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Chi mi conosce sa che difficilmente accetto consigli.
Ascolto, mi confronto ma poi faccio sempre di testa mia.
Chi mi conosce sa anche che, nel momento in cui sbaglio, le conseguenze delle mie scelte me le sobbarco tutte io.
Questa riflessione sul mio carattere non nasce così fine a sé stessa, nasce dopo aver letto questa notizia che riporto testualmente da La Stampa

TORINO
Il movimento Pro Vita potrà operare all’interno dei consultori del Piemonte. Il Tar ha, infatti, giudicato inammissibile il ricorso presentato dall’associazione Casa delle Donne e da un gruppo di donne contro la seconda delibera voluta dalla giunta Cota che autorizza i volontari anti-aborto ad operare all’interno dellle strutture pubbliche e del percorso sanitario previsto dalla legge 194.

E mentre leggo queste righe mi immagino mentre sto entrando in un consultorio a chiedere informazioni riguardanti la scelta difficile che ho intrapreso.
Immagino di dover passare da questo personale Pro vita che cercherà di convincermi che ci sono altre strade, altre soluzioni.

Immagino il senso di colpa che mi serra la gola, immagino di sentirmi una brutta persona.


Immagino quello che realmente potrebbe accadere, di come potrei sentirmi in una circostanza del genere.
Ma vedo anche me stessa che si ribella ai consigli di una persona sconosciuta, di una persona pro vita che si sente in diritto di sapere cos’è giusto o sbagliato per me.
Mi vedo fragile nello stato d’animo ma forte nella mia convinzione che è più pro vita una persona che accetta le scelte delle persone accompagnandole in un percorso doloroso ma consapevole, piuttosto che una persona che si sostituisce a Dio arrogandosi il diritto di sapere cosa qual’ è la strada più giusta per me.
E allora esco dal consultorio e porto con me questa convinzione:

Io sono pro vita. Pro la mia vita, perché nel decidere come viverla ci voglio pensare io.

Marta

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