Lenzuola alle finestre, stendini semiribaltati con panni bianchi si fanno notare mentre all’alba arrivo all’Aquila …. e’ il 6 aprile ….Presto mi rendo conto dell’accaduto e penso che la mia città non esiste più… ho solo cinque minuti per riordinare le emozioni… sono a Coppito…. prendo il pass, la tuta, cambio veloce lascio le emozioni in un angolo del mio cuore e scappo…….Loro mi vogliono razionale…….Si deve aiutare e presto la gente che in 27 maledetti secondi han visto il loro piccolo grande mondo crollargli addosso . La vita non l’hanno persa solo le 309 vittime ma anche le migliaia di persone sopravvissute!Affetti che mancano, ricerche affannose mentre attorno regna il caos…… paura che non abbandona persone che corrono, persone che invece immobili guardano con occhi assenti quella casa che sino a poco tempo prima custodiva l’intimità familiare ed ora invece è completamente smembrata I comandi si rincorrono velocemente e il grande gruppo si divide passando tra file di autoambulanze e mezzi di soccorso provenienti da tutta Italia…L’Italia intera e’ arrivata nella mia città per dividere con noi giorni strazianti e pieni di dolore!Facce nuove, sguardi pieni di solidarietà, qualche sorriso che vorrebbe infondere coraggio e tanta voglia di aiutare. Arrivano le tende, migliaia di tende blu da montare velocemente e la catena dei soccorsi si allarga a macchia d’olio! In un giorno nasce l’Aquila delle tendopoli, la mia bella città distrutta dietro le mie spalle il futuro precario davanti a me . Mi ritrovo in una di queste tendopoli a prestare i primi soccorsi! Arrivo la mattina di Pasqua, mi viene incontro una nonna : e’ scalza, indossa uno scialle e una vestaglia da casa! Sorride, mi bacia e mi invita a prendere con loro un bicchiere di latte caldo e una fetta d colomba! La vita nelle tendopoli si anima in un battibaleno lo sgomento diventa reazione e si inizia a progettare la nuova vita… arrivano i medici, gli psicologi, i clown ! Condividere tutto diventa parola d’ordine e nessuno si sottrae a questa vita precaria perché e’ la sola possibile! La vita nelle tendopoli e’ animata, piena di colori!La tendopoli appare come un piccolo formicaio con animaletti industriosi che lavorano con incessante forza e trovano nei loro disperati ricordi la forza per andare avanti! Passano i mesi e con essi i problemi e gli inconvenienti del prolungato campeggio si fanno sempre più forti : acqua, fango, cavallette; i rapporti iniziano a diventare difficili, si sente odore di nervosismo Dopo sette lunghi mesi arrivano i MAP, le case promesse e si pensa che forse e’ il primo passo per ricostruire una vita dignitosa; si fa presto a capire che non sarà cosi… cubi enormi su piloni divisi da strade ghiaiose, pozzi neri , niente alberi….le relazioni nate nelle tende si interrompono le comunità nate nelle tendopoli vengono divise, ancora un forzato distacco, un distacco da chi aveva condiviso,sperato,progettato una rinascita assieme . La gente piomba in una stato di sconforto che dopo qualche tempo lascia spazio alla rabbia! L’aquila non ha più i riflettori puntati, non ci sono più ne politici, né barzellette, né attori , né capi di stato a fare passerella tra i mucchi di macerie e pietre che sono ancora in città. Il teatrino del “anch’io ho partecipato” ha calato il sipario ma dietro quel sipario esiste ancora la città ferma, immobile. Ci sono palazzi puntellati , ricoperti di impalcature, ci sono cantieri bloccati perchè qualche appalto non e’ regolare….si torna a parlare dell’Aquila e di infiltrazioni mafiose nella ricostruzione……penso allora che son venuti proprio tutti a farci visita , anche gli sciacalli. Prima di lasciare la città vado nella zona rossa … c’e’ quello che rimane della mia casa… quattro mura … niente più! Riparto, torno nella nuova casa…non mi sento ottimista e penso che L’Aquila non tornerà più a volare… ma li lascio il mio cuore con i ricordi e il calore datomi da quelle stupende persone che rivedrò tra pochi giorni! Già il 2 Aprile ci sarà il ricordo di quel maledetto giorno di due anni fa……sono di nuovo pronta a partire sicura di vedere al mio arrivo quei panni e gli stendibiancheria cosi come li avevo lasciati……

-tratto da: http://www.popoloviola.org/

A cura di Orietta Liberati

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