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Mozambico, 29 giugno 2011- di DIANA AGOSTINI-

Attendo la domenica impaziente perché è il giorno in cui Irma Franca si reca “nel mato” e io ne approfitto per saltare nel cassone del pick up e accompagnarla. Cos’è “il mato”?

In inglese si direbbe il “bush”che qui in Africa corrisponde alla savana. Non occorre allontanarsi troppo per arrivarvi, in meno di un’ora si raggiungono già alcune comunità nel mezzo del nulla, ma davvero del nulla! Partenza alle 7, per metà del tragitto si percorre la strada principale asfaltata, poi si carica a bordo il fidato Antonio, che con il suo senso di orientamento da bravo locale ci indica la strada da seguire una volta abbandonata la statale. Poi ci si addentra nel verde e lì inizia la parte migliore del viaggio: strade sterrate percorribili solo ora che sono finite le piogge le quali hanno lasciato evidentissimi segni del loro passaggio. Per fortuna il mio stomaco regge bene e non soffro il mal d’auto perché è un po’come stare sulle giostre: attraversiamo un fiume secco, schiviamo alberi e crateri nel terreno sbalzando di qua e di là. Per strada si incontrano a volte ragazzi in bici, a volte donne a piedi che si stanno recando al pozzo più vicino e a volte qualcuno che sta rientrando al paese e che ci chiede un passaggio. L’ultima volta è saltata sul cassone una donna con in braccio una bambina che avrà avuto sì e no un paio di settimane. Quando iniziamo ad intravedere qualche capanna capiamo che siamo arrivate. I bambini iniziano a correre dietro alla nostra macchina, a chiamarci, a salutare… Da queste parti vedere un auto con a bordo dei bianchi è un evento raro tanto che l’ultima volta una piccolina è scoppiata in lacrime quando ci ha visti, lacrime di paura per qualcuno di così diverso arrivato da chissà dove!

Ad aspettarci c’è ”o animador da aldeia” (l’animatore del villaggio, fa ridere ma si chiama così!) ovvero colui che rappresenta il punto di incontro tra la comunità e Irma Franca.

Mi sento di aprire una parentesi su Irma Franca e più in generale le mie ospiti ovvero le Suore Pastorelle, un ordine che ha come missione appunto quella pastorale e quindi di condividere e diffondere il messaggio del vangelo, vivono in piccole comunità a stretto contatto con la gente come l’esempio del bairro di Alto Gingone qui a Pemba.

Irma Franca è la suora responsabile che gestisce tra le altre cose l’oratorio, in cui portiamo avanti il progetto di formazione dei suoi educatori, e si occupa di seguire queste comunità nella savana. Premetto di non essere credente, anzi spesso mi trovo in grande disaccordo con alcune posizioni della Chiesa e, nonostante sia stata battezzata e abbia ricevuto un’educazione di stampo cattolico, non ho mai praticato e crescendo mi sono molto distaccata da questo mondo e dai suoi rappresentanti. Ho imparato a non farmi pregiudizi, ma non posso nascondere che inizialmente l’idea di vivere per due mesi a stretto contatto con una realtà di Chiesa a me sconosciuta, rappresentava per me uno dei grandi punti interrogativi di questo viaggio. Dopo quasi un mese che sono qui mi sono fatta la mia idea a riguardo. Non voglio generalizzare ma queste persone sono distanti anni luce da quelle incontrate nelle mia piccola esperienza di bambina nel mondo cattolico. Sono apertissime al dialogo, ma cosa più importante fanno un lavoro enorme per la popolazione locale. Oltre all’oratorio infatti, che è un modo per togliere per qualche ora ogni pomeriggio una media di 300 bambini dalla strada e dai pericoli che lì possono incontrare, nonché garantirgli quotidianamente un panino, che può sembrare poco ma qui non lo è, gestiscono una libreria, un centro sartoriale e un centro di assistenza per le famiglie più vulnerabili,molte di queste con problemi legati alla diffusione del AIDS. Nel centro distribuiscono farina e fagioli, latte in polvere e una volta alla settimana vengono effettuate visite mediche e distribuzione di farmaci. Tutto questo grazie alle loro pensioni, ai fondi versati da Muindi Onlus e a offerte mandate dall’Italia da donatori privati che le conoscono e le vogliono aiutare. Tutte queste attività prescindono dalla fede cristiana, ai bambini non viene fatto catechismo durante l’oratorio e le famiglie seguite nel centro vengono accolte indipendentemente dalla loro religione.

Il discorso delle comunità è un po’diverso, una volta formatasi una comunità cristiana all’interno di un villaggio, l’animatore contatta le suore e richiede che loro seguano la comunità nel percorso di fede. Irma Franca così si impegna a recarsi da loro per visitarli di domenica durante la loro funzione e durante le visite portare loro le ostie consacrate e leggere la parola del giorno. Inoltre richiede sempre un impegno per alfabetizzare la comunità, quindi porta loro libri, quaderni e il necessario perché un membro della comunità possa insegnare a leggere e a scrivere a chi lo desidera e soprattutto ai più giovani.

Assistere a una loro messa in makua, ascoltare i loro canti accompagnati da tamburi e da battiti di mano e percepire la loro gioia di essere lì in quel momento, è stato per me che non ho fede, un’emozione davvero forte. Già solo entrare in queste capanne di fango adibite a cappelle, ornate con fiori, fornite di panche, altare e croci mi ha trasmesso tutta la loro di fede e la loro speranza che, nonostante le condizioni di vita miserevoli, non li abbandona mai. Capisco come sia imprescindibile per loro poter riporre un po’di fiducia in qualcosa di divino e di superiore per poter affrontare le difficoltà quotidiane e capisco perché mi guardano straniti quando vedendo che non prego mi chiedono se sono musulmana e io rispondo “no, semplicemente non credo”. Qui si percepisce in qualsiasi cosa un ché di spirituale al di là della religione e inizio a capire il perché. Da una parte spero solo che esista il loro dio e che tenga conto di tutti gli sforzi di questa gente e della grande volontà di venerarlo che dimostrano paragonata alla aridità che mi è capitato di incontrare in certi cosiddetti credenti nella nostra società, spero che nessuno si senta offeso per questa mi personale opinione. L’appuntamento della domenica è sicuramente una delle esperienze più emozionanti di questo viaggio, un’occasione per assaporare la genuinità di luoghi e persone affascinanti.

Diana Agostini

Fonte:http://www.varese7press.it/?p=31701

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