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A scuola mi parlavano spesso dell’etica…etica morale… l’etica laica, quella che considera sacro l’individuo in sé, e con esso la sua dignità, la sua personalità, la sua persona, la sua volontà.

Non so che farmene dell’etica cattolica che considera la persona sacra in quanto figlia di Dio, sacra in quanto partecipe della sacralità del divino, non di una sacralità autonoma.

È difficile affermare che la vita di un malato di sclerosi multipla all’ultimo stadio sia in mano di Dio e non in mano dell’uomo.

E dell’uomo è tutta la responsabilità di quella vita.

È dell’uomo il rispetto di quella vita.

È dell’uomo il sacro dovere di rispettare l’orizzontalità di quella vita, che forza fisica non ha più, ma ancora coscienza e volontà.

E l’uomo verticale deve genuflettersi per ascoltare la voce dell’uomo orizzontale.

Che l’uomo verticale, che ignora profondamente la sofferenza di quel corpo morente, che ignora profondamente il silenzio assordante che ascolta tutti i giorni quella coscienza ancora funzionante, abbia rispetto!

Che l’uomo verticale freni le sue chiacchiere inconcludenti di fronte alla sofferenza e ne abbia rispetto.

Sacro rispetto.

Comprenda tutta l’insensatezza che del dolore l’uomo orizzontale percepisce.

Credo che la libertà dell’individuo è il bene assoluto. La sua autodeterminazione il bene sostanziale.

La vita è di chi la vive.

La vita è un diritto, non un obbligo e pertanto la sofferenza non può comunque essere una condizione di sudditanza di un uomo all’altro.

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