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QUINDICIOTTOBREDUEMILAUNDICI!

“Presidente, faccia un passo indietro!”,

blaterano da un po’ di giorni i cosiddetti (?) partiti della cosiddetta (?) opposizione . Un passo indietro lui? Un passo indietro Noi!

Non so Voi, ma io mi sento svilito, deluso, frustrato, economicamente e socialmente ridotto a suddito, e siccome non vivo nella favola del “C’era una volta un Re” ho deciso che il passo indietro lo farò io!

Faccio un passo indietro ed esco dal cerchio della finzione, della inettitudine, della malattia mentale, della menzogna mediatica, della maschera di fondotinta, del tacco che rende alto un basso, della tinta che rende giovane un vecchio e del sistema idraulico che rende (mi fa ribrezzo il solo pensiero) “agibile l’inagibile”!

Faccio un passo indietro e anche un po’ di qualunquismo, quello sano, quello dei valori assoluti, quello della difesa dei principi costituzionali perchè desidero tornare ad un livello di dignità nazionale riconoscibile nelle azioni dei cittadini e non nell’esempio dei nostri rappresentanti seduti, anzi arroccati, sulle poltrone del Parlamento.

Faccio un passo indietro perchè voglio fare a meno dell’informazione deviata e svilita dal giornalismo (?) finanziato e dai giornalai interdetti dall’effetto “padrone” e voglio una società in cui la donna non sia solo il simbolo dell’ “uso e consumo” dell’utilizzatore. Credo anche che, per quanto vogliano illudersi, saranno loro, quelle non in vendita e indisponibili , le vere artefici del cambiamento di questa nazione fintocattolica, marcia, putrida e maschilista.

Faccio un passo indietro perchè mi aspetto che il servitore dello Stato possegga la qualità dell’indole dignitosa di non diventare servo, la diligenza del “Buon padre di famiglia” nell’amministrazione della cosa pubblica e la “Dignità e l’onore” se riceve il mandato di rappresentanza.

Faccio un passo indietro perchè credo nella convivenza delle differenze, la’ dove queste rappresentano l’ arricchimento dell’anima e l’autodeterminazione della persona e credo anche che la secessione “Padana” non esisterebbe nemmeno nelle farneticazioni di un mitomane annaspante nell’intento di un imbroglio secessionista, se un gruppetto di magliette verdi non avesse perso il senso del pudore in un’ampolla d’acqua dal sapore tragicomico.

Faccio un passo indietro e mi rifiuto di pagare il debito economico di una crisi che , contrariamente a quello che vogliono farci credere, è sopratutto sociale!

Faccio un passo indietro e il 15 ottobre prossimo chiudo il computer, esco di casa e scendo in piazza.

Una delle tante piazze che le persone come me riempiranno pacificamente in tutto il mondo.

Badate bene IN TUTTO IL MONDO!

Pipolev Depauer.

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