4 agosto 1974: strage dell’Italicus

 

Notte del 4 agosto 1974, ore 1.23

Il treno Italicus supera la galleria più lunga d’Europa, il Brennero lungo la linea ferroviaria Roma – Monaco di Baviera e si avvicina alla stazione di San Benedetto Val di Sambro in provincia di Bologna

All’altezza di San Benedetto una bomba esplode e sventra la vettura numero 5

105 feriti e 12 morti: Nicola Buffi (51 anni), Elena Donatini (58 anni), Herbert Kotriner (35 anni), Nunzio Russo (49 anni), Maria Santina Carraro (47 anni), Tsugufumi Fukada (32 anni), Antidio Madaglia (70 anni), Wìlbelmus Jacobus Hanema (20 anni), Elena Celli (67 anni), Raffaella Garosi (22 anni), Marco Russo (14 anni), Silver Sirotti (25 anni).

Un testimone della strage racconta: «Il vagone dilaniato dall’esplosione sembra friggere, gli spruzzi degli schiumogeni vi rimbalzano su. Su tutta la zona aleggia l’odore dolciastro e nauseabondo della morte»

Due agenti di polizia che hanno assistito alla sciagura testimoniano: «Improvvisamente il tunnel da cui doveva sbucare il treno si è illuminato a giorno, la montagna ha tremato, poi è arrivato un boato assordante. Il convoglio, per forza di inerzia, è arrivato fin davanti a noi. Le fiamme erano altissime e abbaglianti. Nella vettura incendiata c’era gente che si muoveva. Vedevamo le loro sagome e le loro espressioni terrorizzate, ma non potevamo fare niente poiché le lamiere esterne erano incandescenti. Dentro doveva già esserci una temperatura da forno crematorio. ‘Mettetevi in salvo’, abbiamo gridato, senza renderci conto che si trattava di un suggerimento ridicolo data la situazione. Qualcuno si è buttato dal finestrino con gli abiti in fiamme. Sembravano torce. Ritto al centro della vettura un ferroviere, la pelle nera cosparsa di orribili macchie rosse, cercava di spostare qualcosa. Sotto doveva esserci una persona impigliata. ‘Vieni via da lì’, gli abbiamo gridato, ma proprio in quel momento una vampata lo ha investito facendolo cadere accartocciato al suolo

Domenico Guzzo ha spiegato che quella dell’Italicus è la “strage meno ricordata, meno commemorata, meno analizzata e considerata dalla storiografia e dalla memoria nazionale”, ricordando che “il numero di dodici vittime, esiguo rispetto alle previsioni terroristiche, si spiega solo in virtù di un accidente fortunoso: un ritardo di ventisei minuti sposta la detonazione all’uscita della galleria di San Benedetto Val di Sambro. Se fosse scoppiata all’interno del tunnel, i morti sarebbero stati centinaia”.

A quell’ora avrei dovuto esser già a Bologna“, sono le parole del  capomacchinista di quella notte, raccolte nel documentario “La strage dimenticata” di  Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo

Un caso fortuito ha evitato una strage spaventosa. Forse quella bomba sarebbe dovuta esplodere dentro la galleria o forse alla stazione, anticipando di sei anni la strage di Bologna.

Maria Fida Moro,  nel corso di una trasmissione di Tele Serenissima, ha che suo padre, Aldo Moro,  era salito sul treno Italicus, ma prima di partire venne fatto scendere da funzionari dello stato per firmare urgentemente delle carte. Così il treno partì senza di lui.

Un volantino di Ordine nero proclama: «Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti».

Giancarlo Esposti, era indagato per la strage di Piazza Della Loggia e venne ucciso nel maggio del ’74 durante uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine

La storia dell’inchiesta sull’Italicus è una fitta rete di  depistaggi e di omissioni di informazioni essenziali per la ricostruzione della strage fino. Rilevante è stata la testimonianza di  Aurelio Fianchini, extraparlamentare di sinistra, che evadendo dal carcere di Arezzo comunica: «La bomba è stata messa sul treno dal gruppo eversivo di Mario Tuti che ha ricevuto ordini dal Fronte nazionale rivoluzionario e da Ordine nero. Materialmente hanno agito Piero Malentacchi, che ha piazzato l’esplosivo alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, Luciano Franci, che gli ha fatto da palo, e la donna di quest’ultimo, Margherita Luddi»

La procura di Bologna emise quindi nel 1975 un mandato di cattura nei confronti di Mario Tuti; questi aspetta che i tre carabinieri andati per arrestano suonino alla porta e, mentre perquisiscono la sua abitazione, spara uccidendo il brigadiere Leonardo Falco e l’appuntato Giovanni Ceratolo e ferendo l’appuntato Arturo Rocca.

Sfugge così all’arresto ma venne rintracciato dalla polizia francese a Saint-Raphael ed il  28 luglio 1975 fu arrestato per questi omicidi.

Il geometra Mario Tuti, noto fascista di Empoli,  era un  “insospettabile” impiegato comunale, ma in realtà  era forse una sorta di “agente di complemento“, uno dei tanti, che si erano prestati ad alimentare la strategia della tensione, come dice l’ex ministro Taviani.

Agli inizi  del 1972 fondò il Fronte Nazionale Rivoluzionario attivo soprattutto in Toscana,  che si ispirava al fascismo “rivoluzionario” e agli ideali della Repubblica Sociale Italiana.

Condannato all’ergastolo e nel  carcere di Novara uccide Ermanno Buzzi, un altro fascista riconosciuto colpevole per la strage di Brescia (maggio 1974) e ritenuto un delatore.

Condannato per l’attentato ai treni della linea Firenze-Roma e per quello all’Italicus, Tuti  viene assolto in appello per il primo e, per il secondo, la cassazione confermerà l’assoluzione della corte d’assise di appello.

L’attentato all’Italicus avenne in una situazione politica difficile da controllare per via del crescente consenso verso il partito comunista in un paese comunque vincolato alla influenza della Nato.

Destabilizzare,  come momenti di disordine, da addebitare ai «rossi», affinché il Paese reagisca chiedendo che venga ristabilito l’ordine per stabilizzare

Eppure la polizia era informata da tempo che Mario Tuti era un sovversivo e una donna aveva addirittura dichiarato ad un giudice che l’autore della strage era proprio lui. Questa denuncia venne archiviata e la donna mandata in casa di cura psichiatrica. Il giudice che aveva raccolto e insabbiato la dichiarazione si chiamava Mario Marsili ed era il genero di Licio Gelli, il gran venerabile della loggia massonica P2.

I colpevoli della strage non sono stati mai individuati e tutte le inchieste hanno sofferto di depistaggi ed apposizione di segreti di stato come quando i giudici Tamburrino di Padova o Arcai di Brescia hanno chiesto aiuto ai servizi segreti per identificare le responsabilità delle alte sfere.

Durante l’istruttoria si verificano:

-Un tentativo di identificare i responsabili della strage negli ambienti del movimento studentesco di estrema sinistra.

-Una dipendente del SID, Claudia Aiello, pochi giorni prima dell’attentato fa una telefonata in una ricevitoria del lotto di Roma pronunciando frasi quali “le bombe sono pronte“. Il direttore del SISMI ed il Presidente del Consiglio dei Ministri oppongono il segreto di stato sulle operazioni di controspionaggio svolte dalla donna. Venne incriminata ma successivamente assolta anche se venne riconosciuta la reticenza ed il falso nella sua testimonianza per coprire la sua responsabilità.

- Si evidenziano rapporti tra gli extraparlamentari di Arezzo e  la loggìa P2 che tra il 1970 e il 1980, ha sovvenzionato l’estremismo di destra tra questi Ordine Nuovo dì Arezzo, al fine di incidere sulle scelte politiche. La  Corte d’Assise di Venezia del 25 luglio 1987 scrive che “peraltro tali importanti dati storici non sembrano ulteriormente elaborabili ai fini della costruzione di un’indiscutibile prova di colpevolezza circa la strage del treno Italicus” . Il giudice incaricato di vagliare l’istruttoria, Mario Marsili (numero di tessera 506), ha sposato la figlia di Licio Gelli.
- Alessandra De Bellis, figlia di un generale della polizia  e moglie di Cauchi, leader di Ordine nuovo, nel 1975 confessa alla Questura di Cagliari di sapere molte cose sull’attività eversiva del marito e degli altri camerati in ordine alla strage dell’Italicus. I giudici non ritengono attendibili le sue dichiarazioni.
Ad oltre tre decenni non c’e’ un colpevole di quella strage di matrice neofascista con la connivenzea da ricercare dei servizi segreti deviati e della massoneria del “governo ombra” di Licio Gelli.

La commissione Parlamentare sulla Loggia P2, scrive ” si può affermare che gli accertamenti compiuti dai giudici bolognesi così come sono stati base per una sentenza assolutoria per non sufficientemente provate responsabilità personali degli imputati, costituiscono altresì base quanto mai solida, quando vengano integrati con ulteriori elementi in possesso della Commissione, per affermare: che la strage dell’Italicus è ascrivibile ad una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana; che la Loggia P2 svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana; che la Loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell’Italicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale.” 

In una ordinanza del 4 agosto 1994, il giudice istruttore Leonardo Grassi, accusa la trama realizzata da Gelli  e affiliati durante almeno un decennio. Inoltre riportava una lunga serie di imputazioni a carico dell’ex direttore del Sismi di Firenze, Federigo Mannucci Benincasa, condannato anche per depistaggio nelle indagini sulla strage di Bologna, e dei generali del controspionaggio Antonio La Bruna e Gian Adelio Maletti, coinvolti nelle inchieste sul piano di golpe del principe Borghese del ’70. “Tutti costoro hanno orientato, organizzato, tollerato bande paramilitari neofasciste pur avendo l’obbligo di neutralizzarle; hanno ispirato tentativi di golpe, attentati, stragi ”.

In sintesi anche questa strage  non ha  senza colpevoli né mandanti, Mario Tuti gode del regime di semilibertà

L’italia non ha mai saputo condannare i mandanti delle stragi che l’hanno travolta

La strage e’ ascrivibile ad un intrigo tra neofascisti, loggia P” e servizi deviati

Molti documenti relativi a questa strage sono coperti tuttora dal segreto di stato

La loggia p2 svolse un ruolo fondamentale nel finanziamento della estrema destra toscana e quindi acquisisce un peso nella responsabilità non giudiziaria della strage

La commissione parlamentare ha attestato la responsabilità della p2

 

A questo punto c’e’ da chiedersi cosa ci facciano ancora in parlamento molti iscritti alla loggia p2.

Misteri Italiani

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