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Sembra di vivere in un vortice che da poche settimane coinvolge l’Italia.

Una realtà, quella della crisi sempre negata e finalmente annunciata recentemente in tutta la sua solenne gravità dal Presidente del Consiglio, nel corso di una seduta straordinaria di Camera e Senato.

Una realtà che noi nelle piazze, a nostre spese e nei racconti della gente avevamo gia’ avvertito, anche quando ostinatamente se ne negava l’esistenza, mentre si promuovevano manovre finanziarie che gravavano sul lavoro e sui lavoratori poiche’ promuovevano esclusivamente il risparmio dello Stato senza incrementarne la crescita sociale.

Tagli dovunque ma non risorse per il futuro.

Nella seduta straordinaria prima delle vacanze estive abbiamo appreso quanto il governo abbia fatto bene e i responsabili della crisi sono i mercati che non capiscono quanto sia solida l’Italia. Nel suo discorso il Presidente del Consiglio ha annunciato progetti parlamentari finalizzati ad investimenti nel territorio, sempre gli stessi da anni, calendarizzati nel mese di settembre. La crisi puo’ attendere, le ferie dei parlamentari no, qualche commissione forse.

Purtroppo il mercato oscura la politica, nessuno crede piu’ alle promesse di Berlusconi e dei responsabili di un governo irresponsabile; infatti il giorno successivo un generoso black out nel sistema informatico della borsa di Milano, evita la trasmissione di quello che e’ stato il panico. Ci e’ dato di conoscere solo il dato conclusivo delle contrattazioni, l’euro in fumo ed un negativo da paura a Milano che per ore e’ rimbalzato in tutti i telegiornali.

Berlusconi ripromette un patto di stabilità entro settembre ed incontra parti sociali ed opposizione.

Al termine dei lavori alcuni canali televisivi trasmettono in diretta la conferenza stampa: volti tesissimi a sottolineare la gravità della crisi. Fini tremori scuotono il presidente del consiglio.

Le parti sociali indicano misure urgenti contro le tensioni dei mercati finanziari con piani che possano portare ad un pareggio di bilancio nel 2014, forse un anno prima, riducendo i costi della politica e favorendo liberalizzazioni e semplificazioni. Soluzioni drastiche per arginare le speculazioni che magari verranno bruciate dalle borse ma che annulleranno anni di conquiste sindacali dei lavoratori.

Il presidente del consiglio afferma che “L’obiettivo è arrivare a un patto di stabilità, crescita e coesione entro settembre“, che i mercati sono guasti come un orologio rotto e che e’ bene investire nelle sue aziende che, ahime’ per lui, soffrono fortemente in questo uragano finanziario. Ci sarebbe da chiedersi, riportando quanto detto da un noto politico, se “ci e’ o ci fa”.

Mentre aspettiamo almeno una cartolina di politici in ferie ci permettiamo alcune riflessioni.

Abbiamo coscienza del pauroso debito pubblico del nostro paese. Non possiamo più vivere al di sopra delle nostre possibilità come avviene da cinquanta anni. Lo stato ha fornito servizi a debito ed ora, con l’euro, nessuno stato europeo e’ disposto a soccorrere.

Sappiamo anche che esiste un enorme divario tra le classi sociali e che le manovre finanziarie adottate non hanno fatto che comprimere il ceto medio in basso.

Sappiamo della enorme evasione fiscale, dell’arricchimento indebito della politica, dei faccendieri e degli intrighi negli appalti e nelle assunzioni.

Sappiamo che la mafia e’ una delle industrie piu’ fiorenti del nostro paese

Sappiamo che nessuno di coloro che lo afferma è stato eletto democraticamente, perche’ non e’ stato scelto dall’elettore.

Sappiamo che inquisiti ed indagati legiferano per i cittadini

Sappiamo che i politici si sono costruiti una nicchia dorata piena di vantaggi e privilegi, come nuovi principi sulle nostre spalle.

Sappiamo che nessuna guerra porta la pace

Sappiamo che il lavoro e’ un diritto e non un ricatto da pagare rinunciando ai diritti acquisiti.

Sappiamo che scuola, cultura e ricerca sono le priorita’ sulle quali deve investire il paese per proiettarsi nel futuro e che tagli in questo settore non fanno che riportarci ad un nuovo medio evo.

Se la politica ascoltasse i cittadini, noi della crisi ce ne eravamo accorti prima.

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