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Jerome Bruner, uno degli psicologi cognitivi più conosciuti del XX secolo, sostiene che come essere umani a partire dai 18 mesi ci raccontiamo la vita sotto forma di narrazione.

Una storia.Con protagonisti, antagonisti, conflitti e soluzioni.

Nel suo libro “La guerra civile fredda” Daniele Luttazzi dà una spiegazione interessante sul perché l’attuale Presidente del Consiglio ha ottenuto tanto consenso: racconta una storia. O più storie.

E nel raccontare queste storie ha sempre chiara la struttura, un protagonista LUI, un antagonista MAGISTRATI o COMUNISTI, un conflitto L’INVIDIA, L’ODIO PER IL SUO POTERE, una soluzione LUI RESISTE di fatto perché è il protagonista, quello buono, e i buoni nelle storie vincono sempre.

Sempre Daniele Luttazzi, ci racconta nel suo libro, quanto questo “senso di storia”, manchi nell’opposizione: Chi è il protagonista? Mah, difficile trovarne uno solo.

Chi è l’antagonista: anche qui la cosa si fa complessa, dovrebbe essere il governo, ma non lo è per tutti, e non lo è sempre.

Qual è il conflitto? I conflitti sarebbero tanti a cominciare da quello di interessi, ma diversamente da ciò che fa il Presidente del Consiglio, questi signori non lo vanno sbandierando ogni volta che si trovano un microfono davanti.

E la soluzione? Bella domanda!

Se non c’è un protagonista, un antagonista, un conflitto, non c’è una storia, e se non c’è una storia perché non c’è un conflitto, non serve una soluzione.

Risultato in pochi hanno chiaro ciò che l’opposizione vuole fare, perché non lo hanno raccontato non lo hanno reso sotto forma di storia.

Qualcuno potrà dire, che queste sono “tecniche” che non servono. E invece servono, eccome se servono.

Pensiamo per un momento ad una qualsiasi delle tragedie che stanno scorrendo nei nostri telegiornali.

Pensiamo ad esempio ai migranti che arrivano a Lampedusa. E’ realtà, è la dura realtà. Vediamo le loro condizioni, li sentiamo parlare le rare volte che gli danno un microfono, sentiamo parlare chi li assiste.
Eppure, anche se siamo empatici nei loro confronti, se ci dispiace per ciò che stanno vivendo è assai difficile che qualcuno di noi spenda una lacrima, ogni qual volta parte un servizio su Lampedusa.

Proviamo ora a pensare che si decida di fare un film sulla storia di uno di questi migranti, pensiamone una possibile trama:

Ha una compagna e una figlioletta piccola nel suo paese, ma non vede futuro per la sua bambina, decide allora di raggranellare i suoi risparmi per pagarsi il viaggio in barca, con il mare mosso, il rischio della vita. Parte, verso il miraggio italiano o europeo, e promette alla sua bimba di tornare per darle una vita migliore, lei se lo merita. La bambina nel salutarlo gli dice “papà io non voglio che il mare cattivo ti porti via da me”

(…)
Non è un gran che di trama, ma è pur sempre una storia, e sono quasi convinta che leggendo queste quattro righe, qualcuno di voi si è commosso sensibilmente di più, di quando legge un articolo su un quotidiano o vede un servizio in televisione.

Ben sapendo che queste quattro righe non sono la realtà.

Per costruire un’alternativa a quei politici che stanno distruggendo la nostra bella nazione, è necessario raccontare alla gente “la storia” di questa alternativa, avere chiare le idee, chi sarà il buono (al governo) e chi il cattivo (all’opposizione), quali i conflitti (i problemi dei cittadini che hanno priorità e si vogliono combattere), e le soluzioni dei conflitti (come si risolveranno, con quali strategie, con chi lo si farà).

Noi donne abbiamo raccontato storie fin dalla notte dei tempi, e tutt’ora le raccontiamo. Portiamo i nostri figli in pancia per 9 mesi, li mettiamo al mondo.
Noi sappiamo cos’è un conflitto, sappiamo cos’è dare alla luce un figlio, e forse qualche donna in più nella politica, per quello che sa, e che gli uomini non potranno mai sapere, potrebbe trovare un sistema migliore per risolvere i conflitti, diverso per esempio dalla guerra, dall’alzare i toni in una trasmissione per avere la meglio, dall’interrompere chiunque mentre sta parlando per ottenere l’attenzione.

Io non credo ad una vita senza conflitti, non credo alla pace, ma credo ad una soluzione dei conflitti diversa dalla guerra, e questo sarà possibile solo attraverso le donne.

Nadia Mazzardis

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