La cicatrice di Brindisi

Ci sono cicatrici che ti restano dentro.

E alcune sul corpo che restano lì a ricordarti quella terribile mattina.

Lo scoppio, il fragore, il fumo, il fuoco, la pelle che brucia.

 

Ci sono cose che non si possono ricostruire.
Sono quelle che si ancorano all’anima, che trovano un posto libero e ci fanno un nido permanente.
Con quelle devi imparare a convivere, devi elaborarle ed accettare che si sveglino e si addormentino con te.

I segni sulla pelle invece a volte si possono cancellare, si possono “guarire“.
È possibile, grazie alla scienza, trasformare ustioni ben visibili in cicatrici più contenute.
Un paese civile deve dare alle ragazze ferite nell’ attentato di Brindisi questa possibilità.
Un paese civile non può rimanere inerte di fronte alla notizia che l’assicurazione non risarcirà le vittime dell’attentato per quelli che vengono ritenuti danni estetici.

Sono queste le cose per cui non si può rimanere in silenzio aspettando il corso degli eventi.
Quelle ragazze stavano entrando in un luogo sicuro.

In un attimo la loro vita è stata trasformata.

Le ustioni per queste ragazze rappresentano qualcosa di più profondo.
Nessuno di noi potrà mai cancellare quello che si portano dentro.
Ma ognuno di noi deve chiedere a gran voce che le cure per queste ragazze vengano pagate, dalla prima all’ultima.

Se l’assicurazione non lo contempla ci deve pensare lo Stato.

Ognuna di queste ragazze se potesse fermerebbe l’ orologio all’attimo prima dello scoppio.

Non rendiamoci complici nel fermare la loro voglia di guardare avanti.

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