vita artificiale e morte naturale

Da tre giorni in televisione si rincorrono le notizie sulla morte del Cardinale Martini!
Il cardinale, malato da tempo, ha rifiutato, in condizioni di lucidità, l’accanimento terapeutico!

Il portavoce della Santa Sede afferma che la scelta del Cardinale è in perfetta linea con gli insegnamenti della Chiesa e che ulteriori cure, praticate già da circa un decennio, non avrebbero prodotto esiti positivi per il sacerdote malato di Parkinson!

Proviamo a togliere il sostantivo e considerare solo il Sig. Carlo Maria Martini, uomo da tempo malato di Parkinson e per anni sottoposto alle cure del caso senza beneficio.

Cosa direbbe la Santa Sede?

Contro chi si scaglierebbe l’anatema del portavoce del Papa?

Contro l’uomo?

Contro i medici?

Contro i familiari?

Forse contro tutti.

Qualcuno potrebbe obiettare che la malattia da cui era affetto, patologia degenerativa del sistema nervoso, non offrisse chanses per cui in sintesi. meglio morire che vivere demente.
Si suppone che anche i familiari abbiamo approvato la sua scelta e forse, ribadisco forse, nel caso in cui quell’uomo fosse stato già affetto da demenza avrebbero scelto per lui il non accanimento terapeutico.

C’era una giovane donna, non suora, nè badessa, figlia di una normale coppia di genitori che per anni le hanno parlato senza che lei facesse un solo gesto o li ascoltasse per cinque minuti, che per anni non ha rivolto loro uno sguardo o un sorriso, che per anni non ha mangiato seduta a tavola con loro, che per anni non ha rivolto loro neanche mezza sillaba.

Ne suora nè badessa nè figlia ribelle ma solo una figlia in stato vegetativo permanente senza speranza alcuna di recuperare il minimo contatto con la realtà.

Un viso spento e vitreo, un corpo inerme in balia di tubi e macchine, di sonde ed aghi, sospeso nel limbo dei non vivi e dei “praticamente” morti, che non ha avuto possibilità, come Carlo Maria di scegliere come e quando morire.

Lo ha fatto per lei,

chi le aveva dato la vita e nessuno si è posto la domanda di quanto difficile sia a volte per un padre scegliere per il proprio figlio.

Accuse, insulti, la Chiesa in rivolta contro un uomo a cui il santo Tribunale dell’inquisizione, secoli dietro, non avrebbe risparmiato di certo il rogo in quanto non rispettoso della vita di un essere umano.

C’era anche un uomo, attivista politico che si ammalò in un’età in cui i nostri figli corrono dietro ad un pallone su un campo di calcio.
Una vita ad inseguire la vita se vita significa “respirare“.

Poi un giorno la sua vita si ferma e ricomincia quando un piccolo taglio sul collo ed un tubo cuffiato collegato ad una macchina gli consentono di respirare senza che neanche uno dei suoi muscoli si contragga per propria scelta!

La macchina decide quando funzionare, quando andare in allarme e quando mandare tanti segnali sonori latori di mille messaggi..pressione diminuita, pressione aumentata, volume inspiratorio diminuito ed altro.

La vita dell’uomo diventa un insieme di beep elettrici e lui decide che non vuole più stare a quel gioco che aveva ormai assecondato per anni!

Scrive lettere, chiede aiuto per molto tempo ma invano.

Per i depositari della saggezza e per la santa Chiesa lui respira e quindi vive!
Solo un uomo, al di fuori della cerchia di coloro ai quali aveva urlato la sua disperazione, dotato di “pietas” decide di aiutarlo e libera la sua gola dal quel tubicino fastidioso accompagnandolo in un sonno sereno che per anni i beep di quella macchina non avevano assecondato!

Anche qui accuse, insulti.

La Chiesa di nuovo sconvolta, il medico accusato e per poco condannato.

Ora mi chiedo e chiedo dove sia la differenza tra queste tre vite!
Nel tipo di malattia?

Nell’avere gli occhi chiusi o aperti?

Nel parlare o nel tacere?

Dove la saggia Chiesa ha perso di vista il minimo comun denominatore?

Forse quando ha pensato che Carlo Maria essendo cardinale non fosse più uomo?

O quando la ragazza e l’uomo non erano mai stati suora o prete?

Questo non è dato conoscere a noi poveri uomini che della vita facciamo dono prezioso e che viviamo degnamente nel rispetto della stessa; che la consideriamo tale quando ci è data facoltà di agire, interagire e pensare, muoverci liberamente nello spazio e nel tempo che ci è concesso e quando siamo fermamente convinti che la morte altro non è che un processo naturale della vita stessa!

Esiste una vita e una morte naturale.

Nessun testo parla di vita artificiale perchè non esiste morte artificiale, almeno per noi uomini mortali e non sepolcri imbiancati!

Nina

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