Nadia Mazzardis

Mi chiamo Nadia Mazzardis, sono una donna, un’imprenditrice, una mamma, una moglie, una casalinga. Sono scesa in piazza il 13 febbraio, e non solo, ho organizzato la piazza nella mia città, Bolzano, insieme ad altre donne di tutte le età. E non sono scesa in piazza per fare la moralista. Troppo comodo darci delle moraliste.
Sono scesa in piazza perché ho un passato, un passato in cui la mia mamma pur non avendo partecipato alle rivendicazioni femministe in piazza, mi ha sempre detto che lei la sua rivoluzione l’avrebbe fatta a casa e infatti incominciò a dire a mio padre che chi tornava a casa dopo una certa ora la sera, avrebbe lavato i piatti. Fissò un orario per la cena e chi non c’era, affar suo, poi doveva sbrigare le “faccende domestiche”. E così fu da allora chi tornava tardi doveva lavare i piatti e riordinare la tavola.
Lo stesso fece quando mio papà andò in pensione 17 anni fa, anche lei casalinga dichiarò, “in pensione ci vado anch’io” e se tu stai a casa d’ora in poi, ti occupi di pulire e fare la spesa, io cucino, lavo e stiro.
Questo per dire che sono importanti le rivendicazioni pubbliche, ma devono andare di pari passo con il nostro quotidiano.
Sono scesa in piazza con i miei due figli un maschio e una femmina e devo dire loro che per essere contenti di sé, per avere un futuro devono impegnarsi molto e avere un progetto di futuro.
E il progetto di futuro non può essere basato sull’aspetto fisico, che si sa, anche con i miracoli, tra virgolette, della chirurgia plastica, con gli anni lascia poco spazio ai progetti.
Il progetto di futuro si basa sulla testa, sulle idee, sul pensiero critico ed è questo che i giovani devono tornare a sviluppare. La politica, il consenso sociale non si può costruire con un atteggiamento fideistico, di devozione acritica, verso questo o quel politico, si deve costruire attraverso la capacità di critica. Di farla e di accettarla.
Se l’iperrealtà costruita dalla televisione dà un modello di futuro così fragile, legato solo ed esclusivamente all’aspetto fisico, e questo lo colleghiamo ai bambini di prima elementare che nel resto di Italia in tantissime scuole, si presentano il primo giorno di scuola con la risma di carta sotto il braccio, perché non si investe nell’istruzione, il gioco è fatto.
Sono scesa in piazza perché ho il desiderio di un futuro migliore, non solo per me, ma soprattutto per i giovani, per i giovani che ho visto impegnatissimi e carichi in questi giorni, giovani a cui si sente dire di tutto, che non hanno voglia di fare, che sono bamboccioni, e invece no, sono giovani che se stimolati e se gli si dà fiducia, fanno e fanno bene.
Sono scesa in piazza perché affinchè il futuro sia per i ragazzi una promessa, come lo è stato per noi e non una minaccia, dobbiamo riflettere tutti sulle piccole cose quotidiane, su quei piccoli comportamenti che se operati da molti, cambiano i comportamenti sociali.
Faccio un esempio, io sono mancina, da piccola mi hanno costretto a scrivere con la destra e mi hanno sempre detto che ero una MANCINA CORRETTA. Dicono che i mancini hanno più infortuni sul lavoro e in casa rispetto ai destrimani e sapete perché? Perché il mondo è organizzato per destrimani, non c’è niente da fare, maniglie delle porte, delle finestre, pulsanti dell’ascensore, pulsantiere dei telefoni, ferri da stiro, fornelli, marce della macchina.
Il mondo non solo è organizzato per destrimani ma anche e principalmente per uomini, ci sono pochi asili nido e poche strutture per anziani lungo degenti, perché? Perché sono le donne ad occuparsi principalmente dell’inizio e del fine vita.
Ma non solo, io giro l’Italia per lavoro, faccio formazione nelle scuole e quando vado al ristorante da sola, devo difendermi con un libro. Non è infrequente, anzi, che se sei una donna sola in un ristorante la sera, ci sia qualche uomo che solo anche lui si senta in diritto, di parlarti perché “siamo soli tutti e due e ci facciamo compagnia”.
“Ma chi te l’ha detto che voglio la tua compagnia e che io cerchi compagnia?” Questa è la regolare risposta che devo dare e grazie alla quale vengo vista come “un’isterica”.
Bene, io mi difendo da questi piccoli attacchi al maschile con un libro e una matita. Se ti vedono al tavolo che leggi e sottolinei, non ti rompe le scatole nessuno. Come diceva la vecchia storiella “non ti fidare di una donna che legge!”
Sono scesa in piazza il 13 febbraio e continuo a lavorare sodo su questi temi, perché non credo che le giovani debbano rinunciare alla propria femminilità, anzi devono andarne fiere, ma nel contempo devono portare avanti il un progetto di vita basato sull’impegno e sulla cultura senza questi due ingredienti non c’è progetto a lungo termine, ma solo brevi e caduchi momenti.
Facciamo in modo come donne, di rimanere in contatto, la rete ci aiuta, di organizzare manifestazioni che diano visibilità al mondo e alle competenze femminili, ma non dimentichiamo mai le nostre piccole azioni quotidiane, è con queste che si fanno le rivoluzioni, e funzionano molto meglio delle “bombe che portano la democrazia”.

Nadia Mazzardis

Bolzano 28 marzo 2011

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