vedo e prevedo

Una data storica: 12 settembre del 2012.

La corte ha deciso.

I destini europei erano appesi ad un filo, ma adesso possiamo dire che l’europa è salva e, nonostante il diffuso impoverimento dei popoli, nonostante le chiusure di fabbriche ed i tagli del welfare, le banche staranno bene, le agenzie di rating coleranno grasso e lo spread non salirà più di tanto.

 

La Corte costituzionale tedesca dice sì all’Esm («European Stability Mechanism») dando il via libera al fondo salva Stati europeo con l’unica condizione del tetto posto dalle banche tedesche di 190 miliardi e della approvazione da parte del parlamento tedesco di ogni singolo prestito.

 

In Italia niente di ciò è avvenuto; il parlamento ha lasciato mano libera di agire al presidente del consiglio, liberandolo da tutti i lacci che la politica può frapporre al coronamento del disegno dell’europa finanziaria, concedendo al fondo, che prevede un capitale di 726 miliardi, ben 139 miliardi di euro piazzandosi coì al terzo posto degli stati contribuenti al fondo stesso.

I compiti del fondo salva stati comprendono:

  • Fornire prestiti ai paesi della zona euro in difficoltà finanziarie
  • Ricapitalizzare le banche
  • Comprare debito sovrano.

E viene applicato quando:

 

  • uno Stato membro della zona euro presenta richiesta di aiuto;
  • viene avviato un negoziato tra lo Stato richiedente aiuto, la Commissione europea ed il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che prevede l’approvazione unanime da parte dei membri dell’Eurogruppo (ministri delle finanze della zona euro).

 

Il negoziato, usando un termine molto in voga, prevede delle condizionalità molto severe che ne nasconde un altro che ai popoli europei sarebbe sgraditissimo: commissariamento degli stati.

La troika potrà imporre ulteriori tagli alla spesa degli stati ed avrà il diritto di applicare meccanismi ferrei di controllo.

 

Con questo negoziato e la sua condizionalità gli stati avranno quindi più europa, ma non quella parlamentare, legalmente eletta dai cittadini ma quella nominata, quella dei big della finanza europea e se non dovesse essere sufficiente anche quella del fondo monetario internazionale.

 

Chiedere un prestito equivarrà a perdere la sovranità nazionale, vorrà dire applicare le prescrizioni imposte dall’europa finanziaria, privando di significato le elezioni nei singoli stati ed i programmi che i diversi partiti e movimenti di governo.

La strada politica sarà  segnata.

 

Ecco perché qualcuno avverte di un crescente spirito antieuropeo e del pericolo di una perdita della garanzia della prosecuzione delle politiche di rigore instaurate dal governo dei tecnici, in Italia.

Ecco perché stampa e televisioni ormai diffondono 24/24 il pensiero unico sulla necessità di portare avanti l’agenda-monti per salvarsi, delegittimando la politica a favore della politica finanziaria.

Ecco perché è iniziato in pompa magna quel processo di delegittimazione nei confronti di chi vuole ridare un significato alla parola politica, soprattutto se in crescita esponenziale nei sondaggi/versus il gran bene che avvolgerebbe l’Italia se il governo da tecnico diventasse elettivo.

Ecco il perché della frammentazione della politica italiana e della mancanza  di univocità nei programmi essenziali in ciascun partito.

Ecco perché, vedo e prevedo, ci sarà una crisi economica pazzesca pre-elettorale che spingerà il nostro governo a chiedere gli aiuti economici al fondo di stabilità in modo che, a prescindere da chi vincerà le elezioni prossime future, la linea politica sarà comunque condizionata.

 

Ma tutto ciò non ce lo raccontano.

Lo dobbiamo leggere noi, tra le righe dei vari comunicati sempre roboanti di ossequiosi encomi.

Finchè possiamo quindi scambiamoci impressioni e notizie.

Facciamo rete

 

P.S.

Un articolo di Pedro Rodriguez illustra cio’ che succede in Portogallo dopo aver chiesto gli aiuti del fondo salva-stati, nel paese regna la disperazione silenziosa perchè sono passati dalle forbici alla motosega.

L’articolo si puo’ trovare in questo link: http://www.presseurop.eu/it/content/article/2135941-vivere-sotto-la-troika

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