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Esistere è Resistere
Resistere è Esistere

E’ da sabato che mi girano nella mente queste parole,come un mantra.
Parole pronunciate a Bulciago alla giornata Onu per i diritti del Popolo Palestinese.
Esistere.
Una parola cosi semplice nel suo significato ma che quando si parla di Palestina assume la sembianza di un muro.
Un muro creato fisicamente dall’esercito israeliano e moralmente dall’Occidente che rifugge dal conoscere e dal sapere.
Io mi reputo parte di quell’ Occidente, di sicuro ne ho fatto parte fino a pochi mesi fa.
Di Palestina ho inziato a sentir parlare dopo la vicenda di Vittorio Arrigoni.
Quel giorno ho aperto una porta che non sono più riuscita a richiudere.
Ho sempre avuto paura di avvicinarmi al conflitto israelo palestinese.
Mi sembrava tutto così complicato,tutto fuori dalla mia portata.
Tra l’altro le informazioni che recepivo dai canali tradizionali non mi aiutavano di certo ad avere meno paura.

Fino a quando ho preso in mano il libro di Vittorio, Restiamo Umani.
L’ho aperto e l’ho chiuso dopo 4 ore, non riuscivo a staccarmene.
Ho tirato l’alba per riuscire a leggerlo, sapevo che non potevo aspettare l’ indomani per terminarlo.
Era come se mi fossi privata per tanti anni della conoscenza e volessi tutto ad un tratto rimediare.
E in fondo la testimonianza di Vik mi ha aiutato a farlo.
Dopo la lettura del libro ho iniziato ad informarmi in maniera diversa.Ricerche in rete,gruppi e pagine web che mi dessero qualche notizia in più su cosa accadeva in quelle terre.
Ho partecipato a diverse serate.
Le ultime 3 organizzate da Cassago Democratica con l’associazione La voce di No Mas.

E sabato alla giornata Onu per i diritti del Popolo Palestinese organizzata da Pax Christi.

Una giornata dove l’informazione e l’emozione hanno camminato fianco a fianco.
Attraverso la testimonianza di Luisa Morgantini, che ha accompagnato la Carovana dell’acqua in Palestina, ho scoperto che il popolo Palestinese deve subire, oltre all’embargo delle terre, anche quello di un diritto fondamentale come quello dell’acqua.
A Gaza le falde acquifere sono inquinate.Vi sono solo 3 reti fognarie che vanno a finire nel mare.
Il 90% dell’acqua che si beve a Gaza è inquinata.

Cinzia Thomareizis  ci parla di acqua come elemento politico strategico.
Ma in realtà l’acqua dovrebbe essere un diritto umano. E per arrivare alla pace, ci dice, non si potrà prescindere dalla condivisione equa delle risorse idriche.
L’accordo di Oslo non è stato rispettato e ad oggi solo il 18% delle risorse d’acqua è a disposizione della Palestina, tutto il resto viene utilizzato da Israele.
La confisca delle risorse idriche si è avuta negli anni sessanta. Ad oggi è proibito scavare pozzi senza il consenso delle autorità israeliane. Il 90% delle richieste non viene accolto.
L’acqua in Palestina bisogna acquistarla ma nemmeno l’acquisto è libero.
La Mecorot (Compagnia di gestione israeliana) stabilisce delle quote.Vi è un’erogazione di fornitura a profitto quasi esclusivo delle colonie israeliane.
I Palestinesi tra l’altro pagano 4 volte in più l’acqua rispetto a un colono.
L’acqua, sottolinea Cinzia, è usata come arma contro il popolo palestinese.
Durante questo intervento viene proiettato un video dove si vede un villaggio palestinese in cui l’acqua arriva solo 12 ore alla settimana. Dall’altra parte, proprio di fronte, piscine e acqua ovunque.
Da un lato la terra arsa, dall’altra giardini fioriti.
Una giovane donna, che resiste all’occupazione insieme alla propria famiglia, dice :
Vivere senza acqua è difficile ma è ancora più difficile vivere con l’ acqua, che è tua, a 2 metri senza poterla utilizzare.

Stephany Westbrook, attivista BDS ci fa conoscere le campagne di boicotaggio.
Ci parla della campagna contro Ahava che preleva i sali del Mar Morto; della campagna contro Veolia azienda francese coinvolta fino al collo nell’occupazione.
Ci parla di star dello spettacolo che si sono rifiutate di esibirsi in Israele a causa dell’ apartheid perpetrato nei confronti del popolo palestinese. Tra i nomi Carlos Santana,Meg Ryan,Elvis Costello,Vanessa Paradis.
Ci dice che il 16 novembre vi è stata la giornata Europea contro gli esportatori israeliani di prodotti agricoli.
Iniziativa denominata FUORI L’ APARTHEID DAL MENU’.
Prendo nota di questi link:
stopagrexcoitalia.org
stopthattrain.it
Sono due delle numerose campagne sostenute da BDS.

E si parla anche di Freedom Flotilla.
Maria Elena Delia (coordinamento italiano Freedom Flotilla) ci spiega cosa è successo a giugno.
Il governo greco dopo aver subito pressioni enormi (da Francia, Italia, Usa , Turchia e Israele) ha dichiarato la Freedom Flotilla un caso di sicurezza nazionale.
Sono state arrestate delle persone. Tra queste il capitano, cittadino american lasciato in carcere senza ricevere una sola visita dalla sua ambasciata.
Israele fa quello che vuole perchè il Resto del Mondo glielo fa fare.
La Freedom Flotilla esiste ancora. Le barche sono in Grecia.
Si sta pensando di utilizzare queste barche per toccare tutte le coste europee e svolgere seminari. Questo per cercare di ottenere più sostegno.

Maria Elena ci parla anche di Vittorio
Ci dice che era il figlio coccolato di Gaza. Non c’era un bambino o pescatore che non l’abbia conosciuto.
Il nome Oliva per la barca che accompagna i pescatori in mare l’ha scelto Vittorio. Questa barca c’ è ancora e svolge ancora la sua funzione.
L’organizzazione fu data da Vittorio in decine di riunioni.
Ci dice anche che la condizione delle persone a Gaza è la peggiore dal 1948.
Vi è una totale indifferenza da parte di Israele nel rispettare gli obblighi internazionali. E questo avviene con l’ombrello di protezione americano.

Poi è il turno di Giuditta Brandini dell’associazione Gazzella Onlus.
Non nascondo che fra tutti, questo è l’intervento che mi ha lacerato maggiormente dentro. Ed è stato la spinta che mi ha fatto raccogliere e decidere di diffondere le informazioni recepite.
Giuditta ha effettuato dei prelievi nella terra dei crateri e ha trovato metalli che possono causare malformazioni ai bambini.
Dagli Israeliani vengono utilizzate bombe al fosforo.
Nelle bombe vi si trova alluminio, un metallo potenzialmente dannoso e fetotossico.
L’uso del fosforo bianco è esplicitamente vietato dalla convenzione di Ginevra.

Sullo schermo scorrono immagini di bambini feriti da armi non convenzionali.
Le conseguenze sono tremende. Vorrei chiudere gli occhi ma non lo faccio. Vedo quei bambini che dovrebbero essere in un cortile a giocare come tutti i bambini, come i miei nipoti. Non posso chiudere gli occhi, da oggi non lo voglio più fare.

Marco Besana di La Voce No Mas ci parla dell’informazione, di come spesso in Occidente non veniamo a conoscenza di quanto accade.

Ci parla del grande lavoro di Vittorio, che è stato un grande attivista per i diritti umani ma anche un reporter di queste terre. Grazie a Vittorio siamo venuti a conoscenza di quanto accadeva in Palestina, si sente la sua mancanza.
Ma ora sta a noi far circolare le informazioni. Voler essere informati e informare.

Poi è il momento di Egidia Beretta.

L’ ho ascoltata diverse volte e ogni volta ho sentito dentro di me una grande emozione.
Da un paio di settimane porto con me queste sue parole pronunciate all’incontro organizzato da Cassago Democratica:
Le parole hanno un peso. Questa cosa la portavo già dentro di me ma Vittorio me lo ha insegnato ancora di più.

Le parole hanno veramente un peso. Quelle di Egidia un peso particolare.
Sempre misurata, discreta e nella sua discrezione si percepisce il Rispetto. Quel Rispetto che ti fa entrare nel problema e che ti sprona a farlo anche tuo.
Che ti sprona a non chiudere le finestre per non sentire le urla di dolore, come ci diceva Vittorio.
A stringerci forte in un abbraccio virtuale mentre sullo schermo appiono le foto di Vittorio con il suo popolo; mentre risuonano le note di Bella Ciao che da aprile 2011 io non riesco più ad ascoltare senza rivolgere un pensiero alla Palestina.

Marta Proserpio

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