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Di Rosi Mascia

Corno d’Africa sull’orlo del disastro umanitario per siccità carestia e guerra

La popolazione del Corno d’Africa è sull’orlo di un disastro umanitario e purtroppo la situazione non è destinata a migliorare a breve.

Da diversi anni, infatti, il Corno d’Africa è colpito dall’ emergenza siccità conseguente ai cambiamenti climatici, ma la situazione è nettamente peggiorata negli ultimi mesi, da quando cioe’ alcuni paesi hanno rasentato il livello 5 del Sistema di Allerta Precoce dell’Unità di Analisi della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione per la Somalia (FSNAU).

Raggiungere il livello 5 significa “fame/catastrofe umanitaria” ovvero aumento del 30% di malnutrizione acuta per i bambini inferiori ai 5 anni, tasso di mortalità giornaliero di 2/10.000, accesso a meno di 4 litri d’acqua pro-capite/giorno e a meno di 2.100 kilo/calorie.

Nella regione orientale africana, tra Somalia, Kenya ed Etiopia, oltre 10 milioni di persone stanno lottando per la sopravvivenza:

– 3,2 milioni di persone in Kenya, 2,6 milioni in Somalia, 3,2 milioni in Etiopia e 117’000 a Gibuti con livelli di malnutrizione infantile superiori al 30%

– Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari oltre 250mila bambini sarebbero malnutriti ed un bambino gravemente malnutrito ha 9 volte più probabilità di morire di un bambino sano.

La piu’ grave siccita’ degli ultimi 60 anni dichiara l’ONU, conseguente ad una assoluta mancanza di piogge per due stagioni consecutive. Questo contesto climatico e ambientale ha causato raccolti scarsi e morte dei capi di bestiame sia per disidratazione che per mancanza di pascoli. I prezzi del cibo e dell’acqua sono cresciuti sensibilmente, superando il 200% per quanto riguarda gli alimenti essenziali, inaccessibili pertanto alla maggioranza delle famiglie.

Un segno di quanto sia grave la situazione è che molte famiglie hanno cominciato a mangiare le sementi conservate per la semina, il che significa non aver niente da piantare e di conseguenza niente da raccogliere nelle stagioni successive. E così sta succedendo per gli animali da cortile e i capi di bestiame che vengono venduti per potersi sfamare.

In alcune terre le popolazioni sono vessate oltre che dalle avversità climatiche anche da guerre infinite come avviene in Somalia, dove il sud del Paese è ancora nelle mani dei miliziani islamici di al-Shabab.

Intere comunità , ovviamente, abbandonano le proprie terre e migrano nei paesi più vicini verso i campi dei rifugiati che tuttavia risultano insufficienti a contenere l’esodo.

Raggiungono per la maggior parte i campi profughi di di Ifo, Hagadera e Dagahaley , intorno alla città di Dadaab nel Kenia, che ospitando oltre 380.000 persone, a fronte delle 90.000 che potrebbe contenere rappresentando così la più grande concentrazione di profughi al mondo. Senza considerare che anche il Kenia patisce per la stessa grave siccita’.

L’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) presente in Etiopia e Kenya, afferma che la media giornaliera degli arrivi è salita a 1.700 in Etiopia e 1.300 in Kenya. Quando arriva a Dollo Ado (sud-est dell’Etiopia) un bambino su due sotto i cinque anni è malnutrito

I nuovi rifugiati arrivano in uno stato pietoso. In alcuni casi riescono a stento a stare in piedi ed alcuni, soprattutto i piu’ piccoli, non sopravvivono dopo aver raggiunto i campi. Si tratta di una vera e propria strage degli innocenti: arrivano sempre più notizie di molti bambini sotto i 5 anni che muoiono di fame ed inedia durante la fuga o entro 24 ore dopo il loro arrivo, malgrado le cure urgenti e l’alimentazione terapeutica che ricevono immediatamente.

Drammatici i racconti di chi durante un viaggio durato a volte settimane ha perso familiari o che ha incrociato altri disperati intenti a seppellire corpi senza vita.

Situazione scioccante, dice il portavoce Unhcr Adrain Edwards

Man mano che gli effetti di questa devastante siccità si aggravano, il tempo sta diventando un fattore fondamentale e il WFP (World Food Programme) lancia un appello chiedendo finanziamenti urgenti necessari per le operazioni nel Corno d’Africa, che includono cibo vitale per i rifugiati in Kenia e in Etiopia. Inoltre, il WFP sostiene le iniziative di lungo periodo, che aiuteranno le popolazioni del Corno d’Africa ad uscire dal circolo vizioso della siccità.

Numerose associazioni tra le quali il lo stesso WFP, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), l’UNICEF oltre a varie associazioni governative si stanno mobilitando per aumentare le consegne degli alimenti altamente nutritivi fortificati, destinati in modo particolare ai bambini nei primi 1.000 giorni di vita, ossia dalla gestazione fino ai due anni d’età, per assicurare che le vite, soprattutto quelle dei giovani vengano preservate.

Elhadj As Sy, direttore dell’ufficio UNICEF per l’Africa orientale in visita presso un campo profughi del Kenia dice: «La cosa più impressionante per me è che le madri più povere nei casi più gravi di privazione ancora amano i loro figli e vogliono il meglio per loro. Vogliono che siano ben nutriti, istruiti e che abbiano un futuro. Ascoltare le loro storie, raccontate con il sorriso sui loro volti e la speranza per il futuro, è una vera fonte di ispirazione per tutti noi

Una storia tra le tante e’ quella di Hawa Issak che ha deciso di lasciare la sua casa. La siccità aveva distrutto tutta la sua famiglia, lei era incinta e non intravvedendo alcun fututto per se’ e per il bambino ha intrapreso un viaggio di 420 chilometri insieme ad altre sei famiglie, nella speranza di trovare aiuto nel vicino Kenya.

Hanno camminato per 28 giorni nell’afa e nella polvere, fino a quando finalmente hanno raggiunto Dadaab Nel bel mezzo della polvere e del disagio, poco dopo il suo arrivo a Dadaab ha dato alla luce un bambino. «Gli ho dato il nome di Ibrahim», dice con orgoglio con un sorriso sul suo viso. «Siamo sani e salvi… per il momento

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