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Sembra proprio di leggere un bollettino di guerra, solo che siamo nel 2012, la guerra non c’è, ( in altri Paesi purtroppo sì) eppure la lista dei morti aumenta ogni giorno.

Persone che decidono di porre fine alla loro esistenza travolti dalla grave crisi che l’Italia attraversa, crisi che mette in ginocchio le imprese, che non riescono più a far fronte ai debiti, alle tasse sempre più onerose e perciò sono costrette a chiudere, licenziando i propri dipendenti.

Dall’inizio dell’anno sono saliti ormai ad otto i suicidi (tg3), dal nord a sud dell’Italia, dal Piemonte alla Sicilia, ogni regione ha avuto le sue vittime “di guerra”,  otto persone hanno posto fine alla loro esistenza, ed altrettante sono state salvate in extremis.

“Un rapporto Eures che mette in relazione le condizioni di crisi economica e disoccupazione con i casi di suicidio, ha rivelato che nel 2009 si sarebbero tolte la vita 357 persone, ovvero una al giorno.”

A tre anni di distanza la situazione appare ancora tragica.

Mentre i politici discutono dei vari tagli da applicare un po’ qui un po’ là, mentre il “mostro Equitalia” decide i pignoramenti da eseguire, in qualche angolo recondito del loro cervello non compare l’idea che parlano di persone e non di numeri?

Si rendono conto che quando affermano di voler abrogare l’Art.18, come se questo rappresentasse la soluzioni dei problemi, stanno parlando di probabili futuri licenziamenti di persone ?

Che dietro ad ogni nome dell’impiegato, operaio, vi è una famiglia?

Si rendono conto della enorme difficoltà a trovare un nuovo impiego se si perde il lavoro a 50/60 anni ?

Si rendono conto che queste persone si trovano in una fascia di età che non permette loro di trovare lavoro perché troppo vecchie, ma non possono neppure accedere alla pensione perché troppo giovani ?

Hanno mai vissuto l’umiliazione che si prova quando si va alla ricerca di un lavoro a quell’età e le porte vengono chiuse in faccia?

Hanno mai provato la vergogna bruciante che avvertono quelle persone che non hanno i soldi per pagare le loro bollette, gli affitti, i mutui, le tasse, il sostentamento di loro stessi e delle loro famiglie?

Hanno mai provato la frustrazione di chi si trova “costretto” a chiedere il denaro in prestito ad amici e parenti, sapendo bene che quel prestito non potranno forse mai restituirlo?

Si rendono conto che queste persone si sentono prese in giro dai discorsi anacronistici ed irreali, quando certi politici parlano di “mobilità, flessibilità”,”imprenditorialità

No, non si rendono conto, ecco perché chi resta senza lavoro compie queste tragiche scelte.

Ecco perché è compito dello Stato fermare questo bollettino di guerra, vogliamo vivere!

Carla

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