Nadia Mazzardis

 

di Nadia Mazzardis

Ieri durante la puntata de L’Infedele, Gad Lerner nella sua conduzione dal mio punto di vista sempre pacata, sobria e di gran classe ha letto uno stralcio delle intercettazioni telefoniche tra Santanchè e Briatore.

Arrivato al punto in cui nelle intercettazione sorgeva la parola “troie”, l’ha elegantemente sostituita con il sostantivo “signorine”.

E’ vero che il significato è attribuito dal contesto, è vero che in una trasmissione di quel genere, con quei toni, e in quel contesto un termine così carico, sarebbe stato probabilmente eccessivo, però a mio avviso è stata quasi più stridente la sostituzione.

Da tempo, non solo io, ma in tante ci chiediamo il perché al femminile sia sempre necessario suddividere il mondo in “signore e signorine”, mentre al maschile tutto ciò non è necessario.

Da tempo, nel mio piccolo quotidiano, anche quando “signorina” lo ero, alla domanda “signora o signorina?” ho sempre risposto che non vedevo la necessità di differenziare e quindi “signora”.

Da tempo se entro in un negozio, in un ufficio, o dovunque vi sia una ragazza giovane al lavoro, evito di usare “signorina”.

Trovo la distinzione inutile, generalizzante, e vecchia. Soprattutto in un mondo, il nostro, dove il matrimonio, per fortuna, oltre a non migliorare la condizione femminile, spesso non ne fa nemmeno più parte, visto che ognuno di noi decide di formare la propria famiglia come meglio crede, senza necessariamente ricorrere a questo istituto.

L’uso di questo termine, già un po’ desueto, già un po’ fastidioso, per renderlo funzionale al sinonimo di “troia”, a me personalmente, piace ancora di meno.

Le “troie” come le chiama Briatore, sono donne che fanno sesso a pagamento, vendono il proprio corpo per ottenere benefici economici e personali. Possono essere indifferentemente signore o signorine, nubili o sposate, vivere in coppia omo o eterosessuale.

Ancora si sa non abbiamo coniato un termine sufficientemente volgare per descrivere gli uomini, che invece del proprio corpo vendono il proprio voto (perché di voto si tratta e non di idee) per benefici economici e personali, e non avendolo coniato, loro da soli si fanno chiamare “Responsabili”, né signori, né signorini….

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