Archivio dell'autore: DonneViola

Vittorio vive

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Io sono un bambino. Sono nato a Besana. Ho una sorella. I miei capelli sono di color castano-biondo, gli occhi marrone. Corro veloce. Io so giocare con diversi tipi di carte. Ho delle fotografie di quando avevo pochi mesi.
Ho già cambiato nove denti. Io non ho zanne perchè non sono un lupo.

Vittorio, 7 anni, seconda elementare (da Il viaggio di Vittorio)


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Per i lutti che abbiamo vissuto, prima ancora che italiani, spagnoli, inglesi, australiani in questo momento siamo tutti palestinesi. Se solo per un minuto al giorno lo fossimo tutti, come molti siamo stati ebrei durante l’olocausto, credo che tutto questo massacro ci verrebbe risparmiato.

 

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All’interno di una casa che ho visitato con i paramedici palestinesi, sul pavimento ho notato dei disegni in pastello, chiaramente una mano infantile li aveva abbandonati evacuando in fretta e furia. Ne ho raccolto uno: carri armati, elicotteri e omini stilizzati fatti a pezzi. In mezzo al foglio il bambino ritratto con una pietra riusciva a raggiungere l’altezza del sole e danneggiare una delle macchine volanti con impressa la stella di David. Si dice che il significato del sole in un disegno infantile è il desiderio di essere, di apparire. Quel sole che ho visto piangeva in pastello rosso, lacrime di sangue.
 

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Moltissime le donne incinta terrorizzate che in queste ore stanno dando alla luce figli prematuri. Ne ho accompagnate personalmente tre a partorire. Una di queste, Samira, al settimo mese, ha dato alla luce un splendido, minuscolo bambino di nome Amhed. Correndo con lei in ambulanza verso l’ospedale di Auda e lasciandoci negli specchietti retrovisori lo scenario di morte e distruzione dove poco prima stavamo raccogliendo cadaveri, ho pensato per un attimo che questa vita in arrivo potesse essere d’augurio per un futuro di pace e speranza. L’illusione è svanita con il primo razzo piombato a fianco della nostra ambulanza di ritorno dall’Auda verso il centro di Jabalia.
Questi madri-coraggio mettono al mondo creature che assorbono come prima luce nei loro occhi nient’altro oltre il verde militare dei tank e delle jeep e i lampi intermittenti delle esplosioni.
Questi bambini che adulti saranno?
 
RESTIAMO UMANI

 

 

Vittorio vive attraverso le sue parole, attraverso il suo buon esempio.
Vittorio vive attraverso la voce di sua madre, attraverso i ricordi di chi l’ha amato, attraverso gli occhi di chi ha percorso un pezzo di strada insieme a lui.
Vittorio vive anche attraverso di noi, ogni volta che non ci giriamo dall’altra parte quando vengono calpestati i diritti umani, ogni volta che ci siamo quando la nostra famiglia umana ha bisogno di noi.
Ogni volta che restiamo attivamente umani, come diceva proprio ieri Luisa Morgantini, Vittorio vive.

 


Riflessioni di una precaria di mezza età

Di Claudia Pepe

Oggi è uno di quei giorni che vorresti rimanere nel lettone e coprirti il viso con le lenzuola. Sperando che la mente non cominci a vagare, sperando di non vederti dall’alto, sperando che il tempo scorra e ritorni un altro mattino, più felice, più sereno, più tuo.
Guardi fuori dalla finestra ed è ancora notte, sembra sempre la stessa notte che attraversa la tua vita, una vita costruita giorno dopo giorno, senza mai pensare al domani, al futuro. Tanto sai che il tuo futuro sarà uguale al tuo passato.

Sei precaria da troppi anni per sperare, per illuderti, per non conoscere quello che hai già vissuto. E nonostante ciò, non hai mai passato un giorno rinnegando la scelta di una vita, una vita nella Scuola, non hai mai respinto le battaglie da affrontare, mai respirato lentamente.

Hai attraversando la precarietà con la passione che ha una mamma con i figli, con la speranza di vederli crescere, di sentirli ridere, di raccontar loro che sei stata giovane. Non è successo e a parte le rughe, l’amarezza che domina il viso, e la piega beffarda che ha violato il sorriso, sei quella ragazza ormai donna che vive di momenti, di attimi , di sussurri.
Senti bene quel destino che ti solca le guance, quello di non appartenerti perché non puoi tenerti stretta, perché le uniche tracce che lasci non si vedono, se non nella gioia delle emozioni.

Talvolta quando lo scopri, ti scendono le lacrime, ma non sono lacrime di gioia intrise a rabbia. Sono solo lacrime che raccogli nelle tue mani, mani che conoscono poche carezze e tanto freddo.
Senti la rabbia che ti fa aver paura di credere nei rimpianti, ma non è così.

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Di più non saresti riuscita a fare, neanche risalendo la corrente a colpi di onde trasparenti in faccia, a colpi di gioventù tradita dalla realtà del tempo. Di un tempo che non fu mai tuo e ti nascose non l’inizio, ma il viaggio e la fine. Ma il tempo che ti spezza la schiena, lo stai trascorrendo tra una spallata e una promessa, un viaggio desiderato e una sdraio sulla terrazza davanti alla cucina.
Sono finite le estati delle partenze e delle scoperte di case nuove da pulire, di asciugamani da stendere al sole, di pelle da accarezzare. Ora hai una terrazza di una casa che anche quella non ti appartiene, e chissà per quanto non riuscirai ad amare, a mettere vasi di fiori, a progettare, a dipingere come la casetta che disegnavi per la maestra in prima elementare con il pensierino vicino: ”La mia casetta è bella come il sole!”
Quante volte avresti voluto portarti via dopo il suono dell’ultima campanella quella cattedra malconcia, vecchia, che dondola ma racconta, che è sporca, ma sporca di colore e calore.

E sei tornata a casa come non fosse successo nulla, anche se avevi il cuore affondato un’altra volta, come tante altre volte sei riuscita ad entrare in casa fingendo di essere felice. Ma subito dopo ti sei messa a stirare, perché il tempo doveva passare, perché la sorte va avanti senza che tu faccia nulla per spingerla in avanti, nulla per fermarla. Rimani ad osservarla da distante, come non ti appartenesse neanche quella, chiudendo i ricordi in quei cassetti dove non guarda nessuno e quando sei sola, e di nascosto, vai a pettinarli, a metterli in ordine.

La precarietà di una donna sono come le risposte che attendi da anni, e alla fine capisci che il silenzio é l’unica risposta ad un’attesa che ti rimanda a tessere e disfare la stessa storia prima che arrivi l’alba.

Per essere precari bisogna avere la schiena diritta, il dubbio che diventa coraggio e quel furore di lasciare in quelle pagine bianche della tua vita il tuo odore, quel profumo di passi che iniziano la mattina quando ancora è notte e finiscono quando la notte è già in te.

Tutto gira contro di te, ti svendono senza provare nessun dolore, come un burattino a cui hanno buttato via i fili, facendoti cadere senza voltarsi a vedere se eri vera oppure un pupazzo a cui avevano dato un numero.

Eppure puoi essere un’ ex di quasi tutti i lavori ma non puoi mai smettere di essere insegnante. Mai, anche quando non te lo chiedono più, quando la vita nei suoi tracciati ti porta a sbalzi e cadute, a perdere la via e ritrovarla nella buca delle lettere. Ma ecco la sveglia che chiudi prima che suoni, la tua ansia di andare, di scrivere un’altra lettera della tua vita, parole che non si cancellano, in una vita con la Scuola e con i suoi occhi belli come il sole.

Ti incammini nel freddo con le mani che cercano il calore, e la trovano nella tua voce che silenziosa canticchia un motivo accompagnandoti negli sguardi dei passanti. E pensi che la vita anche se non è firmata, non è timbrata, non è sistemata è quella che tu vivi. Quella vita che ti restituisce senza farsi vedere e magari trattenendo il respiro, tutto quello che avevi riposto in quella casetta disegnata alla tua maestra in prima elementare. Bella come il sole.


#nopatteggiamentoParioli

 

adolescenza

Ma questo secondo voi è un paese civile?

ROMA – Richiesta di patteggiamento per uscire dall’inchiesta prima possibile. E così ottenere uno «sconto» ed evitare la pubblicità del processo. I clienti di Azzurra e Aurora, le due ragazzine romane di 14 e 15 anni che si prostituivano in un appartamento dei Parioli, cercano un accordo con i pubblici ministeri. E in alcuni casi l’hanno già trovato: cinque mesi e dieci giorni, in alternativa 40 mila euro di pena pecuniaria sostitutiva oppure la libertà controllata. È la strada segnata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal sostituto Cristiana Macchiusi per chi è incensurato. Ma non potrà valere per tutti, perché la linea della Procura sembra voler escludere anche chi frequentava abitualmente quella casa.

http://www.corriere.it/cronache/14_aprile_01/i-clienti-studentesse-parioli-liberi-versando-quarantamila-euro-cf482fea-b95c-11e3-92e9-a78914a8c77a.shtml

 

Sono passati mesi in cui a queste ragazzine è stato fatto un processo mediatico, mesi in cui dei clienti non si parlava affatto.

Come se le colpe fossero tutte delle adolescenti e delle loro famiglie.

Ed ora vi è la possibilità che un cliente che ha pagato una prestazione sessuale con una ragazzina se ne esca pulito,  versando 40.000 euro.

Noi non siamo arrabbiate, molto di più.

Ringraziamo Sandra Zampa, deputata e vice presidente della commissione Bicamerale Infanzia e adolescenza che ha commentato così la richiesta di patteggiamento:

“II reato di sfruttamento della prostituzione minorile è un reato ignobile per il quale è sconcertante la possibilità di ricorrere a sconti di pena”

 

Chiediamo alle deputate di unire la loro voce a quella di Sandra Zampa.

Noi su twitter abbiamo lanciato #nopatteggiamentoParioli

Chiediamo il vostro aiuto per diffonderlo il più possibile, #facciamorete.


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