che sorte e’ toccata ai suoi connazionali e, se non si hanno notizie dirette dalla fonte ufficiale, che dovrebbe fornirle costantemente aggiornate, i cittadini le notizie vanno a cercarle, spesso nella confusione della rete e le diffondono.

Ogni buona notizia e’ per chi attende la speranza di poter riabbracciare vive le persone che si spera tornino quanto prima.

Dal punto di vista psicologico per i familiari, ma anche per tutti noi che aspettiamo, avere notizie dalla Farnesina e’ un modo per non far sentirci abbandonati in caso di sciagurati eventi e di sentire protetti i nostri connazionali sequestrati.

Recentemente il ministro Terzi e’ andato in Algeria, il suoi incontro con la politica locale si e’  concluso con un bilaterale accordo sulle relazioni diplomatiche fra le nazioni e con la comunicazione che l’Italia non pagherà alcun riscatto per Rossella Urru e Maria Sandra Mariani.

Si può solo immaginare lo stato d’animo dei familiari a questa notizia, che in sintesi potrebbe equivalere ad una sentenza; a questo punto e’ lecito chiedersi in che modo lo Stato intenda  liberare Rossella e tutti gli altri ostaggi.

Dal momento che, in mancanza di informazione, non riusciamo ad intravvedere quali possano essere le altre possibili mediazioni con gente senza scrupoli come i commercianti in droghe, armi, delinquenti e terroristi e visto che non si parla di pagamento di riscatto, speriamo tutti ardentemente che non ci siano altri tentativi di liberazione con blitz siano essi inglesi, francesi, spagnoli o arabi.

Aspettiamo con ansia gli eventi con la preghiera di una massima sollecitudine e, se possiamo esprimere un nostro pensiero, prima portiamoli a casa, poi ne parliamo.

donneviola

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