Il 7 marzo a Bolzano abbiamo tagliato metri e metri di stoffa rosa e predisposto locandine, per “infiocchettare” vari punti della città.
Il comitato nazionale “senonoraquando” aveva proposto di unire virtualmente con un fiocco rosa tutto il territorio nazionale.
Era stato proposto di infiocchettare di rosa i monumenti, ma a Bolzano e dintorni vista la particolare tensione costruita intorno ai monumenti, grazie al Ministro Bondi, abbiamo pensato di infiocchettare i ponti, come segno di condivisione tra le culture, quella italiana e quella tedesca e non solo, di mediazione, e di unione, tutte competenze di cui noi donne e gli uomini che ci apprezzano per questo, disponiamo ampiamente.
Insieme ai ponti, abbiamo infiocchettato anche alcune fontane, che simboleggiano l’energia positiva e pulita che l’acqua ci dà, che è fonte di vita e di sostegno per ognuno di noi e deve essere di tutti, così come di tutti deve essere il rispetto della dignità delle donne.
Abbiamo anche rifatto il volantino e sempre per la sensibilità che noi donne nutriamo verso gli altri, abbiamo deciso di rimodulare il motto e scrivere “Rimettiamoci al mondo!” invece di “Rimettiamo al mondo l’Italia”, proprio per coinvolgere tutti.
E forse nel voler rispettare la sensibilità di ciascuno, con questo slogan “rimettiamoci al mondo” non ci siamo sbagliate.
Perché è proprio giunto il tempo che le donne e gli uomini che le apprezzano per le loro capacità e competenze, rinascano.
Deve esserci una rinascita! Di quelle donne che devono e vogliono dire alle proprie amiche, alle proprie figlie e alle proprie nipoti che “è il merito che nella vita ti fa avere un progetto personale di cui andare fiera, non la misura del reggiseno” e ai propri figli e ai propri nipoti “che il rispetto di se stessi passa inevitabilmente attraverso il rispetto degli altri, le donne per prime, ma anche tutte le persone meno dominanti socialmente, perché categorizzate, non dimentichiamo migranti, chi viene da altri paesi, omosessuali, diversamente abili. Tutti coloro che la società di cui facciamo parte, sta provando a connotare come cittadini di serie B.
La rinascita del nostro dire “non siamo d’accordo”: non sono d’accordo che un’amica appena tornata da Israele mi dica che la guida turistica abbia fatto battute sull’Italia e il bunga bunga, che un amico tornato dalla Birmania mi racconti i commenti sardonici in albergo, legati sempre a questo tema.
Non siamo d’accordo che l’Italia, paese che ha esportato cultura dalla notte dei tempi, e che da anni secondo una ricerca della Società Dante Alighieri non esporta più “un concetto”, il solo concetto che ha esportato in questi ultimi mesi sia quello dei festini con minorenni e del bunga bunga.
Non siamo d’accordo che il Presidente del Consiglio non abbia il pudore e la saggezza di farsi da parte, che insista a raccontare barzellette come all’osteria, ad un pubblico compiacente (donne comprese) che per un posto al sole è disposto a ridere, quando in Germania il ministro tedesco Guttenberg ha rassegnato le dimissioni, non tanto per il plagio della tesi, ma perchè che non riteneva giusto che l’attenzione mediatica e politica fosse concentrata solo sul suo caso, distogliendo energie all’azione di governo.
Non siamo d’accordo che si provi a spostare sempre un pochino più in là la soglia del tollerato e del tollerabile.
Se un Premier può raccontare ad una riunione con i sindaci una barzelletta sguaiata, cosa si può sentire in diritto di fare un ragazzo a scuola durante la lezione? E poi piazziamo i 5 in condotta?
Se un Ministro della Repubblica può mandare a “fanculo” il Presidente della Camera, cosa si può sentire in diritto di dire l’infermiere al paziente che si lamenta?
Disperatamente le donne vicine al governo qualche settimana fa alla convention “Fattore D” hanno tentato di affermare che la colpa di tutto ciò che sta accadendo è della strumentalizzazione da parte dei media o nel caso specifico dei festini, della ragazza minorenne.
Disperatamente i giornali vicini al governo cosa hanno tentato di dire quando il Ministro ha preso a male parole il Presidente della Camera? Che il Presidente della Camera avrebbe dovuto dimettersi.
Deve esserci una rinascita di donne e uomini che dicano con forza “Non siamo d’accordo che a parlare di questione morale e di etica della politica debbano essere sempre e solo i magistrati”. Che però se se ne occupano diventano toghe colorate di rosso.
Dobbiamo convincerci nel nostro quotidiano, come sostiene Saviano che la colpa di un incendio è di chi lo appicca e non di chi dà l’allarme, come spesso la stampa allineata vuole far credere.
Deve esserci una rinascita di donne e uomini, convinti che così come il rapporto sessuale tra un adulto e un bambino è esecrabile perché non è simmetrico, perchè il bambino non decide, anche il rapporto sessuale tra un ultrasettantenne e una ragazzina sia inevitabilmente asimmetrico, e la decisione delle ragazze, tanto sbandierata, è forzata e condizionata da una serie di disvalori che socialmente si sono costruiti in quasi 20 anni di berlusconismo. E non vogliamo che le nostre figlie rischino di far propri questi disvalori.
Deve esserci una rinascita di donne e uomini convinti che la delega a chi ci rappresenta abbia un limite, limite entro il quale è venuto il momento, anche come cittadine e cittadini di dire sempre di più “non siamo d’accordo” senza appiattirci nel pensiero comune, senza cadere nel consueto “sono tutti uguali”.
Non è vero non siamo tutti uguali, non sono tutti uguali. Noi siamo diversi, io sono diversa e me ne vanto! Rimettiamoci al mondo e mostriamo al mondo la nostra diversità!

Nadia Mazzardis

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