giornalismo e mafia: il vero ed il falso

Un delirio con raffica di bugie.

Delirio verbale e di pensiero, c’è da sperare che Mentana si guardi bene dall’invitare altre volte personaggi simili nei dibattiti televisivi.

L’argomento trattato nella trasmissione bersaglio mobile, in onda ieri in seconda serata,  era interessante, soprattutto perché poche volte si  parla di mafia in televisione, se non per frasi fatte e luoghi comuni sul genere: la mafia è una cosa brutta, fa male anche a te, dille di smettere.

Parlare della SUPPOSTA trattativa della mafia con lo stato invece è argomento tabù:

viene negata o quantomeno fatta passare come cosa buona e giusta per evitare ulteriori omicidi e stragi.

Giuliano Ferrara ieri ha fatto teatro col peggio che un giornalista può dare, utilizzando anche l’incalzare verbale furioso ed esagitato, accompagnato a profusa sudorazione e salivazione, proprio di chi si è sottratto improvvisamente ai centri di igiene mentale.

Le rivelazioni del delirio ferrarese  si sono spinte al punto di affermare, riferendosi al pm Ingroia che i magistrati sono “fottuti carrieristi”, che l’indagine è una “puttanata inverosimile” e numerosi altri commenti conditi da simili paroline, al limite dell’imbarazzo e certamente del disgusto.

Dalla bocca di Ferrara abbiamo ancora appreso che Andreotti fu assolto e che parlare di mafia è tempo perso inutilmente perché la mafia non esiste più, è stata sconfitta  17 anni  fa.

Bene a sapersi e bene avere queste informazioni dal direttore di una testata giornalistica.

Anche se i fatti reali sembrano dimostrare il contrario e cioè che la mafia è viva e sta bene, ha solo cambiato l’abito e come dice Saviano  è padrona della crisi o forse, diciamo noi, agisce come il braccio armato della stessa.

Di questo giornalismo del FALSO quindi ne facciamo veramente a meno ed auspichiamo che a parlare di mafia siano, d’ora in poi,  veri giornalisti che di mafie si occupano da tempo.

Perche’ invitare Ferrara?

e’ un insulto a chi di mafia e’ morto o a chi vive sotto il suo tiro minaccioso.

ma la risposta è semplice: di mafia si può parlare come fa Ferrara, perché quando un giornalista fa indagini serie, magari a 20 euro al pezzo e riporta un giornalismo di inchiesta allora sono dolori e problemi.

Come per esempio è capitato recentemente ad Antonio Mazzeo, vittima della lupara bianca, quella che non uccide fisicamente ma nello spirito, quella che usa la querela ed i tribunali per silenziare.

Il reato contestato è un articolo comparso sul giornale i siciliani  (http://www.articolo21.org/wp-content/uploads/2012/08/INCHIESTA-I-SICILIANI.pdf) dove denuncia una infiltrazione mafiosa nel comune di Falcone, col titolo Falcone, colonia di mafia
fra Tindari e Barcellona ed in seguito al quale è stato denunciato dall’AMMINISTRAZIONE  comunale per aver leso il buon nome della stessa.

Mai più si potrà quindi parlare di megadiscariche o di appalti o di assunzioni o di voti di scambio in odore di mafia.

Le amministrazioni si offendono.

Il giornalista deve pagarsi tutte le spese legali mentre quelle dei colpevoli le pagherà l’amministrazione cioè noi tutti insieme.

Si tarpano le aspirazioni delle persone serie, veri eroi del nostro tempo e vanno avanti solo le penne delle mafie.

E’ questo che vogliamo?

Da qui una riflessione ed un invito agli amministratori di tutte le reti televisive:

quando si parla di mafie invitate nei dibattiti chi se ne intende sulla propria pelle, chi le ha studiate e pubblica le inchieste in sordina.

Tutto per una informazione seria, senza teatrini sudati.

Per un giornalismo serio, etico e per un reale informazione.

P.S. Antonio Mazzeo ha un blog che consigliamo di seguire per le preziose informazioni che il suo sacrificio ci offre: http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

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