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Ieri sera c’ è stato una dei primi incontri del ciclo “RESTIAMO UMANI”:  tre serate a Cassago Brianza per ricordare Vittorio Arrigoni.
E’ stato proiettato il film il Giardino di Limoni.
Un film di una delicatezza sconvolgente che ti fa entrare da spettatore nel conflitto israeliano palestinese.
Non si vedono persone che sparano, non si vedono agguati o attentati.
Si vedono solo le persone che vivono la vita in questa terra divisi da un muro.
Un muro che non è fatto di cemento ma di preconcetti e di paure.


La protagonista Salma si trova improvvisamente come vicino il ministro della difesa Israeliano.
Le due case confinano con un giardino di limoni che Salma coltiva da 40 anni e che le è stato lasciato in eredità da suo padre.
Dopo pochi giorni a Salma arriverà la notifica che il giardino di limoni verrà abbattuto perchè la difesa israeliana afferma che può essere il luogo di partenza di eventuali attacchi terroristici.
Salma alzerà la testa; non accetterà questa decisione.
Ricorrerà in tribunale fino ad arrivare alla corte suprema.
E in questo percorso un ‘altra donna non rimarrà spettatrice di questa ingiustizia.

Infatti Mira, la moglie del ministro Israeliano, creerà con Salma un filo sottile di solidarietà femminile.

Un filo che non si manifesterà attraverso parole ma attraverso sguardi.
Sguardi che passano attraverso i fili di recinzioni, sguardi che prenderanno forma fuori dal Tribunale.
In questa storia quello che mi ha più colpito è la forza che prende vita dalla fragilità di queste donne.
Una forza che è come un fuoco che brucia le distanze e fa avvicinare due donne così diverse per la loro storia ma così vicine nella loro umanità.
Una storia che sarebbe bello vedere sullo schermo della vita.

In cui voglio sperare.

Marta

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