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Ed arriva l’epifania e tutte le feste si porta via!
Per fortuna e con tanti ringraziamenti.
Perchè e’ un tormento vedere al giorno d’oggi luci sfavillanti, luminarie a volte sbiadite, scintillii, fiocchi e bagliori.
Non ci stanno con la realtà dei più.  Anche lei pensa che il messaggio del natale, quello vero ed essenziale di pace , amore, solidarietà, affetti, dolcezza e fratellanza, non può essere confinato in un solo periodo dell’anno.
A vederla non è certo affascinante, si veste con poco, uno scialle, una gonna un po’ country, rattoppata, a volte usa un fazzoletto in testa, altre volte indossa un cappellaccio da strega, rappresenta forse l’opposto dello stereotipato immaginario  della figura femminile.
Forse è un po’ esagerata, ma ha raggiunto una avanzata maturità per cui bada all’essenziale, niente fronzoli e posticci, niente trucchi per piacere di necessità.

Se ne va in giro con una scopa in saggina: ci fa di tutto, si muove dovunque in tutto il mondo affannatissima, deve ricordasi di tutti.

Buona o cattiva? 

Lei è avanti, non si formalizza, porta in un sacco sulle spalle il suo passato da ex strega, ma col cuore sa scovare i malvagi: sa discernere e non sbaglia mai.  Premia lo spirito buono, quello umano, mai con denaro e distribuisce cenere e carbone a chi deve rimediare.
E’ la sublimazione dell’equità, senza essere neppure tanto crudele con chi buono non e’ stato: cenere e carbone sono solo un avvertimento.
Chiunque potrebbe ravvedersi. Chiunque potrebbe all’improvviso riscoprire l’umanità.

Ha dietro di se la luna e con la sua luce vede benissimo, niente l’abbaglia, non scambierà mai lucciole per lanterne, lei procede per la via principale, non imbocca sentieri tortuosi del “ni” o del forse e sa come raggiungere tutti, entrando dai camini,  nel cuore delle case.

E’ magica? 


Fata o strega dissidente che sia ha una storia di tutto rispetto che attraverso la cultura popolare ci viene tramandata da millenni.
Addirittura nel periodo neolitico, più di 10 mila anni fa.
All’epoca c’era il culto di una divinità che incarnava lo spirito degli antenati e che in inverno si materializzava alle famiglie riunite intorno al focolare ed era beneaugurante per il raccolto dell’anno successivo. La Dea Madre, rappresentata da una vecchia col naso adunco, stremata dalle fatiche di un anno di lavoro sulla terra, era pronta a dar vita ad un nuovo raccolto: a gennaio ricominciava la semina.

In epoca greca vediamo la Dea Hera che durante le dodici notti in corrispondenza del solstizio d’inverno portava il dono dell’abbondanza.

I latini veneravano Diana, dea della caccia e della fecondità che, nelle notti che precedevano l’inizio della nuova semina,  passava insieme un gruppo di donne, sopra i campi per renderli fertili  al nuovo raccolto.

Poi arrivò la chiesa cristiana che condannò la figura della dea e delle ancelle definendole figlie di Satana.
La Dea diventa così brutta, vecchia e vestita di stracci. 

Ma è difficile sganciarsi dalle proprie radici e così nella credenza popolare la dea e la strega vengono identificate in un’unica figura, depositaria del bene e del male contemporaneamente.
La “Frau Berchta” o la “Frau Holle” della cultura tedesca erano benevole con i buoni e si spostavano nelle notti di fine anno, volando o su una scopa o su un carro, seguite dalle “signore della notte”:  maghe,  streghe ed anime dei non battezzati.

Valicando le Alpi la frau Berchta e la divina Diana diventano la Befana.

La Befana quindi è ciò che resta di un passato in cui in Europa si venerava la dea madre e si sacralizzava la preminenza della donna nella società.
Le donne infatti erano tutori della salute e delle tradizioni, alle più anziane veniva riconosciuto un ruolo fondamentale nell’arbitrare le contese in virtù della riconosciuta saggezza.

Occorreva demonizzare questa tradizione, anche nel ricordo, iniziando ad inquisire e bruciare le streghe per garantire e proteggere una società patriarcale di ricchezza e di potere.

Ma Befana è ancora con noi e con la sua lunga storia ci vuole riportare alla terra come l’ha conosciuta, alle stagioni ed al raccolto della vita.

Lei si adatta ai tempi, essere dea o strega, bella o brutta, giovane o vecchia per lei poco conta.

Oggi è una vecchia e saggia nonna che ogni anno segna chi bene ha fatto.
Durante l’anno raccoglie frutta e dolci ma anche cenere e carbone da distribuire la dodicesima notte.
E’ sorprendente come neppure una dei sette miliardi di persone di questa terra sfugga al suo insindacabile giudizio.
Sarebbe davvero interessante vedere il suo registro di bilancio, chissà se oggi usa excel.

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