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A proposito di apartheid

In giornate in cui facciamo veramente fatica a trovare le parole ci troviamo a rileggere la lettera scritta da Nelson Mandela nel 2009 a Thomas Friedman (articolista del NYT)  e la vogliamo ricondividere qui.

“Caro Thomas (Friedman, articolista del NYT),
so che entrambi desideriamo la pace in Medioriente, ma prima che tu continui a parlare di condizioni necessarie da una prospettiva israeliana, devi sapere quello che io penso.
Da dove cominciare?

Che ne dici del 1964?

Lascia che ti citi le mie parole durante il processo contro di me.

Oggi esse sono vere quanto lo erano allora:

Ho combattuto contro la dominazione dei bianchi ed ho combattuto contro la dominazione dei neri. Ho vissuto con l’ideale di una società libera e democratica in cui tutte le sue componenti vivessero in armonia e con uguali opportunità. E’ un ideale che spero di realizzare. Ma, se ce ne fosse bisogno, e’ un ideale per cui sono disposto a morire”.
Oggi il mondo, quello bianco e quello nero, riconosce che l’apartheid non ha futuro.

In Sud Africa esso e’ finito grazie all’azione delle nostre masse, determinate a costruire pace e sicurezza.

Una tale determinazione non poteva non portare alla stabilizzazione della democrazia.
Probabilmente tu ritieni sia strano parlare di apartheid in relazione alla situazione in Palestina o, più specificamente, ai rapporti tra palestinesi ed israeliani.

Questo accade perché tu, erroneamente, ritieni che il problema palestinese sia iniziato nel 1967.

Sembra che tu sia stupito del fatto che bisogna ancora risolvere i problemi del 1948, la componente più importante dei quali e’ il Diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

Il conflitto israelo-palestinese non e’ una questione di occupazione militare e Israele non e’ un Paese che si sia stabilito “normalmente” e che, nel 1967, ha occupato un altro Paese.

I palestinesi non lottano per uno “Stato”, ma per la libertà, l’indipendenza e l’uguaglianza, proprio come noi sudafricani.
Qualche anno fa, e specialmente durante il governo laburista, Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l’esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno Stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare.

Israele non pensava ad uno “Stato”, ma alla “separazione”.
Il valore della separazione e’ misurato in termini di abilità, da parte di Israele, di mantenere ebraico lo Stato ebraico, senza avere una minoranza palestinese che potrebbe divenire maggioranza nel futuro.

Se questo avvenisse, Israele sarebbe costretto a diventare o una democrazia secolare o uno Stato bi-nazionale, o a trasformarsi in uno stato di apartheid non solo de facto, ma anche de jure.
Thomas, se vedi i sondaggi fatti in Israele negli ultimi trent’anni, scoprirai chiaramente che un terzo degli israeliani e’ preda di un volgare razzismo e si dichiara apertamente razzista.

Questo razzismo e’ della natura di: “Odio gli arabi” e “Vorrei che gli arabi morissero”.
Se controlli anche il sistema giudiziario in Israele, vi troverai molte discriminazioni contro i palestinesi.

E se consideri i territori occupati nel 1967, scoprirai che vi si trovano già due differenti sistemi giudiziari che rappresentano due differenti approcci alla vita umana: uno per le vite palestinesi, l’altro per quelle ebraiche.

Ed inoltre, vi sono due diversi approcci alla proprietà ed alla terra. La proprietà palestinese non è riconosciuta come proprietà privata perché può essere confiscata.
Per quanto riguarda l’occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi e’ un fattore aggiuntivo.

Le cosiddette “aree autonome palestinesi” sono bantustans.

Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano.

Lo stato palestinese non può essere il sottoprodotto dello stato ebraico solo perchè Israele mantenga la sua purezza ebraica. La discriminazione razziale israeliana e’ la vita quotidiana della maggioranza dei palestinesi.
Dal momento che Israele e’ uno stato ebraico, gli ebrei godono di diritti speciali di cui non godono i non-ebrei. I palestinesi non hanno posto nello stato ebraico.
L’apartheid e’ un crimine contro l’umanità.

Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà.

Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazioni razziali e di disuguaglianza.

Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione civile, in particolare bambini.
La risposta data dal Sud Africa agli abusi dei diritti umani risultante dalla rimozione delle politiche di apartheid, fa luce su come la societa’ israeliana debba modificarsi prima di poter parlare di una pace giusta e durevole in Medio oriente.
Thomas, non sto abbandonando la diplomazia.

Ma non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori.

Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterrò. Se vuoi l’apartheid formale, non ti sosterrò.

Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te.
Quando deciderai cosa fare, chiamami.”


Un po’ più umani,un po’ più liberi

Abbiamo imparato tante cose in questo lungo anno.

Abbiamo imparato tante cose sulla Palestina.

Abbiamo imparato che la Palestina è uno stato non riconosciuto dalle autorità internazionali ma che in realtà esiste.

Esiste e resiste all’occupazione dei coloni Israeliani che continuano a costruire e ad espandersi senza rispettare le normative internazionali.

Abbiamo imparato che il governo Israeliano costruisce un muro per dividere i territori e per rinchiudere le persone.

I Palestinesi per poter uscire dai muri devono avere dei permessi speciali.E anche quando li hanno, spesso ai check point, i militari trovano scusanti per non farli passare.

I Palestinesi vivono in povertà e impedire loro di uscire dai muri equivale a non dargli la possibilità di provvedere al sostentamento delle loro famiglie.

Ad oggi il muro è lungo all’incirca 700 km.

Recentemente si è deciso di costruirlo con dei mattoncini, come a dare una giustificazione estetica.

Ma muro è e muro rimane.

E chi ci passa accanto non può far finta di non vedere.

Abbiamo imparato altre cose nel corso di quest’anno.

Abbiamo imparato che tra gli arrestati di quest’anno dalle autorità Israeliane 53 sono bambini.

Il più giovane ha 6 anni,si chiama Ali Dirbas.

Abbiamo imparato che le armi usate dai militari Israeliani sono armi bandite dal codice internazionale.

Abbiamo imparato che nell’assedio a Gaza del 2009 sono state utilizzate armi al fosforo bianco.

Abbiamo potuto vedere le immagini di bambini feriti da queste armi e non siamo più riuscite a togliercele dalla mente.

Abbiamo imparato che l’acqua che dovrebbe essere diritto di tutti, per il governo israeliano rappresenta un’ arma per portare allo stremo la popolazione palestinese.

Infatti in Palestina la rete idrica è totalmente insufficiente e, in aggiunta,  spesso i villaggi rimangono per interi giorni senza acqua.

Israele ha il controllo totale della rete idrica e fornisce acqua in quantità limitata ai villaggi palestinesi facendola pagare molto di più rispetto alla cifra che viene pagata da un israeliano.

Abbiamo imparato tante altre cose, che portiamo dentro di noi e che per quanto ci è possibile cerchiamo di diffondere.

Tutto questo l’abbiamo imparato grazie a Vittorio Arrigoni, che abbiamo iniziato a  conoscere solo dopo quel tragico 15 aprile.

L’abbiamo conosciuto attraverso le sue opere, le sue testimonianze.

L’ abbiamo compreso attraverso le testimonianze delle persone che hanno percorso un pezzo di strada con lui e che con generosità hanno voluto condividere e portare avanti il suo messaggio.

Abbiamo imparato tante cose, le abbiamo imparate grazie a Vittorio, alla sua famiglia,a chi l’ha conosciuto.

E da tutti loro abbiamo imparato una cosa fondamentale, a essere un po’ più umani e un po’ più liberi.

Il 15 aprile saremo a Bulciago e ci stringeremo a tutti coloro che sono diventati la voce di Vittorio.

Con il cuore e il pensiero saremo anche a Milano, Roma, Torino, in tutti quei posti dove le persone ricorderanno questo ragazzo straordinario, che ha risvegliato le nostre coscienze e che sicuramente confida ancora in ognuno di noi.

Confido in voi,
che confidate in me,
non per i morti
ma per i feriti a morte di questa orrenda strage.

Un abbraccio grande come il Mediterraneo che separandoci, ci unisce.

Restiamo umani.

vostro mai domo

Vik


Solo per un istante

……. solo per un istante proviamo a portare il ricordo all’attimo in cui abbiamo saputo di attendere un figlio!
Una vita nuova che per nove mesi batte sincrona con la nostra!

Ogni nostro respiro è il respiro di quel batuffolo che giorno dopo giorno cresce con i nostri sogni e i nostri progetti futuri!
Il piccolo essere non sbircia ancora nel mondo ed è già un’estensione del nostro essere, di quello che siamo o ancor di più di quello che saremmo volute essere!
Nascondiamo tutto dietro la parola “amore” ma solo dopo ci rendiamo conto di essere state egoiste!

A fin di bene certamente, ma egoiste!
Il piccolo essere diventa grande e tu passi anni ad insegnargli cosa sia giusto o sbagliato, diventi la madre spacciatrice di saggezza e consigli, che vuole un figlio felice!
Poi un giorno ti capita tra le mani un libro di Gibran e l’occhio cade su una poesia che recita:

“I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé.
Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,
E benché stiano con voi non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,
Perché essi hanno i propri pensieri.
Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,
Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.
Potete sforzarvi d’essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.
Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.
Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere;
Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l’arco che sta saldo”.

Pensi come sia possibile che quel figlio non ti appartenga!
Eppure c’è una donna che secondo me è andata ancora oltre il normale amore che si nutre per un figlio!
Una donna che ha così amato tanto da lasciare che i suoi figli si rendessero padroni delle loro vite, mettendole a disposizione degli altri anche se in luoghi e situazioni diverse ma sempre condividendo un senso di rispetto e di giustizia per il prossimo che, quasi un anno fa, le portava via un figlio.
Da un anno questa donna è l’estensione del figlio e continua ad agire in nome e per suo conto.
Ci ha reso partecipi del suo rapporto con il figlio e di quanto fino a quel momento non si conosceva o si conosceva in parte!

Una voce ferma e pacata che ha avuto forza più un grido di dolore!
Una forza che ha volte ha lasciato sbigottiti!
Una costanza che arriverà prima o poi a far luce sul buio che altri cercano di mantenere!
Un amore che è andato oltre la morte e che se l’ha privata della gioia di un sorriso e di uno sguardo di complicità, le ha dato ricordi stupendi che le accarezzano in ogni istante il cuore!

Grazie per quanto ci ha insegnato Signora Egidia!


Grazie

C’è una lacrima che  mi accompagna quando il cuore mi esplode nel sentimento che mi provoca la storia di Vik.

E’ da quel 15 aprile dello scorso anno che non riesco a spiegarmi come,  questo ragazzo abbia potuto infrangere il controllo dell’emozione che si scatena in me quando mi avvicino alla sua vita.

E stamattina è successo di nuovo.

Io non sono nessuno, non conosco nessuno, ho una vita normale, sono una donna qualunque, una  mamma qualunque,  ma quel 15 aprile ho deciso di essere un mezzo.

Ho assunto il ruolo di condivisione.

Leggo, cerco, trovo notizie e condivido.

Posso fare solo quello.

Non so fare altro, non posso fare altro.

Mi accontento del mio piccolo incarico che mi sono impartita.

Ma non nascondo di aver provato, nei giorni scorsi, la  sensazione di inutilità e di impotenza di fronte alle immagini ed alle notizie dei nuovi attacchi di Israele al popolo palestinese.

Non mi interessa la ragione, non mi interessa la versione dei fatti, non mi interessa la precisione bellica.

Mi interessa la violenza.

So solo che più  cerchi notizie, più ne sai.

Più ne sai, più ci stai male. Più ci stai male, più credi di essere impotente, e invece quando capisci che sei un mezzo di informazione e che ti temono più di quanto immagini, allora trovi la forza di continuare.

E stamani quella forza ha avuto un supporto morale inaspettato.

La signora Egidia, mamma di Vittorio, ha scritto queste parole, intense,  che riempiono il momento di sconforto e spengono la paura di arrendersi.

Grazie signora Egidia, grazie di cuore.

Io sono una di quei migliaia e la ringrazio per le sue parole.

Dalla bacheca di Egidia Beretta, madre di Vittorio

” RICORDANDO VIK

Arriverà presto quel 15 di Aprile, troppo presto e sarà già un anno da quando non ci sei più.

Spenta la voce, spento il sorriso, spenta quell’amarezza intrisa di ironia con la quale sapevi scrivere anche i pezzi più duri, spenti i gesti delle tue forti braccia che parevano invincibili quando ti facevi scudo umano e ci indicavi il cammino.

Ma noi ci siamo e ci saremo, sempre.

Siamo migliaia, dalla tua amata Palestina al mondo.

Testimoni che hanno raccolto la tua Utopia e la stanno diffondendo, proprio come volevi, senza confini, senza barriere, senza bandiere.”

Grazie.

Pipolev Depauer


Pensa agli altri

A 3 anni esatti dall’ operazione Piombo Fuso vogliamo ricordare quel massacro con questo disegno di un bambino Palestinese e questa poesia:

                     

                    Pensa agli altri

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.

Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.

Mahmoud Darwish


Esistere è resistere

Esistere è Resistere
Resistere è Esistere

E’ da sabato che mi girano nella mente queste parole,come un mantra.
Parole pronunciate a Bulciago alla giornata Onu per i diritti del Popolo Palestinese.
Esistere.
Una parola cosi semplice nel suo significato ma che quando si parla di Palestina assume la sembianza di un muro.
Un muro creato fisicamente dall’esercito israeliano e moralmente dall’Occidente che rifugge dal conoscere e dal sapere.
Io mi reputo parte di quell’ Occidente, di sicuro ne ho fatto parte fino a pochi mesi fa.
Di Palestina ho inziato a sentir parlare dopo la vicenda di Vittorio Arrigoni.
Quel giorno ho aperto una porta che non sono più riuscita a richiudere.
Ho sempre avuto paura di avvicinarmi al conflitto israelo palestinese.
Mi sembrava tutto così complicato,tutto fuori dalla mia portata.
Tra l’altro le informazioni che recepivo dai canali tradizionali non mi aiutavano di certo ad avere meno paura.

Fino a quando ho preso in mano il libro di Vittorio, Restiamo Umani.
L’ho aperto e l’ho chiuso dopo 4 ore, non riuscivo a staccarmene.
Ho tirato l’alba per riuscire a leggerlo, sapevo che non potevo aspettare l’ indomani per terminarlo.
Era come se mi fossi privata per tanti anni della conoscenza e volessi tutto ad un tratto rimediare.
E in fondo la testimonianza di Vik mi ha aiutato a farlo.
Dopo la lettura del libro ho iniziato ad informarmi in maniera diversa.Ricerche in rete,gruppi e pagine web che mi dessero qualche notizia in più su cosa accadeva in quelle terre.
Ho partecipato a diverse serate.
Le ultime 3 organizzate da Cassago Democratica con l’associazione La voce di No Mas.

E sabato alla giornata Onu per i diritti del Popolo Palestinese organizzata da Pax Christi.

Una giornata dove l’informazione e l’emozione hanno camminato fianco a fianco.
Attraverso la testimonianza di Luisa Morgantini, che ha accompagnato la Carovana dell’acqua in Palestina, ho scoperto che il popolo Palestinese deve subire, oltre all’embargo delle terre, anche quello di un diritto fondamentale come quello dell’acqua.
A Gaza le falde acquifere sono inquinate.Vi sono solo 3 reti fognarie che vanno a finire nel mare.
Il 90% dell’acqua che si beve a Gaza è inquinata.

Cinzia Thomareizis  ci parla di acqua come elemento politico strategico.
Ma in realtà l’acqua dovrebbe essere un diritto umano. E per arrivare alla pace, ci dice, non si potrà prescindere dalla condivisione equa delle risorse idriche.
L’accordo di Oslo non è stato rispettato e ad oggi solo il 18% delle risorse d’acqua è a disposizione della Palestina, tutto il resto viene utilizzato da Israele.
La confisca delle risorse idriche si è avuta negli anni sessanta. Ad oggi è proibito scavare pozzi senza il consenso delle autorità israeliane. Il 90% delle richieste non viene accolto.
L’acqua in Palestina bisogna acquistarla ma nemmeno l’acquisto è libero.
La Mecorot (Compagnia di gestione israeliana) stabilisce delle quote.Vi è un’erogazione di fornitura a profitto quasi esclusivo delle colonie israeliane.
I Palestinesi tra l’altro pagano 4 volte in più l’acqua rispetto a un colono.
L’acqua, sottolinea Cinzia, è usata come arma contro il popolo palestinese.
Durante questo intervento viene proiettato un video dove si vede un villaggio palestinese in cui l’acqua arriva solo 12 ore alla settimana. Dall’altra parte, proprio di fronte, piscine e acqua ovunque.
Da un lato la terra arsa, dall’altra giardini fioriti.
Una giovane donna, che resiste all’occupazione insieme alla propria famiglia, dice :
Vivere senza acqua è difficile ma è ancora più difficile vivere con l’ acqua, che è tua, a 2 metri senza poterla utilizzare.

Stephany Westbrook, attivista BDS ci fa conoscere le campagne di boicotaggio.
Ci parla della campagna contro Ahava che preleva i sali del Mar Morto; della campagna contro Veolia azienda francese coinvolta fino al collo nell’occupazione.
Ci parla di star dello spettacolo che si sono rifiutate di esibirsi in Israele a causa dell’ apartheid perpetrato nei confronti del popolo palestinese. Tra i nomi Carlos Santana,Meg Ryan,Elvis Costello,Vanessa Paradis.
Ci dice che il 16 novembre vi è stata la giornata Europea contro gli esportatori israeliani di prodotti agricoli.
Iniziativa denominata FUORI L’ APARTHEID DAL MENU’.
Prendo nota di questi link:
stopagrexcoitalia.org
stopthattrain.it
Sono due delle numerose campagne sostenute da BDS.

E si parla anche di Freedom Flotilla.
Maria Elena Delia (coordinamento italiano Freedom Flotilla) ci spiega cosa è successo a giugno.
Il governo greco dopo aver subito pressioni enormi (da Francia, Italia, Usa , Turchia e Israele) ha dichiarato la Freedom Flotilla un caso di sicurezza nazionale.
Sono state arrestate delle persone. Tra queste il capitano, cittadino american lasciato in carcere senza ricevere una sola visita dalla sua ambasciata.
Israele fa quello che vuole perchè il Resto del Mondo glielo fa fare.
La Freedom Flotilla esiste ancora. Le barche sono in Grecia.
Si sta pensando di utilizzare queste barche per toccare tutte le coste europee e svolgere seminari. Questo per cercare di ottenere più sostegno.

Maria Elena ci parla anche di Vittorio
Ci dice che era il figlio coccolato di Gaza. Non c’era un bambino o pescatore che non l’abbia conosciuto.
Il nome Oliva per la barca che accompagna i pescatori in mare l’ha scelto Vittorio. Questa barca c’ è ancora e svolge ancora la sua funzione.
L’organizzazione fu data da Vittorio in decine di riunioni.
Ci dice anche che la condizione delle persone a Gaza è la peggiore dal 1948.
Vi è una totale indifferenza da parte di Israele nel rispettare gli obblighi internazionali. E questo avviene con l’ombrello di protezione americano.

Poi è il turno di Giuditta Brandini dell’associazione Gazzella Onlus.
Non nascondo che fra tutti, questo è l’intervento che mi ha lacerato maggiormente dentro. Ed è stato la spinta che mi ha fatto raccogliere e decidere di diffondere le informazioni recepite.
Giuditta ha effettuato dei prelievi nella terra dei crateri e ha trovato metalli che possono causare malformazioni ai bambini.
Dagli Israeliani vengono utilizzate bombe al fosforo.
Nelle bombe vi si trova alluminio, un metallo potenzialmente dannoso e fetotossico.
L’uso del fosforo bianco è esplicitamente vietato dalla convenzione di Ginevra.

Sullo schermo scorrono immagini di bambini feriti da armi non convenzionali.
Le conseguenze sono tremende. Vorrei chiudere gli occhi ma non lo faccio. Vedo quei bambini che dovrebbero essere in un cortile a giocare come tutti i bambini, come i miei nipoti. Non posso chiudere gli occhi, da oggi non lo voglio più fare.

Marco Besana di La Voce No Mas ci parla dell’informazione, di come spesso in Occidente non veniamo a conoscenza di quanto accade.

Ci parla del grande lavoro di Vittorio, che è stato un grande attivista per i diritti umani ma anche un reporter di queste terre. Grazie a Vittorio siamo venuti a conoscenza di quanto accadeva in Palestina, si sente la sua mancanza.
Ma ora sta a noi far circolare le informazioni. Voler essere informati e informare.

Poi è il momento di Egidia Beretta.

L’ ho ascoltata diverse volte e ogni volta ho sentito dentro di me una grande emozione.
Da un paio di settimane porto con me queste sue parole pronunciate all’incontro organizzato da Cassago Democratica:
Le parole hanno un peso. Questa cosa la portavo già dentro di me ma Vittorio me lo ha insegnato ancora di più.

Le parole hanno veramente un peso. Quelle di Egidia un peso particolare.
Sempre misurata, discreta e nella sua discrezione si percepisce il Rispetto. Quel Rispetto che ti fa entrare nel problema e che ti sprona a farlo anche tuo.
Che ti sprona a non chiudere le finestre per non sentire le urla di dolore, come ci diceva Vittorio.
A stringerci forte in un abbraccio virtuale mentre sullo schermo appiono le foto di Vittorio con il suo popolo; mentre risuonano le note di Bella Ciao che da aprile 2011 io non riesco più ad ascoltare senza rivolgere un pensiero alla Palestina.

Marta Proserpio


Mio fratello che guardi il mondo

di Sara Balzerano

Mio fratello che guardi il mondo, io il mondo, il mio mondo, provo a spiegartelo. Proverò a dirti che non siamo tutti uguali. Che non tutti abbiamo la camicia verde o nera. Che a molti di noi piace l’arcobaleno e che altri, invece, la camicia, non ce l’hanno proprio. Come te. Mio fratello che guardi il mondo, proverò a dirti che chi vuole mandarti “foera di ball” non rappresenta nessuno. Non parla in nome della gente bella, della gente vera. Lui urla, sempre. E noi, fratello mio, stiamo provando a urlare più forte. Mio fratello che guardi il mondo, cercherò di farti capire che non devi temere quelli che ti vogliono sparare. Prima o poi le pallottole finiscono. E noi siamo molto più numerosi di tutti i caricatori del mondo. Mio fratello che guardi il mondo, tenterò di tranquillizzarti su chi vuole tagliarti i capelli, perché, dicono, portate i pidocchi. Sai, loro non ricordano. Semplicemente. Non ricordano che quando erano piccoli, nella più minuscola scuola di paese, dove tutti conoscevano tutti, i pidocchi già c’erano. E, a differenza loro, non hanno mai fatto discriminazioni. Mio fratello che guardi il mondo, voglio farti sapere che se anche vi cacciano dalle scuole, non vi danno la casa, anche se lasciano capitare che dei bambini muoiano bruciati, nonostante tutto, fratello mio, c’è chi quei bambini se li va a prendere. Li lava, li accudisce. Salva i loro libri e li riporta a studiare. Perché, ce la stanno ammazzando, è vero, ma per noi la scuola è ancora importante. Mio fratello che guardi il mondo, devi capire che per alcuni di noi, le catene non vanno né ai polsi né alle caviglie. Quelle belle sono le catene umane, create in una notte fredda, di mare agitato e di vento forte. Un abbraccio continuo che, da una nave in balia, vi ha portati sulla terra. Ed è questa terra che ti sto raccontando… Mio fratello che guardi il mondo, proverò a spiegarti che chi vi lascia morire nel deserto non lo fa in nostro nome. E non disprezzarci se leggi chi esulta quando, nel vostro viaggio, non avete trovato nessuna catena alla quale aggrapparvi. Quelle sono voci piccole, vuote. Parole che il soffio di umanità porta via. Le nostre, di parole, sono solo due. Noi RESTIAMO UMANI. Io, fratello mio, cercherò di spiegarti tutto questo. Ma tu devi aiutarmi. Devi farmi ricordare di quando noi eravamo al tuo posto. Devi spiegarmi che significa vedere la propria terra martoriata e violentata da chi, poi, non ti vuole nemmeno accogliere nella sua casa. Devi insegnarmi a nuotare e a trovare il coraggio per affrontare il freddo e le onde, pur sapendo che sotto il mare non ci sono strade da seguire. Mi devi aiutare a ritrovare la memoria: spiegami come si fa ad alzare la testa, come si scende in piazza e come si combatte. E poi, fratello mio, devi perdonarci. Mio fratello che guardi il mondo, credimi, anche qui c’è qualcuno che ti guarda. P.S. Chiedo umilmente perdono al maestro Ivano Fossati.


Vic,Restiamo umani

di Egidia Beretta Arrigoni

Fonte:Il manifesto

Bisogna morire per diventare un eroe, per avere la prima pagina dei giornali, per avere le tv fuori di casa, bisogna morire per restare umani? Mi torna alla mente il Vittorio del Natale 2005, imprigionato nel carcere dell’aeroporto Ben Gurion, le cicatrici dei manettoni che gli hanno segato i polsi, i contatti negati con il consolato, il processo farsa. E la Pasqua dello stesso anno quando, alla frontiera giordana subito dopo il ponte di Allenbay, la polizia israeliana lo bloccò per impedirgli di entrare in Israele, lo caricò su un bus e in sette, una era una poliziotta, lo picchiarono «con arte», senza lasciare segni esteriori, da veri professionisti qual sono, scaraventandolo poi a terra e lanciandogli sul viso, come ultimo sfregio, i capelli strappatagli con i loro potenti anfibi.

Vittorio era un indesiderato in Israele. Troppo sovversivo, per aver manifestato con l’amico Gabriele l’anno prima con le donne e gli uomini nel villaggio di Budrus contro il muro della vergogna, insegnando e cantando insieme il nostro più bel canto partigiano: «O bella ciao, ciao…»

Non vidi allora televisioni, nemmeno quando, nell’autunno 2008, un commando assalì il peschereccio al largo di Rafah, in acque palestinesi e Vittorio fu rinchiuso a Ramle e poi rispedito a casa in tuta e ciabatte. Certo, ora non posso che ringraziare la stampa e la tv che ci hanno avvicinato con garbo, che hanno «presidiato» la nostra casa con riguardo, senza eccessi e mi hanno dato l’occasione per parlare di Vittorio e delle sue scelte ideali.

Questo figlio perduto, ma così vivo come forse non lo è stato mai, che come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi. Lo vedo e lo sento già dalle parole degli amici, soprattutto dei giovani, alcuni vicini, altri lontanissimi che attraverso Vittorio hanno conosciuto e capito, tanto più ora, come si può dare un senso ad «Utopia», come la sete di giustizia e di pace, la fratellanza e la solidarietà abbiano ancora cittadinanza e che, come diceva Vittorio, «la Palestina può anche essere fuori dell’uscio di casa». Eravamo lontani con Vittorio, ma più che mai vicini. Come ora, con la sua presenza viva che ingigantisce di ora in ora, come un vento che da Gaza, dal suo amato mar Mediterraneo, soffiando impetuoso ci consegni le sue speranze e il suo amore per i senza voce, per i deboli, per gli oppressi, passandoci il testimone. Restiamo umani


Restiamo Umani

“Io non credo nei confini,nelle bandiere credo che apparteniamo al di là delle longitudini delle latitudini ad una stessa famiglia che è la famiglia umana”    CIAO VITTORIO


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