La guerra in Siria vista dal salotto di casa mia

Sabrina Ancarola ha pubblicato nel suo blog alcune considerazioni sulla guerra in Libia che sentiamo di condividere e ripubblichiamo.

Cosa vuol dire vivere nella guerra, vedere morire la propria gente, vedere le proprie terre distrutte e devastate non sono problemi che colpiscono la maggior parte delle persone.

Ci hanno vaccinato a queste notizie ed anche noi non vogliamo invecchiare sentendo nei tg di guerre in Medioriente o in Africa, terre ricche di risorse destinate allo sfruttamento da parte di interessi neocolonialisti.

Che cosa dovrebbero fare oggi i movimenti pacifisti? come puo’ la gente normale impedire queste distruzioni?

Assicuriamo che sentire i caccia la notte soprattutto volare sopra i nostri tetti è angosciante, sapendo che questa gente non va a fare cose belle nè missioni di pace.

Nel nostro piccolo stiamo cercando di contrastare la forte militarizzazione dei nostri territori, chiedendo i conti della devastazione che questa comporta nonostante ben sappiamo che l’impresa è ardua e che si scontra con fortissimi poteri.

Qui si trova quanto scrive Sabrina Ancarola

http://sabrinaancarola.blogspot.it/2012/10/la-guerra-in-siria-vista-dal-salotto-di.html?spref=fb

Ricordo molti anni fa uno spettacolo in cui Roberto Benigni scherzava sui conflitti nel Medio Oriente, raccontava che fin da piccolo tutti i giorni il telegiornale diceva:“Guerra in Medio Oriente!” e lui si domandava: “Icche c’è?!” come fosse impossibile che questa guerra non finisse mai.

Benigni compirà 60 anni nei prossimi giorni e anche io, che ne ho qualcuno in meno, sono cresciuta sentendo i tg riportare le notizie dei conflitti in quella zona del mondo e mi ci sono abituata.

Sono cresciuta indifferente alle morti, ai bombardamenti, all’arroganza dei poteri, agli interessi del capitalismo, al fanatismo religioso, alla prevaricazione d’Israele, alla condizione del popolo Palestinese.

Nei tg c’è sempre stato l’angolo dello sport, del meteo, della salute e la guerra in Medio Oriente l’ho sempre percepita come una delle tante rubriche, difficile farci caso.

Più avanti, proseguendo gli studi come tutti i bambini, scoprii che quella zona fu la culla della civiltà umana, ma il Tigri e l’Eufrate per me erano appunto fatti ancora più lontani delle gesta del Pelide Achille.

In seguito, dopo gli studi, ho vissuto l’avvento della rete, il moltiplicarsi dei canali d’informazione televisivi e giornalistici, ma attraverso i media tradizionali la mia percezione su quella parte del mondo era rimasta la stessa che avevo da bambina.

Grazie ad internet, alle fonti d’informazione alternative, molte persone sono venute più facilmente a conoscenza degli interessi dell’occidente (Stati Uniti ed Europa) e della Russia verso le materie prime che abbondano in quella parte del mondo.
Fatti come la morte di Rachel Corrie (2003), uccisa da un bulldozer israeliano a Rafah mentre protestata contro l’esercito che voleva distruggere le abitazioni dei palestinesi, fecero in breve tempo il giro del mondo.
Nel Febbraio 2011 abbiamo assistito, anche attraverso ai social network, alla “Primavera Araba” un movimento che ha coinvolto, oltre il Medio Oriente, numerosi paesi nord africani che rivendicavano la mancanza di libertà, la violazione dei diritti umani, la corruzione e le condizioni di povertà estrema in cui vivevano la maggior parte dei cittadini.
In alcune di queste nazioni sono stati destituiti dittatori, in molte di queste nazioni continuano le proteste e la situazione relativa alla mancanza di generi di prima necessità è ad oggi ancora più drammatica.
I social network, forse perché ritenuti sul momento una “novità”, erano riusciti a bucare l’indifferenza che proviamo verso altri paesi, poi ci siamo velocemente abituati alle notizie di guerra e di fame postate con foto su facebook oppure riportare da qualche nostro follower in twitter.
Eppure in Siria il conflitto non si è mai arrestato, per capire quali interessi ci siano verso questo paese basterebbe leggere quello che riporta wikipedia.
Le stime dei deceduti in questo conflitto a partire dal Marzo 2011 fino al 2 Settembre 2012 sono 26283 di cui 18695 civili (fonte ONDUS). Il sito Siria Libano riporta dati impressionanti riguardo alle uccisioni delle donne, dei bambini e il numero dei feriti e dei profughi.
Non mi posso fare un’idea di cosa voglia dire la guerra e non solo perché fortunatamente non l’ho vissuta e non la vivo sulla mia pelle, la guerra non la percepisco dai telegiornali, non la ritrovo sulla prima pagina di una testata online o cartacea, la posso facilmente ignorare, posso continuare a non sviluppare empatia verso le vittime.
Eppure ci sono migliaia e migliaia di morti e la Siria è molto più vicina di New York ferita l’11/09/01 di cui nessuno di noi dimenticherà le immagini.
In Italia, a cominciare da partiti razzisti come la Lega, molti si lamentano dei profughi che cercano di raggiungere le nostre coste come se queste PERSONE venissero qua in gita a far casino e non fuggissero da situazioni di disperazione totale.
A volte sono schifata della mia indifferenza come sono schifata dell’indifferenza e la meschinità di molti.
In questi giorni mi sono ritrovata spesso a parlare delle condizioni di molte zone del mondo e più volte ho assistito a commenti del tipo “si loro, ma noi abbiamo Monti e le banche, non siamo messi tanto meglio.”
Penso che i siriani farebbero volentieri a cambio con noi e credo che fino a che non ci sforziamo di restare umani come diceva Vittorio Arrigoni difficilmente il mondo vivrà periodi di pace.
La visione del pianeta dovrebbe essere percepita globalmente, come si può stare in pace chiusi dentro una fortezza se oltre c’è la distruzione?
Impossibile pensare di essere immuni ad ogni fenomeno che accade nel nostro mondo, sarebbe come pensare che l’aria che respiriamo sia solo la nostra e che la terra ferita non riguardi ogni singolo abitante del pianeta.
Essere davvero pacifisti richiede sforzo e non parlo solo delle persone che volontariamente mettono a repentaglio la propria vita per aiutare altre popolazioni in difficoltà.
Parlo dello sforzo di comprendere le cause che generano guerre e il lavoro che si può fare sviluppando la saggezza per rimuoverle anche nel più piccolo conflitto, parlo di una cultura del rispetto dei diritti umani che dovrebbe essere diffusa e rivendicata in ogni stato, parlo di guardare un po’ più in la del nostro giardino.
Dal salotto di casa mia posso alzarmi ed andare sul pc, fermarmi un attimo a leggere le notizie sulla Siria, riflettere sulla Lettera ai “pacifisti” italiani di Eva Zeidan.
Non ho più voglia d’invecchiare sentendo la guerra in Medio Oriente come una cosa ovvia.
 

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