“Il 23 marzo 1950 i lavoratori di San Severo insorsero contro le forze di polizia, alzando

barricate e assaltando le armerie e la sede del MSI. Gli scontri causarono un morto e

circa quaranta feriti tra civili e militari, e l’esercito occupò con i carri armati le

principali vie della città. Nei giorni seguenti, con l’accusa di insurrezione armata contro

i poteri dello Stato, furono arrestate centottantaquattro persone, assolte e rilasciate”

 

Prima di descrivere i fatti realmente accaduti è bene fare una breve descrizione della condizione economica e sociale dell’epoca in questa zona della capitanata,San Severo,in provincia di Foggia,molto simile ad altre zone della Puglia descritta da Pane e Libertà nella film dedicata a Di Vittorio,Minervino,Gravina,Andria,Altamura,  La condizione della maggior parte dei braccianti del novecento era drammatica. Vivevano  nelle masserie,si lavorava dall’alba al tramonto,dormivano nei pagliai,in mezzo a pidocchi,malaria,si mangiava acqua sale,con un pasto caldo fatto di pane cotto. Uno era pane duro ammorbidito nell’acqua,con pomodoro,olio e sale,l’altro era pane duro ammorbidito nell’acqua bollente e cotto con verdure olio e sale. Questi erano i pasti dei braccianti. Le condizioni igienico sanitarie precarie,la mortalità infantile era altissima ( racconta Ada:” Mamma era contadina,andava a zappare ,andava con la pompa per l’irrorazione,non come adesso che si fa con le macchine”.” E in  campagna dopo forti emorragie causate da stanchezza e fatica ,perdeva i figli”.” E mamma ne ha fatti 15,otto e gli altri che non sono arrivati per niente”). Teresa racconta,”ricorda che era nata  appena tre giorni quando la mamma la portò con sé in campagna”. La maggior parte delle famiglie dei braccianti vivevano  in un’unica stanza,con un soppalco ricavato nel sottotetto (si chiamava busulet) per recuperare un po’ di  spazio  per dormire. In una casa si dormiva spesso in 10, 14 o anche 15 persone,in fondo alla stanza spesso veniva ricavato anche lo spazio per il mulo, cavallo o asino,che erano il mezzo di traino diffuso dei braccianti. Spesso si dormiva con la porta aperta per non morire asfissiati dalla puzza dell’animale in casa! Le case erano piene di topi,il gatto serviva,in casa,come acchiappa topi. In casa mancava acqua,servizi igienici. La tubercolosi  era la malattia diffusa nelle famiglie povere,conseguenza della malnutrizione,si moriva:intere famiglie decimate,era la malattia dei poveri. Il 70% dei braccianti e dei contadini aveva la fedina penale macchiata da un piccolo reato  di furto. D’inverno e durante i mesi in cui il lavoro mancava,vivevano rubacchiando legna ,frasche,paglia,olive. Oppure inventandosi o facendo i terrazzani,raccogliendo verdure selvatiche che vendevano al mercato: cipolle selvatiche ,cicorie,erbe selvatiche (lampascioli),lumache. Dopo la guerra,e la nascita della repubblica,la democrazia, molti di questi braccianti e contadini avevano riposto grandi aspettative di riscatto. Erano tutti organizzati nelle organizzazioni di sinistra e sindacato attorno ad un progetto di grandi riforme di struttura, con la grande riforma agraria si sarebbe passati dal latifondo che disperdeva ricchezze attraverso grandi estensioni di terreni in abbandono,incolti, ad una coltura intensiva che avrebbe aumentato la produttività,la produzione,la ricchezza e il lavoro,intorno ad un progetto di riforma agraria con piccole e medie proprietà,lo slogan era :”la terra a chi la lavora”! Tutto questo era negato,per colpa di una politica delle classi dominanti  e del governo,rivolta ad assicurare una restaurazione agraria basata su una politica di bassi salari e larghi profitti, nessuna accortezza e sensibilità   e interventi per risollevare dalla condizione di miseria le popolazioni meridionali che di agricoltura vivevano. Dal sud nasceva una forte domanda di lavoro e di cambiamento. La sinistra e il sindacato se ne faceva interprete e promotore e chiedeva di avviare la riforma agraria per indirizzare il paese in un viatico di  riforme strutturali,indispensabili  alla modernizzazione e democratizzazione del paese e l’economia agricola.  Da un’ agricoltura feudale ad una agricoltura avanzata caratterizzata dalla piccola e media proprietà,liberale e liberata dalla sotto utilizzazione e dispersione del latifondo. Avrebbe dato un segnale di svolta al paese in senso economico e sociale. San Severo di tutto questo ne era protagonista. Gli incidenti di San Severo avvengono dopo quelli di Modena,Reggio Emilia,Montescaglioso,Torremaggiore. Il fermento nel Paese era  forte e San Severo non ne era estranea. La sinistra e il sindacato erano forti e vi era una forte adesione di massa.

Il 23 Marzo prosegui’ lo sciopero generale per solidarietà di un lavoratore ucciso a Parma il giorno prima,il 22 Marzo. Le provocazioni alla riuscita dello sciopero furono immediate. In una macelleria del centro storico furono accoltellati da una guardia  scelba in borghese un gruppo di braccianti, la loro presenza era per invitarne la chiusura per via dello sciopero in atto. Da quell’episodio ,i braccianti,in risposta alle provocazioni della polizia e  gruppi di fascisti non furono estranei a dare manforte alle violenze contro i braccianti- sparava la polizia sparavano i fascisti dai balconi delle loro case- i braccianti si lanciarono inermi contro la polizia, senza timore al grido di “Pane e Lavoro”. Assaltarono la locale sede del MSI. Al termine di una giornata convulsa e drammatica,che conterà numerosi feriti e una vittima,a sedare la rivolta arrivò perfino l’esercito con i carri armati. Contro gli arrestati ci fu un accanimento violento e discriminatorio. Ci furono torture,violenze  ogni genere. Ricordo solo alcuni che ho conosciuto personalmente,Spinelli e Bertolino:uno deformato una mano conseguenze delle torture,l’altro arrestato dopo l’accoltellamento viene picchiato e colpito sulla ferita riportata dopo l’aggressione. Felice Bertolino da quell’episodio rimarrà completamente sordo, conseguenze di quelle torture. Molte donne furono arrestate. Fu istituito subito un collegio  di difesa di altro profilo con i penalisti Gullo e Lelio Basso. I capi d’accusa erano pesanti: “insurrezione armata ai poteri dello stato”. Un grande movimento di solidarietà dell’UDI,del partito comunista e del sindacato organizzò una rete  di sostegno ai carcerati e alle famiglie.. Chi si sarebbe occupato dei bambini rimasti orfani,circa 70? Derna Scandali,una dirigente comunista  e dell’UDI,partigiana di Ancona,in quei giorni partecipava ad un convegno a Roma. Li’ c’’era un senatore Comunista di San Severo Luigi Allegato,ricorderà Mirian Mafai nella prefazione nel libro “i treni della felicità”,il  grande Luigi Allegato,bracciante, antifascista,eletto alla Costituente,prima, e senatore del PCI successivamente,sarà proprio lui a raccontare dello sciopero e degli scontri di San Severo,parla dei bambini lasciati soli. La sera stessa sotto la direzione di Derna Scandali scatta la mobilitazione per la solidarietà. I treni della Felicità furono una risposta a quella drammatica situazione.

Molti bambini trovarono accoglienza in famiglie del centro nord,ricorderanno Derna Scandali, Severino Cannelonga,ex deputato del PCI.,anche lui orfano di genitori arrestati in quel tragico 23 Marzo 1950,Severino con le sue sorelle troverà ospitalità in famiglie di Ancona. Il processo si chiuse dopo due anni con l’assoluzione di tutti gli imputati. Per non aver commesso il fatto.La difesa smontò tutti i capi d’accusa.

. Lelio Basso nell’arringa finale dirà: “Questa sentenza voi pronuncerete in nome del popolo,e il popolo in nome del quale parlate,il popolo di cui dovete essere gli interpreti ,non è soltanto il popolo grasso vuol conservare i suoi privilegi,ma è il vasto popolo che comprende tutti i cittadini,soprattutto la grande massa dell’umile gente che lavora,che soffre e che lotta per diventare non più oggetto ma soggetto di storia,e per fare finalmente del nostro paese,secondo il principio affermato dalla Carta fondamentale,una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Sia la vostra sentenza degna di questo popolo”

Le parole di Lelio Basso hanno dato il senso e la dimensione morale della lotta che era in corso per riscattare la dignità degli uomini e riaffermare il principio sacrosanto all’autodeterminazione. Un gruppo sociale escluso da ogni processo di vita civile ed economica,pur essendo maggioranza nella società! Essi erano determinati, con la schiena dritta,non si piegavano davanti a niente. Anche loro con le loro azioni hanno contribuito a fare grande questo paese,a renderlo più umano,più ricco,più libero,più democratico,più liberale. Ho voluto ricordare questo spaccato di storia, vera,drammatica, perché buona parte di quei protagonisti conoscevo, alcuni erano miei amici e volevo ricordali in questo 23 marzo 2011 a 61 anni da quel tragico evento con una nota. Essi erano orgogliosi di essere braccianti e militanti, di essere stati protagonisti di episodi della quale non avevano nulla di vergognarsi. Erano uomini e donne con una forte dignità!

di Silvio Selvaggio
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