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Non fatevi rubare la vita !

Nel 1978 ho conosciuto il mio ex marito e dopo 6 mesi ci siamo sposati.Ebbene sì 6 mesi! Avevo trovato il mio amore!
O almeno così credevo e così ho fatto il grande passo!
L’ho fatto, anche per scappare da una storia familiare tremenda e purtroppo ho fatto il salto dalla padella alla brace.
Dopo un primo anno di tranquillità sono rimasta incinta della mia prima figlia, una gravidanza atroce passata praticamente a letto ma per fortuna la mia adorata cucciola ce l’ha fatta.
E’ nata con cesareo ed altre amenità per non farmi mancare nulla.
Poi sono rimasta incinta della seconda che ho perso, anzi mi è morta dentro al sesto mese. Lo stesso giorno che ho avuto la notizia della malattia che avrebbe ucciso mio papà di lì a 5 anni.
Infine è arrivata Elena, anche lei con taglio cesareo.
Lungo tutto il calvario che vi ho appena scritto LUI ha iniziato a maltrattarmi psicologicamente.
Tutti, dico tutti i santissimi giorni, mi sono sentita dire quanto ero scema, quanto non capivo un emerito cazzo, quanto dovevo scendere con i piedi per terra, quanto ero inadeguata a lui, quanto ero infantile e pazza, quanto non sapevo educare le mie figlie, quanto loro erano sceme a causa mia, quanto ero brutta e altre cattiverie di questo tipo.

Nel frattempo si è dilettato con numerose altre donne, giovani e meno giovani.
Mi ha umiliato in tutti i modi possibili ed immaginabili.
Non vi tedio oltre con tutte le schifezze il cui elenco sarebbe interminabile.
Fino al giorno in cui davanti a lui che dormiva sul divano ho pensato che avrei tanto voluto vederlo morto.

Allora ho trovato la forza di andarmene e lasciarlo al suo destino di “dongiovanni, SO TUTTO IO e gli altri non capiscono un cazzo, io sono il depositario di tutto lo scibile umano”

Credevo una volta liberata della sua presenza fisica che tutto sarebbe finito.
Invece no !
Ho scoperto, con grande angoscia, che il suo potere distruttivo non era finito: da quel momento in poi ho dovuto lottare con le unghie e con i denti per ritrovare la mia autostima DEMOLITA giorno dopo giorno da un maschio con un ego ipertrofico che mi ha danneggiato in maniera quasi irreparabile!!

Non ho realizzato presto l’entità del danno subito.
Ingenuamente pensavo che scappare dalla tana del drago mi avrebbe riportato nel mondo! Ma non è stato così !!!!
Lentamente ma inesorabilmente sono scivolata in una depressione che mi ha divorato l’anima, il corpo, il pensiero, la voglia di vivere, il piacere di vivere.
Non mi guardavo più allo specchio, mi sono imbruttita ad un punto tale che passavo le giornate ubriaca fradicia per non pensare.

Fino al fortunato giorno in cui una delle mie figlie mi ha scoperto mentre bevevo sambuca come una spugna.
Ovviamente sono finita dallo psicologo e per mia fortuna ho iniziato un percorso di autocoscienza e di autoriparazione faticoso, tormentoso, duro ed invasivo.

Per tanti anni non sono più riuscita a piangere.
Ora sto meglio ma nel frattempo sono passati 15 anni, non infruttuosi a dire il vero , qualcosa infatti sono riuscita a fare per me.
Mi sono laureata all’accademia di belle arti, ho iniziato la mia amicizia con il popolo palestinese, ho tirato su le mie figlie, sto INIZIANDO a riconoscermi come essere umano, come donna, come femmina ma è stata una storia DURISSIMA .

Quello che vorrei dire alle altre donne.

“Non fatevi schiacciare, non fatevi rubare la vita, non permettete ad altri di entrare nella vostra anima e distruggerla.
Pensate che siete degli esseri umani, pensate che siamo noi che doniamo la vita .

Guardatevi attorno sempre.
C’è sempre qualcosa o qualcuno che sa farvi un sorriso, abbiate il coraggio di chiedere aiuto, non fatevi travolgere dalla solitudine e dalla disperazione.

Sorridete a voi stesse !!!!!!
Siete i fiori della vita che è bella nonostante tutto.

Vi abbraccio tutte forte al mio cuore “

Emma


una donna da sola non può ma tante cambiano il mondo

Con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 25 novembre di ogni anno a venire  Giornata Mondiale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne ed ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a promuovere eventi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo antico problema.

La data e’ stata fissata in ricordo delle tre sorelle Mirabal, deportate, violentate e uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica dominicana  perché ostili al regime dittatoriale. La loro storia è quindi il simbolo di quanto la  violenza contro le donne sia in realtà una violazione dei diritti e della dignità dell’individuo.

Le Nazioni Unite definiscono la violenza contro le donne come un “qualsiasi atto di violenza sessista che produca, o possa provocare, danno fisico, sessuale o psichico alle donne, includendo le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita privata che in quella pubblica”.

La violenza contro donne e ragazze e’ un problema che riveste proporzioni pandemiche e nella fascia di eta’ tra i 15 ed i 44 anni gli atti di violenza causano piu’ morti ed invalidità di tumori incidenti stradali e guerre.

Le forme in cui si manifesta sono molteplici:

omicidio di donne in quanto donne

Negli Stati Uniti, un terzo delle donne assassinate ogni anno viene uccisa dal  partner

In Sud Africa, una donna viene uccisa ogni 6 ore da un partner.

traffico di esseri umani

Le donne e le ragazze costituiscono l’80 per cento delle 800.000 persone commerciate ogni anno, nel 79 per cento per sfruttamento sessuale.

pratiche dannose

Circa 100-140.000.000 ragazze e donne nel mondo hanno subito mutilazioni genitali femminili.

Oltre 60 milioni di bambine nel mondo sono spose bambine:  31,1 nell’Asia meridionale e  nell’Africa sub-sahariana.

violenza sessuale contro donne e ragazze

Nel mondo 1 donna su 5 e’ vittima di stupro o di un suo tentativo

150 milioni di bambine sotto i 18 anni hanno subito una qualche forma di violenza sessuale nel solo 2002.

la percentuale di donne vittima di violenza sessuale da parte del partner varia dal 6 per cento in Giappone al 59 per cento in Etiopia.

stupro come metodo di guerra

La violenza sessuale nei conflitti è una grave oggi atrocità che colpisce milioni di persone e viene spesso impiegata su larga scala da parte gruppi armati per umiliare gli avversari  e terrorizzare e distruggere la società.

250.000 – 500.000 donne e ragazze sono state violentate nel genocidio del 1994 in Ruanda.

Nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, sono stati documentati dal 1996 almeno 200.000 casi di violenza sessuale, che coinvolgevano per lo più donne e ragazze.

molestie sessuali.

Negli Stati Uniti l’83 per cento delle ragazze tra i 12-16 ha subito molestie sessuali nelle scuole pubbliche.

In Europa circa il 45% delle donne è stata vittima di violenza di genere. Il 40-50% delle donne nell’Unione europea segnala una qualche forma di molestia sessuale sul posto di lavoro e si stima che una donna su cinque sia vittima di violenza domestica. 

In Italia 1 donna ogni 3 giorni e’ vittima di feminicidio (127 donne in un anno). Il 30% di 20.000 donne  ha ammesso di aver subito almeno una volta violenza da parte del partner, ma solo il 4% si è rivolta ad un centro antiviolenza o ai servizi sociali.

Vige la regola del silenzio, non viene denunciata la maggior parte di violenze da parte del partner (93%) ed il 96% delle violenze da parte di altri.  Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non viene denunciata (91,6%).

Dall’approvazione nel 2009 della legge anti-stalking in Italia si sono registrate circa 600 denunce mensili per questo reato e 100 arresti al mese. 

 La violenza sulle donne presenta mille aspetti in rapporto all’ambiente in cui si compie il crimine, ognuno con i propri fattori favorenti e le possibili soluzioni da adottare, ma tutti trovano terreno favorevole nel silenzio. Se non se ne parla ci sarà  sempre terreno favorevole per l’autore della violenza, che sarà destinata ad essere impunita e magari a perpetrarsi.

Una sorta di crimine perfetto!

Chi paga invece sono le vittime, che per paura o vergogna diventano, col loro silenzio,   ostaggio di violenti.

In 20 anni si è molto diffusa la consapevolezza del problema, ma ancora in forma minima. Ogni anno le campagne mondiali contro la violenza di genere portano a dei risultati concreti, ma molto si deve ancora fare perché  in ogni angolo del pianeta si diffonda la cultura dell’uguaglianza e della parità di diritti delle donne.

La donna vittima della violenza deve denunciare ma deve anche trovare un tessuto sociale pronto ad accoglierla e proteggerla; deve inoltre avere la certezza  che l’autore dello stupro o della violenza venga punito sia dalla comunità che dalle leggi.

Anche quest’anno, in risposta all’appello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite,  numerose associazioni hanno promosso campagne ed eventi di mobilitazione per portare il messaggio contro la violenza sulle donne capillarmente. Sono le donne a mobilitarsi in gran numero perche una donna sola non puo’ cambiare nulla ma tante donne possono cambiare il mondo.

Amnesty International affronta il problema della violenza nei luoghi di conflitto con la campagna Women’s rights are human rights

sfidando il militarismo e sottolineando la correlazione fra i diritti delle donne ed i diritti fondamentali degli individui.

Per  sottolineare questo principio  Women’s Aid lancia la campagna di 16 giorni di mobilitazione dal 25 Novembre al 10 dicembre giornata Internazionale dei Diritti Umani.

Suggestiva la campagna del Nuovo Movimento per ridefinire la mascolinità che propone una piattaforma articolata in 10 punti per contrastare la violenza contro le donne che possono sembrare ovvi e scontati, ma siamo sicuri che vengono osservati nel quotidiano?

  • comunicare col partner
  • educare se stessi  e conoscere l’entità del problema
  • contribuire  con impegno di tempo  alla lotta al problema
  • sostenere le vittime / sopravvissuti per es. accompagnare  la vittima in tribunale o alla stazione di polizia, o anche solo ascoltare.
  • organizzare  un gruppo o un movimento contro la violenza di genere
  • intervenire se spettatori di un abuso. 
  • controllo del linguaggio  quando si parla delle donne evitando epiteti irriverenti
  • parlare / ascoltare le donne. Le donne hanno parlato per anni cercando di diffondere consapevolezza, bisogna parlare con queste per approfondire il problema.
  • parlare con gli uomini delle violenze domestiche
  • dare il buon esempio: si puo’  essere un modello per gli altri uomini e ragazzi aache solo insegnando  ai propri figli ad  essere rispettosi e mai offensivi verso le donne.

Concludono affermando che chiunque può essere un buon padre ed un buon partner alla pari.

La battaglia contro la violenza di genere quindi inizia nelle case, ma casa per casa può arrivare a sconfiggerla nel mondo. Certamente c’è tanto da lavorare, il percorso è ancora lungo ma le donne e gli uomini responsabili riusciranno ogni giorno a guadagnare una piccola tappa verso il traguardo.

 

donneviola

http://www.amnesty.org.uk/content.asp?CategoryID=10220

http://www.womensaid.ie/campaigns/16days/onlineballoonrelease/


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