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‎”Il vostro tempo – disse il fondatore della Apple ai giovani – è limitato, allora non buttatelo vivendo la vita di qualcun altro.

Non lasciatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere con i risultati dei pensieri degli altri.

E non lasciate che il rumore delle opinioni degli altri affoghi la vostra voce interiore.

E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione.

In qualche modo loro sanno già cosa voi volete davvero diventare.  Tutto il resto è secondario”.

Dovete avere fiducia in qualche modo nel futuro, i puntini si potranno unire…


Visti i tempi, questa frase non si riferiva di sicuro ai nostri ragazzi che vivono in una societa’  vecchia,  bigotta ed egoista che,  perfettamente rappresentata da questo indecente governicchio,  non lascia spazio alla progettualità  ed  alla speranza.

Nel nostro Paese c’e’ spazio per tutto ma non c’e spazio per i giovani.


Gli artefici di tutto questo siamo noi adulti che spesso ci lamentiamo di questo mondo di “merda” come se non ne fossimo gli autori,  che definiamo i nostri figli bamboccioni,  come se li avesse cresciuti un estraneo e non fossero le appendici dei valori che abbiamo loro trasmesso,  che giudichiamo dall’alto del nostro altare perbenista atteggiamenti sconvenienti o meno in relazione a canoni soggettivi di morale, che ci arrabbiamo quando questi ragazzi, non vedendo sbocchi per il loro futuro, decidono di prendere in mano la loro vita definendoli ribelli.

A questo si aggiungono le accuse di apatia e distacco dalla realtà,  di poca partecipazione alla vita politica e agli eventi che si sviluppano nel territorio.
Eppure esiste un esercito di giovani attivi che,  nonostante vivano una evidente condizione di disagio e di precarietà che impedisce loro di pianificare il futuro,  ritiene sia necessario partecipare alla vita politica e sociale del territorio.

Si sentono e organizzano attraverso il web, organizzano eventi,  manifestazioni,  organizzano in una sola parola la loro democrazia.

Noi per scevrare le nostre coscienze incapaci di solidarieta’ e supporto nei loro confronti li chiamiamo ribelli e ancora una volta usiamo un sostantivo sintomatico di una non adeguata comprensione delle loro richieste .

Ma loro non sono ribelli,  sono semplicemente INDIGNATI!  E molto ormai!
Il grado di indignazione si percepisce dalla loro resistenza a vivere ed occupare le piazze del paese con tende o con un semplice zaino e sacco a pelo, dalla loro tenacia nel cercare di ristabilire le regole in un paese che regole non ha piu’,  di affermare quel concetto di democrazia e uguaglianza tra i simili che una societa’  basata sul vezzo ha abolito.

Nelle piazze loro hanno denunciato le misure di austerity adottate dai governi svelando difatti le debolezze dell’attuale sistema economico e politico che punta a tenere basso il livello di partecipazione sociale o tutt’al più legato ad episodiche manifestazioni di consenso attraverso il voto.

Hanno urlato al mondo e a noi che la vita sociale e la democrazia si riuniscono in una sola parola :” PARTECIPAZIONE“.
Questi ragazzi hanno avuto e continuano ad avere la forza di urlare piu’  forte di noi,  di portare avanti le loro idee con coraggio e determinazione.

Noi, che di fronte a loro diventiamo deboli, ancora una volta,  per non soccombere, diamo giudizi sommari e focalizziamo l’attenzione su alcuni di loro, schegge impazzite e senza futuro.
La loro risposta?

La ridiscesa nelle piazze tornando a denunciare abusi, corruzione, precarieta’…
Vederli dovrebbe solo spingerci ad unirci a loro e supportarli, a scendere nelle piazze con loro, studenti e precari,  perche’ siamo semplicemente debitori nei loro confronti!

Assistere impotenti a questo sfacelo vuol dire togliere loro il futuro!
E se riflettiamo bene li potremmo definire anche molto pazienti e magnanimi!
Dovrebbero vergognarsi loro di noi, ma sono i nostri figli e ci amano!

Nina

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